Ma allora che cosa e’ cambiato, assessore Conti?
Paolo Baldeschi
Il piano paesaggistico della Toscana tutela efficacemente ...
Il piano paesaggistico della Toscana tutela efficacemente il territorio della regione, in particolare il suo patrimonio collinare? Si può discutere fin che si vuole sui principi, ma sono i fatti a dare le vere risposte. Circa due anni fa ho scritto su eddyburg.it a proposito di un caso esemplare di cattiva urbanistica: un villaggio turistico di circa 25.000 mc. – spacciato come complemento di un ‘parco’ di pochi ettari - da realizzare nel comune di Serravalle pistoiese, sul Montalbano, un territorio collinare delicato e di grande qualità paesaggistica. Si trattava di un insediamento che appariva nel regolamento urbanistico ma non era dimensionato nel piano strutturale, dove veniva adombrata tortuosamente l’eventualità che il RU prevedesse una struttura turistica ricettiva, “senza che ciò costituisse variante al PS (!)”. Procedura irregolare non solo per il mancato dimensionamento, ma perché, guarda caso, il RU localizzava l’intervento proprio in un’area di proprietà di un importante vivaista pistoiese, escludendo altre localizzazioni, possibili se si fosse seguita una procedura regolare.

Finalmente nell’ottobre 2009 la vicenda può dirsi conclusa: il piano attuativo del villaggio è stato approvato, ed è interessante vedere come e in qual modo. In risposta ad una mia lettera pubblicata su Repubblica in cui segnalavo il caso all’assessore al territorio della regione Toscana, Riccardo Conti, questi, sempre su Repubblica, rispondeva nel novembre 2007 “non trovo scandalosa una previsione di piano che in un parco immagina un intervento edilizio da destinare ad una limitata capacità di accoglienza per studenti o studiosi di passaggio. Cosa diversa è se mi trovo di fronte a un complesso turistico vero e proprio. Il Pit pone una riserva tale fino a prevedere specifiche procedure di contrasto” e aggiungeva l’assessore “Abbiamo da mesi concordato una linea con il Comune di Serravalle che prevede che non si proceda all'adozione del piano attuativo prima che, in accordo con la Provincia di Pistoia e con la Regione, il Comune non abbia provveduto a una ricognizione dei propri strumenti urbanistici, nel senso di un adeguamento alla legge 1 e al Pit. Questo lavoro in corso nei prossimi mesi porterà a un adeguamento normativo degli strumenti urbanistici e a un'adeguata dislocazione dell'intervento”.

Vediamo dunque in cosa consista l’adeguamento alla legge 1/2005 (la legge di governo del territorio) e al PIT che nel marzo del 2009 è stato adottato come piano paesaggistico e quali siano state le procedure di contrasto e l’adeguata dislocazione. Per ciò che riguarda la legge 1/2005, il comune di Serravalle ha formalmente sanato l’illegittimità della procedura con una variante al PS in cui viene dimensionato l’intervento, senza alcuna ulteriore specificazione e rimanendo ferma la localizzazione già prevista nel RU.

Quanto al piano paesaggistico, questo prescrive che nel patrimonio collinare “gli strumenti della pianificazione territoriale dei comuni possono prevedere nuovi impegni di suolo a destinazione d’uso commerciale, ovvero turistica o per il tempo libero, … a condizione che dette destinazioni d’uso siano strettamente connesse e funzionali a quella agricolo-forestale (art. 21). Sempre secondo la disciplina del PIT, gli strumenti urbanistici comunali devono rispettare le direttive e prescrizioni contenute nelle ‘schede dei paesaggi’. Ma nella scheda 6, relativa all’ambito Pistoia, il Montalbano semplicemente non esiste. Un fatto stupefacente perché si tratta di un rilievo collinare posto ai margini della piana che va da Firenze a Pistoia, di grande valore paesaggistico, un patrimonio naturale e culturale che, secondo numerosi studi e progetti, dovrebbe diventare un’ area protetta.

