Nella Platì della Padania
Marco Alfieri
Un caso locale di infiltrazione mafiosa esaminato con qualche particolare in più, La Stampa, 24 ottobre 2010 con postilla (f.b.)
«Benvenuti a ’ndranghetello», ironizza un blog di cittadini impegnati.
Sapendo che c’è poco da ridere lungo l’alzaia placida del Naviglio, nel tratto stretto che corre da Pavia alla Certosa: Borgarello è ormai la capitale silenziosa della mafia in Lombardia. È, più ancora di Buccinasco, la Platì del Nord. Nel 1991 era la mini Versailles di Diego Dalla Palma, il visagista delle dive. Il Re del mascara viveva a villa Mezzabarba, tutto intorno campagna e pioppeti. Pochissime case, nemmeno mille abitanti. E’ nell’ultimo decennio che la popolazione esplode a 2.700 anime. Nel mezzo un boom edilizio spettacolare, case su case, cemento & betoniere. Villette a schiera in mattoncini rossi e nuovi quartieri che sfungano per milanesi che scappano dalla metropoli, come il Santa Teresa vicino a via Berlinguer. Adesso la giunta «Rialzati Borgarello», eletta nel giugno 2009 e appoggiata da Pdl e Lega, vorrebbe replicare a Porto d’agosto, lungo la statale. Se non verrà sciolta prima, però, come un comunello infiltrato della Locride.

L’ultima retata è scattata giovedì. In manette finiscono il sindaco Giovanni Valdes, Alfredo Introini, ex vice direttore della Bcc di Binasco, e l’imprenditore Salvatore Paolillo. Gli arresti sono la coda della maxi retata di luglio, filone Carlo Chiriaco, l’ormai ex potentissimo direttore dell’Asl di Pavia, accusato di essere il referente locale delle ‘ndrine calabresi. Secondo i Pm il sindaco avrebbe truccato l’asta di un lotto edilizio per favorire la Pfp, una società immobiliare della costellazione Chiriaco, per gli inquirenti già collettore di voti per il «Faraone» Giancarlo Abelli, da anni uno dei ras della sanità lombarda e padrino politico dell’attuale sindaco di Pavia. Un ritratto d’insieme che si ritrova a Borgarello, dove il ciellino Valdes in campagna elettorale può vantare come madrina di eccezione proprio la signora Abelli, Rosanna Gariboldi, finita in carcere per riciclaggio e poi uscita dietro patteggiamento per la vicenda delle bonifiche di Santa Giulia. Il link con Chiriaco è quello sanitario. Il sindaco-costruttore siede anche nel cda dell’Ospedale pavese Mondino.

In realtà Valdes è indagato da luglio. A Borgarello doveva arrivare il commissario ma poi il sindaco ci ripensa e ritira le dimissioni. In paese si dice perché ricattato da qualche pesce grande. Non a caso la prima cosa che fa è riprendere in mano l’iter del futuro centro commerciale «Factoria», con tanto di mega albergo da 43 piani(!): un piano di lottizzazione dietro cui si agitano fantasmi malavitosi.
Insomma che succede nel Pavese? Blogger e attivisti come Giovanni Giovannetti e Irene Campari si sgolano da anni, denunciano infiltrazioni (dai Barbaro ai Mazzaferro). Ma le istituzioni fanno pigramente spallucce. Dietro ogni arresto non si vuol vedere il mosaico criminale. A Borgarello la sequenza è impressionante. Villettopoli che nascono all’improvviso; l’arresto di un assessore comunale (Luigi Perotta) accusato di riciclaggio; la Dia che mette agli arresti una intera famiglia (i crotonesi Vittimberga), nientemeno che armieri della ‘ndrangheta, a cui Valdes fa costruire la prima opera pubblica del suo mandato; lo scandalo Chiriaco e l’arresto di un costruttore locale (Francesco Bertucca), papà dell’assessore comunale Antonio. Fino all’iscrizione nel registro degli indagati del cugino di Chiriaco, il costruttore residente Morabito, e l’altro giorno la vicenda del sindaco.

Tutto in pochi mesi vissuti pericolosamente. Filo conduttore: l’edilizia in un paesino alle porte di Pavia. Ovvio che la gente sia incredula. Qui tutti conoscono tutti. «Il sindaco legge in chiesa», mette la mano sul fuoco il prete del paese, don Zambuto. «Certo gli ha rifatto l’oratorio», maligna l’opposizione. La stessa Lega è in difficoltà dopo l’affaire Ciocca, il consigliere regionale fotografato con boss di ’ndrangheta durante la campagna elettorale. La segreteria provinciale ha subito sospeso i tre esponenti locali, troppo morbidi con un sindaco già indagato.
Si scappa da Milano e dallo smog, si compra la villetta nel verde e poi si scopre che quelle case le hanno costruite imprese colluse coi calabresi. Paradossale. O forse no, allargando lo sguardo su una provincia tagliata da Po e Ticino che al ponte della Becca si abbracciano. Sospesa tra il porto di Genova e l’aeroporto di Malpensa. Vicina a Milano ma lontana abbastanza per dare nell’occhio. Un provincia discreta un po’ dormitorio (30 mila pavesi lavorano sotto il Duomo) e un po’ impiego pubblico al polo sanitario dove spadroneggiava Chiriaco.

Ma soprattutto una provincia senza più industrie (Necchi, Snia, Neca, Marelli sono aree dismesse che fanno gola alla speculazione), immersa in una bolla immobiliare ben oltre la domanda di residenza e di terziario dove domina la rendita fondiaria (la borghesia locale ha sempre case da affittare agli universitari) e la densità bancaria (61 sportelli in città) è sproporzionata al tasso d’impresa.
Il Bengodi per chi vuol fare affari sporchi e riciclare, in mezzo ad una società impreparata a combattere il rumore di carnefici invisibili.

postilla
Correva il lontano anno 2003 o giù di lì, eddyburg.it muoveva i primi passettini, e iniziava a proporre qualche "corrispondenza locale", come quella che il Direttore chiese al sottoscritto, su un caso segnalato anche da RadioRai, relativo a un grande centro commerciale. I soliti "nimbies" pensavo, o al massimo un po' di scandalo in più, e invece davvero valeva la pena di guardare meglio, in quell'intreccio fra dimensione locale e interessi esterni. La corrispondenza poi diventò con qualche revisione e ritocco il capitolo introduttivo ai Nuovi Territori del Commercio, ma evidentemente c'era anche qualcosa d'altro, in tutta la pressione "sviluppista" dispiegata fra le ultime frange metropolitane milanesi e il Parco Ticino. Adesso sta iniziando a emergere esplicitamente, grazie alla magistratura, almeno uno dei motori immobili di tanta ansia modernizzatrice, anche contro ogni logica e riflessione. E, come ci ha spiegato bene anche Serena Righini alla Scuola di Eddyburg a Napoli, sicuramente un sistema decisionale più trasparente - e democratico - avrebbe contribuito a farle emergere prima, queste distorsioni (f.b.)

Qui la vecchia corrispondenza locale da Borgarello
Qui la lezione di Serena Righini

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Dalla recensione del volume di Barbera sul paesaggio palermitano, la storia della desolazione di un territorio unico al mondo devastato dalla speculazione in pochi decenni. La Repubblica, 22 ottobre 2012 (m.p.g.)
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