Marson e la Scuola marescialli "É stata distruttiva per Castello"
Pietro Jozzelli
L’assessore al territorio: coinvolgere i cittadini non è una perdita di tempo - Sul Vespucci: "Giusto renderlo più funzionale ma ha comunque dei limiti fisici" - Gli outlet: "Bisogna valutarne la costruzione se danneggiano il commercio"

Marson forse ancora non lo sa, ma Castello e l’aeroporto, prima che questioni politiche, sono psicodrammi fiorentini. Da saggia intellettuale che vuole ridare una cifra razionale alla politica, non entra nella mischia delle pressioni e degli interessi contrapposti, ma enuncia i criteri delle scelte. «La Regione deve tenere fede ai suoi impegni. Il parco è stato deciso come strumento di compensazione legato all’impatto sanitario del termovalorizzatore. Quest’ultimo e il completamento della Perfetti-Ricasoli sono già stati definiti dal governo regionale, l’atto di indirizzo del consiglio impegna a procedere con il coinvolgimento dei cittadini al fine di ottenere il massimo di condivisione sociale».

Se la pista parallela va a mangiare ettari di parco, addio pista parallela? Anche lei, come utente di Peretola, si è scontrata con i limiti operativi dell’aeroporto. «E’ giusto renderlo più funzionale ma i limiti fisici della sua collocazione riducono l’ipotesi di farlo diventare un aeroporto con collegamenti internazionali diretti. Occorre invece avviare un dibattito pubblico istruito su scelte tecniche concrete. E cominciare a integrare le due società del Galilei di Pisa e del Vespucci». 


Su Castello è al tempo stesso più severa e più elastica. «Le intercettazioni che ho letto testimoniano una insufficiente cultura del processo decisionale pubblico per la definizione degli assetti futuri. C’è stata una evidente sottovalutazione della posta in gioco».

Si riferisce, ipotizziamo, all’ex sindaco Domenici e alle parole che usava nelle sue telefonate con l’assessore Biagi. «Parliamo - dice lei - di carenze cognitive. Se ci fosse stato un ampio processo partecipativo fondato sul dibattito pubblico, queste carenze sarebbero state compensate».

Marson batte e ribatte sull’ampliamento della partecipazione dei cittadini al meccanismo decisionale. «All’inizio può sembrare che ciò faccia perdere tempo, ma poi la condivisione elimina i veti incrociati e accelera il processo decisionale. La Scuola dei marescialli è l’esempio di ciò che non è augurabile, è stato distruttivo per Castello. Se attraverso la partecipazione si fosse giunti a definire ciò che è praticabile e ciò che non lo è, non si sarebbe che migliorata la situazione. Di fronte a indirizzi e scelte concrete, anche il proprietario dell’area potrebbe essere disponibile a rivedere i termini dell’accordo».

Dunque, Marson non dice sì o no al parco di Castello o alla Cittadella dei Della Valle: dice che non si può un giorno mettere a Castello una cosa, il giorno dopo un’altra. E che solo attraverso scelte precise è possibile riavviare un rapporto con il privato, Ligresti, per arrivare a una soluzione che accontenti tutti. «Piacerebbe molto anche a me sapere che cosa dice la relazione Pericu sulla convenzione tra Ligresti e il Comune di Firenze. Capisco che una certa riservatezza serva. Ma quando si apre un dibattito, se lo si rende pubblico si eleva il tono». 


Dietro Castello e aeroporto, c’è il grande tema dell’uso del territorio. Marson è favorevole al Piano di indirizzo territoriale, varato pochi mesi fa dalla Regione o ne individua un limite nell’eccesso di autonomia di scelta concesso ai Comuni? «Il paesaggio di questa Regione ha un valore simbolico, è l’icona del bel territorio, fatto di natura e cultura, cioè di geografia e lavoro degli uomini. Ma anche qui, talvolta, gli amministratori si rivelano non all’altezza della qualità culturale di cui i toscani sono intrisi. Porsi il problema nei termini di chi ha l’ultima parola sulle decisioni territoriali, a me sembra sbagliato. Ad ogni potere deve corrispondere un contropotere, alla autonomia del Comuni devono corrispondere meccanismi di valutazione e di controllo della Regione. La legge 1 affida grande autonomia ai Comuni, la Regione partecipa solo all’avvio del piano strutturale mentre è assente nella fase di approvazione del regolamento urbanistico, quello che fissa concretamente le realizzazioni sul territorio. Siamo stati un po’ travolti da questa novità, dall’autonomia dei Comuni, non abbiamo creato strumenti che fossero capaci di correggere l’esercizio di quella autonomia laddove non funzionasse. Intendo così la lettera del procuratore Quattrocchi sul caso di Montespertoli. Se tu Regione vai avanti nel riconoscere l’autonomia di scelta dei Comuni, devi dotarti dei meccanismi di correzione quando essa devia».


Dunque, Marson annuncia un maggiore controllo regionale sul territorio. Sostiene l’idea di un uso il più moderato possibile, privilegia la riqualificazione e la ristrutturazione. Già, ma secondo quali parametri? A Firenze il sindaco Renzi parla di piano strutturale senza aumento di volumetrie, anche se a Castello la posta in gioco prevede centinaia di migliaia di nuovi metri quadrati. «Il Comune di Firenze dovrà rivedere le norme Quadra e anti-Quadra, ne discuteremo insieme. Vede, allargare il territorio urbanizzato, oltre a ridurre gli spazi agricoli una volta per tutte, porta a serie complicazioni. Una: le società di pubblica utilità non riescono più a sostenere i costi di allargamento della rete dei servizi. Riqualificare e ristrutturare è una buona risposta anche alle nuove esigenze abitative. Non sempre per dare una abitazione occorre costruire nuove case, come le cooperative stanno cominciando a scoprire».

Renzi l’ha chiamata? «No».


Ultima battuta, gli outlet. «Occorre valutare quanto costruirli ai confini della città ne danneggino il commercio tradizionale. Le società che li costruiscono sono spesso finanziate da fondi di investimento dedicati. Possibile che la Toscana non sia capace di usare questi strumenti di raccolta del credito per realizzare cose utili alla collettività, aree di insediamento dell’industria manifatturiera, ad esempio? E’ una scommessa che vorrei vincere».

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