Peccato capitale
Vezio De Lucia
Per la realizzazione di Roma capitale il governo...
Per la realizzazione di Roma capitale il governo ha appena approvato il primo decreto attuativo, per ora riguardante solo l’assetto istituzionale. Un provvedimento retorico e demagogico che, se andasse avanti, provocherebbe un inverosimile sconquasso istituzionale, di fatto eliminando dalla geografia e dalla storia la regione Lazio e la provincia di Roma così come le conosciamo. Per quanto se ne sa, i poteri da trasferire alla capitale con successivi decreti legislativi dovrebbero riguardare i beni culturali, lo sviluppo economico e il turismo, l’assetto del territorio, le aree protette, l’edilizia pubblica e privata, la mobilità, i rifiuti, l’energia, la protezione civile e altre eventuali materie, tutte sottratte in particolare alla regione e alla provincia. Che sarebbero snaturate. Alla regione resterebbe integralmente la sanità e poco di più.

Si guardi il disegno: che senso avrà, come si potranno formare il piano territoriale di coordinamento o governare i trasporti di una provincia di Roma ridotta a spazio residuale, con un buco in mezzo? La popolazione provinciale – quella virtualmente riferita alle materie elencate sopra – si ridurrebbe da oltre 4 milioni di abitanti a meno di un milione e mezzo. E non tanto diverso sarebbe il declassamento della regione Lazio che, sempre astrattamente riferendoci a quelle stesse competenze, avrebbe una popolazione quasi dimezzata, e nella graduatoria delle regioni per peso demografico, scenderebbe dal terzo posto (dopo Lombardia e Campania) al decimo posto, dopo la Toscana e prima della Calabria. Insomma, un pasticcio incomprensibile che, tra l’altro, collocherebbe Roma e dintorni in una prospettiva molto peggiore di quella prevista per le ordinarie città metropolitane.

Il Sole 24 Ore dei giorni scorsi ha fatto il punto sui ritardi nell’avvio delle 9 città metropolitane previste dalle norme sul federalismo approvate l’anno scorso. Esse sono Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Torino e Venezia e dovrebbero sostituire le vigenti province, ereditando lo stesso territorio, oppure uno diversamente organizzato, in questo caso i comuni non ricadenti nella città metropolitana andrebbero assegnati alle restanti province “ordinarie”. Sarebbe quindi ridisegnata la geografia amministrativa, secondo principi dettati dalla logica e dal buon senso. Sempre che logica e buonsenso sopravvivano nel nostro povero Paese, e che la riforma vada avanti.

Roma capitale dovrebbe invece convivere con una provincia e una regione depotenziate, mortificate, superflue. Non serve la zingara per capire che siffatta impostazione non andrà avanti, se non altro per l’opposizione (giustamente) furiosa di regione e provincia. E allora si dovrà rimettere mano alla questione. Secondo me, la prima decisione da prendere dovrebbe essere di attribuire a Roma capitale il rango di regione, com’è stato fatto per altre capitali europee che comprendono sempre vasti territori (la comunidad autonoma di Madrid comprende 179 comuni). Di conseguenza si dovrebbe decidere se la regione Lazio sopravvive (con una diversa articolazione delle province) o viene spartita fra Toscana, Abruzzo e Campania. Insomma, un’autentica riforma. Inconcepibile con l’attuale personale politico, dell’una e dell’altra parte.

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