Nel febbraio 2009 il comune di Serravalle ha adottato il piano attuativo del villaggio turistico. Nella valutazione ambientale del piano (una volta tanto fatta con serietà) si afferma che “le zone interessate dai cantieri potrebbero alterare la composizione specifica, la struttura e la densità delle zone effettivamente coperte da bosco” (VA, p. 96). Inoltre, per quanto riguarda il paesaggio la VA sottolinea che “la realizzazione della struttura turistico-ricettiva prevista determinerà inevitabilmente, in un ambiente praticamente libero di edifici, impatti visivi dovuti agli ingombri di nuove sagome e la modifica del contesto locale, pur in un’ottica di progetto che limiti e mitighi tali effetti” (VA, p. 98). Ulteriori elementi di criticità sono rilevati nella VA per ciò che riguarda la viabilità di accesso, lo smaltimento dei rifiuti, la mancanza di acquedotto, metanodotto e fognature, e soprattutto per il rifornimento idrico che dovrà esser effettuato tramite nuovi pozzi; inoltre, “eventuali infiltrazioni di acque dagli strati superficiali a quelli sottostanti potrebbero causare interferenze significative con l’acquifero”, una falda classificata di pericolosità da media ad estremamente elevata (VA, p. 95). In aggiunta la VA indica come misura necessaria la realizzazione di un invaso a fine antincendio boschivi ed irriguo”. Invaso che non è previsto negli strumenti urbanistici, di realizzabilità problematica e che comunque provocherà con le opere di sbarramento, per la viabilità necessaria alla manutenzione e per le opere accessorie, un impatto paesaggistico estremamente negativo andando a modificare sostanzialmente la morfologia del territorio.

Ritorniamo al PIT. La disciplina del piano (art. 36) prevede che “le previsioni dei vigenti piani regolatori generali soggette a piano attuativo …, sono attuabili esclusivamente a seguito di deliberazione comunale che - per i comuni che hanno approvato ovvero solo adottato il Piano strutturale - verifichi e accerti la coerenza delle previsioni in parola ai principi, agli obiettivi e alle prescrizioni del Piano strutturale, vigente o adottato, nonché alle direttive e alle prescrizioni del presente Piano di indirizzo territoriale”. E, in effetti il Comune di Serrravalle ha deliberato nel giugno 2009 che il piano attuativo del villaggio è conforme al PIT.

Poiché la localizzazione del villaggio ricade all’interno di un’area boscata (per inciso: la tutela del patrimonio collinare presuppone che, nell’ambito degli strumenti di pianificazione, sia limitato al massimo il fenomeno della sottrazione di suolo agroforestale, PIT, art. 22) e quindi in un’area in cui vige il vincolo paesaggistico, il piano attuativo è stato sottoposto a conferenza di servizi (PIT, art. 36, 2ter) nel settembre 2009. Alla conferenza hanno partecipato, oltre al comune, regione, provincia e soprintendenza, ma non gli altri 8 comuni del Montalbano, nonostante che il ‘patto del Montalbano’, ratificato un protocollo d’intesa del 21/12/1999, impegni i comuni a coordinare le proprie iniziative, forse perché in data 17 marzo 2005 tutti i sindaci espressero unanimemente parere contrario alla proposta dell’insediamento turistico ricettivo delle Rocchine. La conferenza ha dato il via libera al piano con alcune prescrizioni da rispettare nel progetto esecutivo. Conseguentemente, il piano attuativo è stato approvato il 9 ottobre 2009. Si tratta di un complesso turistico vero e proprio di 80 appartamenti e 372 posti letto e non un intervento edilizio da destinare ad una limitata capacità di accoglienza per studenti o studiosi di passaggio. L’osservazione di legambiente di Pistoia, ampia e argomentata, è stata respinta dal comune con l’incredibile motivazione che non è pertinente al piano particolareggiato, una scorciatoia che risparmia anche la fatica delle controdeduzioni.

La lezione che si ricava dalla vicenda è che il piano paesaggistico viene gestito dalla regione Toscana in modo burocratico, e che le sue prescrizioni sono inefficaci. Il nodo critico rimane nel fatto che sono i comuni a autocertificare la conformità dei propri strumenti urbanistici al PIT, ignorando le valutazioni ambientali quando non sono acquiescenti, mentre le osservazioni di associazioni o cittadini se scomode non sono prese in considerazione. Le conferenze di servizi sono precluse alla partecipazione dei comuni limitrofi, ancorché direttamente interessati (non parliamo delle associazioni e dei comitati). Un ultimo consiglio agli altri comuni del Montalbano. Lasciate perdere il progetto di iscrivere il Montalbano nel patrimonio mondiale dell’Unesco. Prevedete, sull’esempio di Serravalle, un bel villaggio turistico, ognuno nel proprio territorio, e state tranquilli che – dato il precedente - né PIT, né conferenze di servizi avranno alcunché da obiettare in proposito. Ma mi raccomando, come prescrive il regolamento urbanistico di Serravalle, evitate l’uso di ‘tegoli portoghesi’ nelle coperture.

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