Ruspe
Ida Dominijanni
Lo sciopero degli immigrati (1° marzo) ci attende: ”non per aiutarli, ma per farci aiutare a dire no”. Il manifesto, 12 gennaio 2010
Dicono che ci faranno una piazza, al posto del campo di Rognetta raso al suolo da una ruspa. Dovrebbero intitolarla all'umanità perduta. Dicono che qualcuno degli africani di Rosarno, prima di salire sull'autobus diretto a Crotone o a Bari o chissà dove, abbia lasciato scritto «We'll be remembered, we'll not forget» nel campo in cui viveva. Nemmeno noi dimenticheremo. La sopravvivenza sotto la soglia dell'umano in quei campi. La rabbia violenta che sola dà voce all'umano quando tutto gliela toglie. Il marchio disumano, per chi la fa prima che per chi la subisce, della caccia al negro, e poi della deportazione, e poi delle colonne in attesa di ricovero nei campi di accoglienza. E quella ruspa a siglare la fine: l'ordine è stato ristabilito.

Non è vero. Non c'è ordine dopo queste immagini. Il caso non è chiuso, la vergogna non è consumata, il territorio non è riconquistato, il debito non è saldato. Tutto invece si spalanca, quando la posta in gioco è l'umano, e tutto ci interroga. E niente, ma proprio niente, può ricominciare come prima. Farebbe bene a pensarci, il Senato della Repubblica, prima di ascoltare, oggi, il Ministro degli Interni riferire sul caso Rosarno. Perché non è solo Maroni ad aver travalicato il segno della decenza prendendo per intollerabile non le condizioni dei migranti ma la loro accoglienza. È tutta la classe politica italiana, l'opposizione in primo luogo, a giocarsi la faccia se su quelle immagini manderà a sua volta le ruspe. Ci sono le regionali, c'è il dialogo sulla giustizia, the show must go on: questo sì che sarebbe intollerabile.

Nemmeno provino, maggioranza e opposizione, ad alimentare la gara già in corso su svariate testate a chi si scopre più razzista, se il Nord leghista o - sorpresa! - il Sud pronto a diventarlo. I fatti di Rosarno, innescati dai rampolli della 'ndrangheta, preceduti da una lunga prova di convivenza e circondati da esperienze esemplari di accoglienza, hanno una dinamica che poco lo consente. Provino piuttosto a pensare, se ci riescono, a questo. Mentre per vent'anni la classe politica italiana si è dilettata di questione settentrionale, facendo dell'area più ricca del paese la vittima della globalizzazione, dell'immigrazione, della società del rischio e dell'ansia, nel Sud la globalizzazione penetrava con la sua faccia più feroce, quella della nuova schiavitù e dell'illegalità criminale organizzata. Si chiama capitalismo postnazionale, attizza focolai di guerra civile globale a Rosarno come a Calais come a Dubai e nessuna ruspa viene mai mandata né a raderlo al suolo né a civilizzarlo. La ruspa che rade al suolo la Rognetta, invece, racconta una storia lunga mezzo secolo: di industrializzazione promessa e mancata, di emigrazione dolorosa ieri e di immigrazione dolorosa oggi, di territori lasciati alla speculazione, al cinismo mafioso e ai compromessi col cinismo mafioso. Ferite dell'umano, mentre lo show andava avanti.

C'è la cronaca dei fatti, e ci sono fatti che interrompono la cronaca, la sospendono, domandano un salto, segnano un prima e un dopo. Dopo Rosarno, lo show non può andare avanti come prima. Può però tragicamente precipitare, se quella ruspa, quella caccia al negro e quelle deportazioni venissero riconosciute anche per un solo momento come precedenti attendibili della via italiana all'ordine. Occorre urgentemente fare disordine. Lo sciopero degli immigrati è la prima occasione che ci attende. Non per aiutarli, ma per farci aiutare da loro a dire no.

Sullo stesso tema
Stefano Rodotà
Mai si era visto un insieme così devastante di aberrazioni che distruggono lo stato dei diritti e con esso la vita pubblica e la società. La Repubblica, 29 dicembre 2010
Colin Luciano; Crouch Canfora
Come e perché il nostro sistema politico si è sfarinato, e che cosa emerge dalle macerie del caso italiano. Spunti di analisi negli interventi di due grandi intellettuali, nel sito web di Laterza editori
Barbara Spinelli
Il percorso per uscire dalla cacca è delineato, ma non è facile percorrerlo. Bisognerà innanzitutto volerlo. In calce la profezia di Totò. La Repubblica, 15 dicembre 2010
Ultimi post
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
Redazione di Eddyburg
L'incontro ha come scopo la presentazione della versione italiana del toolkit anti-gentrification di Sandra Annunziata, e vedrá la partecipazione di esperti e rappresentanti dei movimenti di lotta per la casa che discuteranno assieme del manuale e della sua applicazione nel contesto italiano. Sarà possibile seguire l'evento in streaming live sulla pagina facebook di ETICity
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della II Sessione del convegno "Una comunità di intenti" con testimonianze di Maria Cristina Gibelli, Marco Borghi, Federica Ruspio, Tomaso Montanari, Ilaria Agostini, Anna Maria Bianchi, Maria Paola Morittu, Elisabetta Forni, Piero Cavalcoli, Lidia Fersuoch, Oscar Mancini, Paolo Cacciari e Ilaria Boniburini.
CopyrightMappa del sito
© 2021 Eddyburg