Tre interviste ad Anna Marson
Eddyburg
l'Unità
«Tav, Cittadella, Foster: ecco tutti i miei dubbi»
di Osvaldo Sabato

Le villetta di Monticchiello, che fecero infuriare Alberto Asor Rosa, il nuovo capannone di 360 metri cubi della Laika a San Casciano, poi le inchieste fiorentine su Castello e Quadra, passando per Montespertoli e Barberino del Mugello. Non sono stati anni facili per l’urbanistica in Toscana spesso nell’occhio del ciclone.

Con la nuova giunta del neo governatore Enrico Rossi il governo del territorio è toccato all’urbanista Anna Marson docente all’università di Venezia (ex assessore per un anno e mezzo col l’allora presidente Zoggia, ora responsabile nazionale enti locali Pd). Un tecnico, senza tessera di partito ma, come ammette lei stessa, «proposta dall’Italia dei Valori ». Appena giunta nella stanza dei bottoni dell’urbanistica toscana dimostra di avere le idee chiare sulle cose da fare per recuperare «la governance e il rapporto di comando e controllo della Regione sui comuni» per trovare «il coordinamento giusto» in modo «da consentire alla Regione di esercitare la propria funzione di indirizzo». Se lo slogan elettorale di Rossi era «Toscana, avanti tutta» quello di Anna Marson è «volumi zero» e «partecipazione dei cittadini sulle scelte urbanistiche».

Il Pd metropolitano di Firenze l’accusa di essere troppo movimentista, ma lei non fa una piega; «mi confronterò, anzi vorrei incontrarli» dice la professoressa impegnata con la Cgil vicentina sul caso Dal Molin, ora titolare delle deleghe che per dieci anni sono state del democratico Riccardo Conti, non nasconde di essersi sentita una sorta di Alice nel paese delle meraviglie nella sua prima esperienza di assessore a Venezia «circondata da relazioni e avvenimenti tra il misterioso e lo strampalato ». Ora la professoressa Marson dovrà dire la sua sul nuovo piano strutturale del sindaco di Firenze Matteo Renzi.

La Regione pensa ad una deroga sui tempi? «So che è stato chiesto un primo incontro» rivela Anna Marson «quindi prima di dare dei giudizi vorrei capire la posta in gioco». Nessuna «preclusione ideologica» alla deroga, spiega l’assessore di Rossi. Castello, aeroporto di Peretola, tunnel tav e stazione Foster senza la verifica di impatto ambientale «in Italia non c’è mai stata una valutazione che si sia conclusa con il diniego dell’opera» ricorda Marson, non sono che alcuni tasselli della partita urbanistica che si dovrà giocare nel capoluogo toscano. «Su Castello la Regione non può giocare un ruolo secondario» anticipa Anna Marson. Come per il parco della piana «in questo caso è stato attivato un processo di ascolto» ricorda l’assessore «ma non di partecipazione».

La cittadella viola? «Bisogna verificare fino a che punto è fondamentale concedere al privato tanti volumi edificabili in più rispetto a quelli che servirebbero per lo stadio» è la sua tesi. È cauta. Come sullo sviluppo dello scalo di Peretola «per me la priorità non è la nuova pista ma la messa in rete dei due scali di Firenze e Pisa». Parole spesso in controcorrente, come la sua posizione sul sotto attraversamento Tav «soluzione scelta senza un confronto fra le alternative » dice Marson «avrei voluto un confronto fra le diverse ipotesi per capire meglio i pro e i contro, ma non è stato così». È musica per i comitati anti Tav.

«La stazione di Foster ? Interviene in un territorio, che dal punto di vista idrogeologico è molto complesso» osserva l’assessore regionale «potrebbero esserci dei cedimenti con possibili contenziosi lunghi dei proprietari di superficie che chiederanno i danni, allungando così i tempi e il costo dell’intervento ». Non solo. «Sotto Firenze c’è una città etrusca e romana, non mi sembra un intervento facile» avverte la professoressa.

Il Corriere Fiorentino
«Non sono una movimentista di professione»
Marson si dà un decalogo. Ma senza fare dietrofront
Il neo assessore all’urbanistica: meno mattone, più riutilizzo
di Mauro Bonciani

La giunta regionale di ieri è iniziata proprio affrontando la parte del programma che riguarda l’urbanistica e Anna Marson, la docente universitaria indicata dall’Idv come assessore (scelta al centro di molte polemiche), ha capito subito che il suo ruolo non sarà facile. E lei rilancia, senza sconti, né retromarce. Ma anche senza anatemi.

