Demolizioni sull'Appia "Subito giù gli scempi"
Carlo Alberto Bucci
Qualche elementare regola, seppur tardiva, per contrastare l’abusivismo che sfregia la regina viarum. Su la Repubblica, ed. Roma, 5 febbraio 2010 (m.p.g.)
C'è il contadino che ha tirato su un muro. E il signore che ha innalzato una reggia. Tutti e due in una zona protetta come l'Appia antica. Entrambi abusi da abbattere. Ma la macchina per far rispettare legge e ambiente rischia di impantanarsi davanti alla montagna di pratiche: 3.670 all'XI Municipio. Per questo, il consiglio municipale ha votato all'unanimità una delibera che dà una nuova scaletta agli interventi anti abusivismo.

«Abbiamo proposto nuove priorità perché la discrezionalità può provocare l'immobilismo e perché bisogna iniziare dai casi più gravi» spiega il presidente Andrea Catarci (Sel). Ecco allora che con l'assessore all'Urbanistica Alberto Attanasio sono stati individuate le categorie degli interventi di demolizione.

Hanno innanzitutto la priorità gli abusi post 2003, ossia fuori condono edilizio rispetto a quelli non sanati dal condono stesso. Altro discrimine è l'esistenza di vincoli. All'interno di un'area protetta le ruspe devono andare prima sugli edifici in corso di costruzione poi sugli abusi già edificati (la maggioranza). Scendendo, altra priorità ce l'hanno gli abusi in aree demaniali rispetto a quelle in tenute private: perché se lo scempio e nella terra di tutti, il danno è ambientale e patrimoniale. Infine, la dimensione: attaccare prima le corazzate dell'abusivismo e per ultime le piccole (ma ugualmente illegali) superfetazioni dell'edilizia fai-da-te.

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Emergenza cultura, 1 luglio 2018. L'Appia Antica è sia un'area archeologica sia un'area naturale protetta. La Regione Lazio sta per approvare il piano del parco naturale, ma senza coordinarlo - come invece dovrebbe - con il piano paesaggistico. (m.b.)
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