Gestione del territorio, cosa insegna il caso Lucca
Piero Angelini

Aprezzo molto la linea editoriale del Tirreno, che da tempo dà grande rilievo al dibattito sui problemi del territorio, mettendo in risalto la nuova linea della Regione in materia urbanistica, espressa dal presidente Rossi e dal nuovo assessore Marson che affermano di voler “sostituire le politiche di consumo del territorio con politiche di riqualificazione”; con l’assessore che sottolinea l’errore compiuto dalla Regione nell’aver dato totale autonomia ai Comuni “senza accompagnarla con adeguato sostegno”.

A tal proposito, mi preoccupano non tanto le reazioni scomposte da parte di molti amministratori, quanto le tesi ben più pericolose di coloro che respingono come infondata la critica della Marson e difendono la precedente politica della Regione, che, con la legge 1/2005 e soprattutto con il Pit del 2007, avrebbe emanato un quadro di prescrizioni sufficiente. Io, un moderato che non ha mai fatto parte di comitati di agitazione, apprezzo invece le parole della Marson, caso mai troppo timide nei confronti della precedente politica regionale; la quale va rivista su di un punto fondamentale: il controllo. La Regione, infatti, che è titolare di un potere costituzionale sull’urbanistica e l’ha correttamente delegato ai Comuni, in materia di pianificazione e governo del territorio poteva e doveva dare indirizzi attraverso il PIT, molto positivi, che però non erano sufficienti di per sé a evitare impatti devastanti del territorio; invece, non doveva spogliarsi totalmente dei suoi poteri costituzionali e mantenere quantomeno un minimo di controllo, certamente di legittimità, in misura limitata anche di merito, sulle scelte degli enti locali. Purtroppo abbiamo a che fare, anche in Toscana, con la cultura del tempo, che rimproveriamo a Berlusconi, ma che appartiene spesso anche ai sindaci: chi ha un potere, lo rivendica e lo vuole esercitare senza controllo alcuno.

Per smentire che la L.R. 1/2005 e il Pit 2007 siano sufficienti di per sé ad evitare abusi incredibili e confermare l’esigenza di un intervento di riforma, voglio citare il caso di Lucca, la mia città, amministrata da una maggioranza di centro destra. Il Piano strutturale di Lucca, del 2001, prevedeva circa 3 milioni di mq di superficie per interventi di edificazione (più di un quarto degli insediamenti esistenti!), di cui 400.000 per la residenza; il Regolamento urbanistico del 2004, dopo aver deciso di utilizzare per i primi cinque anni, tutti gli 890.000 mq destinati a residenziale, commerciale, ricettivo e produttivo, ha introdotto una serie di scomputi per la residenza, che hanno raddoppiato, illegittimamente, la potenzialità di questo settore, portandolo a 800.000 mq; l’Amministrazione, poi, per anni, non ha mai fatto un monitoraggio, come era indispensabile, tanto che si è costruito perfino in una UTOE che aveva previsione residenziale zero. Costretta, infine, a rendere pubblico il monitoraggio, è risultato che in molte UTOE si era sforato e si è dovuto bloccare tutto. Per superare le difficoltà e soddisfare le molte promesse fatte ad importanti gruppi di pressione, l’Amministrazione oggi è ricorsa ad un marchingegno incredibile, trasformando in modo illegittimo 135.000 mq di “funzioni diverse” (in prevalenza aree destinate a servizi) in residenziale; a chi ha chiesto spiegazioni, neppure una parola: l’Amministrazione sa che oggi, in Toscana, neppure l’arbitrio più incredibile dei Comuni può essere sanzionato.

Un fatto questo ben noto alla Regione e al precedente assessore all’urbanistica che nel 2002, dopo l’adozione del Regolamento urbanistico, non avendo altro modo di intervenire, fece ricorso al Tar, contro le gravi illegittimità, ricevendo purtroppo il responso che la Regione, avendo delegato i poteri ai Comuni, non aveva conservato neppure la legittimità a ricorrere in via amministrativa, possibilità che spetta persino al singolo cittadino.

Conclusione: io guardo con fiducia alla nuova politica urbanistica della Regione e spero che l’assessore non si faccia intimidire da chi, magari in buona fede, non si accorge che anche la Toscana ha bisogno di leggi migliori.
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