Assessore Marson, lei è il nome più «nuovo» della giunta, tutti sapevano che Rossi voleva un tecnico alla sanità ma nessuno si aspettava il bis con l’urbanistica: come è andata?
«Ad inizio della "fatidica" settimana in cui Rossi ha varato la giunta Pancho Pardi mi ha chiesto il curriculum. Poi giovedì sera il presidente mi ha chiamato e mi ha chiesto di vederci; lo abbiamo fatto, ci siamo scambiati opinioni sulla gestione del territorio, ho condiviso le sue idee ed ho detto di sì».

Dalla sua precedente esperienza come amministratore sono passati 11 anni: è perché la politica si affida ai tecnici solo nelle emergenze come lei ha scritto?
«La politica, giustamente, reclama suoi esponenti e rappresentanti e solo eccezionalmente affida l’urbanistica ai tecnici. In questo caso l’eccezionalità sta nel fatto che per troppo tempo le infrastrutture hanno avuto la meglio come energie e risorse sull’urbanistica. Ora c’è la consapevolezza che nell’attuale crisi il ruolo del territorio è fondamentale. Che non si può svenderlo».

È movimentista come molti le rimproverano?
«Non sono movimentista di professione... — sorride Marson —ma su alcune singole questioni mi sono trovata su quelle posizioni. E non sono neppure "verde", nel senso che so benissimo che la natura va protetta ma anche che il rapporto tra natura e uomo è parte dello sviluppo, anche economico, a patto di non distruggere il territorio».

Può spiegare perché in un suo saggio ha usato la parola marionette riferendosi ai sindaci e citando gli esempi di San Casciano e Montespertoli?
«La ringrazio della domanda perché mi dà l’opportunità di spiegarmi. Con la parola marionette non intendevo assolutamente offendere i sindaci, anzi. Intendevo sottolineare che i primi cittadini dei piccoli Comuni si trovano in qualche modo a non poter decidere, a vedersi imposte decisioni da aziende e promotori molto più "pesanti" di loro. Volevo evidenziare la crescente impotenza di sindaci e concittadini nell’esercitare la sovranità sul territorio e il paesaggio. Ma oggi sia Montespertoli che San Casciano, con nuovi sindaci giovani, dimostrano che le cose possono cambiare».

Cambierà idee o ruolo, adesso che è assessore regionale?
«So benissimo che ora il mio ruolo è diverso, che consiste nel mediare tra posizioni diverse e anche distinte e lo farò, ma trovando soluzioni più avanzate. E bisognerebbe riprendere a formare personale urbanistico nelle strutture comunali come faceva il centrosinistra negli anni Settanta».

Sarà possibile conciliare decisioni in tempi brevi, come il sì ad insediamenti produttivi in sei mesi, e partecipazione?
«Lo spero e lo auspico. Esiste già un atlante delle aree produttive da riutilizzare o con spazio ancora disponibile, attrezzabili ecologicamente e qui si può lavorare per snellire le procedure e attrarre investitori che si fermino in Toscana, non mordi e fuggi». Come si fa a consumare meno suolo e incentivare il riutilizzo delle aree dismesse? «Approfondirò subito questo tema, in collaborazione anche con le associazioni dei costruttori perché spesso la rendita immobiliare delle aree da riutilizzare è più alta per i proprietari di quella di aree "vergini", ma per le imprese significa procedure complesse. Dobbiamo far sì che le condizioni siano favorevoli per tutti».

Parlando della Laika ha detto che il terreno per il nuovo stabilimento poteva essere dato in affitto, invece che fatto acquistare. Pensa di introdurre questa pratica in Toscana?
«In Europa esiste da tempo e si può fare anche da noi, magari dando il terreno in concessione per 99 anni anche se non è facile perché in Italia gli espropri sono a prezzi di mercato. Si potrebbe però creare un fondo immobiliare e un’agenzia ad hoc per le aree da destinare ad insediamenti produttivi».

Ha affermato che potenzierà la partecipazione dei cittadini alle scelte: come?
«Applicando meglio la legge regionale, soprattutto sulle grandi opere come non è stato fatto per il tunnel dell’Alta Velocità a Firenze e come dovrà accadere per il Parco della Piana».

Compatibili ampliamento dell’aeroporto e Parco della Piana?

«Prima integriamo efficacemente lo scalo di Firenze e quello di Pisa e poi vediamo se, come e quanto serve ampliare il Vespucci».

E cosa pensa del corridoio tirrenico
«Che, qualunque sia il progetto, è fondamentale bloccare usi impropri dei territori limitrofi e garantire che i profitti che ne derivano vadano alla collettività».

Per concludere, obiettivi dei suoi primi 100 giorni?
«Portare avanti il mio programma, stilare un elenco di buone pratiche in Regione che già esistono. E proporre un tavolo di cooperazione e concertazione con le amministrazioni locali».

