Padova, un altro muro per dividersi dai nomadi
Anna Sandri
Piccoli ghetti crescono, a Padova e a Milano. Cominciano dagli zingari, come nel “secolo breve”. La Stampa, 10 aprile 2010
A partire dall’estate quattro campi nomadi regolari a Milano saranno video-sorvegliati grazie a un sistema di impianti di ultima generazione, finanziato con i fondi del Viminale per l’emergenza rom. Come ha annunciato il vicesindaco Riccardo De Corato, il capoluogo lombardo sarà la prima città in Italia a installare telecamere sugli accampamenti dei nomadi. «Mentre Padova recinta i campi nomadi autorizzati - ha affermato De Corato - Milano si appresta a sorvegliarli con le telecamere». Il prefetto Gian Valerio Lombardi, commissario per l’emergenza rom a Milano, ha già autorizzato un prelievo di 479 mila euro dal fondo di 12 milioni di euro stanziati dal ministero dell’interno, per l’istallazione di venti telecamere wireless nei campi regolari di via Triboniano, via Chiesa Rossa, via Idro e via Martirano, dove vivono complessivamente 916 persone.Dopo il muro di via Anelli, che aveva spezzato il traffico di droga nel quartiere est della città e aveva reso il sindaco una celebrità planetaria, un'altra barriera spunta a Padova. Il primo cittadino è ancora Flavio Zanonato e l'amministrazione è saldamente in mano al centrosinistra. Questa volta il quartiere si chiama Mortise, siamo sempre nel quadrante est ma il problema non è più la droga: tocca ai rom, quelli abusivi, che del concetto «visita ai parenti» hanno un concetto troppo vasto.

In via Bassette c'è un campo incolto, divide una zona residenziale dai piloni che sorreggono la tangenziale. Da due anni vi si è insediata una comunità rom: 13 adulti, 27 bambini. Sono tutti censiti dal Comune, i piccoli frequentano la scuola, la comunità paga un simbolico affitto di 100 euro alla proprietaria dell'appezzamento.

Succede però che nel tempo le condizioni cambiano. Arrivano i parenti: uno, due, dieci, venti, trenta. La visita si fa stanziale, e i tre nuclei familiari autorizzati smettono di pagare l'affitto, ritrovandosi denunciati per occupazione abusiva. I rom aggiunti arrivano dalla zona di Torino, dicono di vivere di raccolta di ferro: ben diversa l'opinione di residenti e commercianti del quartiere che registrano un inquietante aumento di furti, e assistono a spettacolari inseguimenti con pattuglie di polizia e carabinieri impegnate di continuo.

La gente si lamenta, i rom aumentano e il Pd padovano si spacca. Alcuni suoi rappresentanti, nello scorso inverno, si mettono a raccogliere firme in piazza per la cancellazione del campo nomadi, e Zanonato reagisce malamente.

Non si potrà dire, però, che il sindaco non abbia seguito la vicenda. Con in mano una sua ordinanza che parla di ordine pubblico e carenze igieniche sanitarie, l'altra mattina polizia e tecnici si sono presentati al campo: talmente di sorpresa che nessuno ha reagito. Tempo due ore e il campo di via Bassette aveva il suo muro: new jersey di cemento (tinto di verde, per non dare l'idea della recinzione carceraria) e una rete alta tre metri.

Il muro taglia il campo in due. Nello spazio destinato ai rom autorizzati, ci stanno loro e nessun altro, nemmeno a sovrapporsi; l'altra parte è destinata a restare vuota (e a fare da cuscinetto tra la zona residenziale e l'accampamento) perché è proprietà del Comune, e chi si attenda è perduto. Le costruzioni abusive che erano state realizzate nel frattempo sono state abbattute, le roulotte sfasciate che venivano adibite a magazzini (e dove sono state trovate importanti quantità di rame rubato) sono state rimosse dal carro attrezzi.

Restano solo le famiglie con i bambini in età scolare, e mentre i residenti esultano, il presidente del consiglio comunale, Daniela Ruffini, plaude ma avvisa: «Questo sia solo l'avvio di un percorso d’integrazione, non si può pensare di lasciarli a tempo indeterminato dietro le reti, sembra un pollaio».

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