La Nazione
Marson: «Più potere ai tecnici»
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NON VESTE Prada ma molti sindaci (soprattutto del Pd) sospettano lo stesso sia il Diavolo. Anna Marson, neo assessore regionale all’urbanistica in quota Idv, appare per loro come il Belzebù girotondino, pronto a ingessare la Toscana sotto le insegne di un ambientalismo da crociata. All’idea, lei si fa una risata grassa e rotonda come una mina marina: «Ringrazio dell’attenzione che mi viene dedicata, ma con i sindaci spero di parlare presto, e direttamente, delle questioni che li riguardano».

Facciamo un passo indietro, allora. Il suo nome non è mai comparso nei toto-giunta. Poi...
«Poi sono esplosa improvvisamente, come un vulcano».

Quando l’ha saputo?
«La sera prima delle nomine mi ha telefonato Rossi che aveva visto il mio curriculum».

Il suo nome risulta averlo fatto in extremis Pancho Pardi...
«Qualche giorno prima lui aveva parlato con me chiedendomi il curriculum. Ho ragione per credere sia successo così».

Evangelisti non lo conosceva...
«No, non frequento il partito».

Che rapporti ha dunque con l’Idv?
«Ho grande apprezzamento per le battaglie di Di Pietro. La stagione di Mani pulite è stata molto importante per l’Urbanistica».

Dell’Idv le piace di più l’anima che molti definiscono giustizialista o quella girotondina?
«Io ho condiviso molte delle battaglie dei “girotondi”. Ovviamente non potendo esistere un partito-girotondo, quando si ragiona dell’Idv bisogna farlo su un altro piano».

Di Pietro o De Magistris: con chi andrebbe più volentieri a cena?
«Con Di Pietro».

Torniamo all’urbanistica: molti leggono la sua scelta come una rivoluzione copernicana col passato: una lettura giusta?
«Rivoluzione copernicana è parola grossa. Diciamo che mi piacerebbe immettere nella pubblica amministrazione una cultura un po’ diversa. So che sarà faticoso».

Chiede tempo?
«Penso che dovreste darmi almeno uno o due anni. Sempre se non mi faranno fuori prima».

In questo senso ha più paura del Pdl o del Pd?
«Di nessuno dei due. Non perché sono incosciente, ma perché credo che le questioni culturali legate all’urbanistica siano trasversali rispetto ai partiti».

Che giudizio dà del lavoro svolto dal suo predecessore Conti?
«L’assessorato era diverso, comprendeva più deleghe. Mi pare che lui abbia privilegiato quella alle infrastrutture rispetto all’urbanistica».

Ergo?
«Ciò ha portato un po’ a una trascuratezza dell’urbanistica e anche a una sua subordinazione».

Da professoressa che voto darebbe a Riccardo Conti?
«L’approccio che ho con i miei studenti è quello di farli maturare prima di dare loro un voto».

Non eluda la domanda...
«Mi scusi ma ho frequentato la scuola Montessori. Forse mi ha rovinato per sempre».

Proviamo con gli esempi: lei nel caso Monticchiello come si sarebbe comportata?
«Prima di rispondere vorrei approfondire quale sia effettivamente lo spazio di intervento diretto che la Regione può avere, ed è giusto che abbia, con i Comuni».

Un nodo fondamentale per la sua azione da assessore...
«La vecchia impostazione di comando e controllo sui Comuni è stata dismessa. In questo momento siamo in una fase in cui le magagne vengono fuori solo quando sono oramai realizzate».

Asor Rosa e i “comitati” chiedono per questo un ritorno alle decisioni centralistiche..
«Che io non condivido. In questo, sono federalista».

Eppure c’è chi dice che grazie a lei i “comitati” sono entrati nel governo regionale...
«Io non faccio parte dei comitati di Asor Rosa. Ho solo partecipato ad alcuni eventi sul territorio portando il mio contributo».

Però si sente più vicina alle scelte urbanistiche fatte dalla scorsa giunta regionale o alle critiche sollevate da Asor Rosa?
«Difficile rispondere. Una cosa è stare fuori, altra fare l’amministratore. Credo che anch’io per questo sarò criticata. Ciò detto, non ho certo intenzione di diventare un Riccardo Conti o di seguire le sue politiche».

Ha più punti di contatto con Beppe Grillo o con Conti?
«Con nessuno dei due, in quanto donna».

Una cosa che vuole realizzare da assessore?
«Dare maggiore competenza, anche sociale, ai tecnici che si occupano di urbanistica».

A proposito: chi sono quelli che lei ha definito i lupi di sinistra?
«Tutti quelli che si erano accordati col senatore del Pdl Maurizio Lupi per fare quella proposta di legge sull’urbanistica».

Quella proposta non è passata…
«Ma molti, nei fatti, hanno portato lo stesso avanti

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