Lettera dall'aldilà
Pierluigi Sullo
Un appello di Carta, per resistere all’ignobile tentativo di spegnere, con la ghigliottina finanziaria, ogni possibile dissenso. La spiegazione del modo in cui funziona la ghigliottina progettata da Tremonti, al servizio di B. Solo una larga solidarietà può salvare qualcosa


Lo scorso anno facemmo una campagna di abbonamenti piuttosto efficace, nella sua crudezza: si intitolava «Abbonatevi a un giornale morto ammazzato». Con la grafica di Fox Crime, il canale satellitare di polizie e omicidi, mostravamo le foto segnaletiche dei criminali: ovviamente Berlusconi e soprattutto Tremonti. Se vi chiederete perché quella campagna ricompaia anche ora, la risposta è: ci risiamo. Con una aggravante: lo scorso anno il taglio dei finanziamenti pubblici alle cooperative era stato annunciato con anticipo, ciò che ci permise di fare quella campagna. Era un delitto premeditato. Quest’anno il coltello dell’omicida è apparso all’improvviso, nascosto in quel gran calderone che è il maxiemendamento alla finanziaria. Tutto pensato e fatto da Tremonti per ragioni imperscrutabili, forse una vendetta, forse il puro e semplice istinto del serial killer. Di fatto, se la norma fosse approvata nei prossimi giorni, sparirebbe il cosiddetto «diritto soggettivo», ovvero noi avremmo teoricamente diritto, in quanto cooperativa, a un certo appoggio dallo Stato, ma in pratica sarebbe il governo a decidere se e quanto darci.

Per chi non è addentro ai meccanismi kafkiani della legge per l’editoria, ecco una spiegazione rapida. Carta, come tutte le cooperative e altri tipi di giornali e media che si conviene da decenni lo Stato debba aiutare a sopravvivere in un mercato che altrimenti li cancellerebbe, sta in questi giorni trattando con la sua unica banca [quella Etica] la «cessione del credito» dell’anno che sta per finire, visto che incasserà entro fine anno il dovuto dell’anno scorso, il 2008. In pratica, incassiamo 500 mila euro circa, i quattro quinti li restituiamo alla banca, che l’anno scorso ce li aveva anticipati, e incassiamo in anticipo [cioè in ritardo, pagandoci gli interessi] quel che lo Stato ci deve per il 2009. Se il «diritto soggettivo» cadrà, Carta comincerà a morire dal primo gennaio, e l’agonia si prolungherà fino alla fine del 2010, quando non potremo dimostrare alla banca che nel 2011 avremo diritto a quella cifra, dunque non avremo l’anticipazione [ma solo quel che resta del contributo del 2010] e non potremo fare il bilancio, non potendo imputarvi una cifra certa. Fine dei giochi.

Scusate la spiegazione un po’ faticosa, ma se leggete questo giornale da lettori, abbonati, soci di Gas o del commercio equo, ecc. credo vi interessi sapere quale sarà il destino di Carta. Forse per una premonizione, o perché ormai istruiti su certe faccende, abbiamo convocato per il 12 dicembre una riunione della nostra «famiglia allargata», cioè i dipendenti, i soci, i collaboratori, gli amici e chiunque voglia discutere con noi del futuro del nostro lavoro. Non potendo e non volendo fare un dramma, ad ogni fine d’anno, per spingere ad abbonarsi, abbiamo parlato di una svolta che effettivamente sentivamo urgente. Parafrasando Isaac Asimov, una Seconda Fondazione. Perché non solo la legge per l’editoria è sempre a rischio, non solo la carta stampata in generale sta precipitando in tutto il mondo [e infatti i nostri siti internet vanno a gonfie vele], ma la fine dei partiti [e della politica di quel genere] ci pare imponga un ripensamento totale delle premesse sulla base delle quali mettemmo in mare la barchetta di Carta, undici anni fa.

Dunque, prima di tutto bisogna che tutti i nostri amici e compagni si abbonino, regalino abbonamenti e facciano abbonare altri a questo giornale morto ammazzato, o comprino felpe, agende e libri, ecc. L’anno scorso, molti scelsero l’abbonamento biennale come scommessa sul futuro. Poi, fin dall’inizio di gennaio, dobbiamo muoverci, cambiare, fare in modo che questo mezzo di comunicazione della democrazia a chilometro zero, dei «clandestini» di ogni tipo, della critica allo «sviluppo» e del consumo di suolo zero, dell’economia a misura della società e della natura, viva, anzi prosperi, alla faccia di Tremonti.
Un modo per neutralizzare o quanto meno ridurre i danni provocati dalla mannaia del governo c’è: un abbonamento biennale, vorrebbe dire scommettere con noi sul futuro di un mezzo di comunicazione sociale. 200 euro è il costo dell’abbonamento biennale o due abbonamenti insieme. 120 euro quello annuale, 50 quello all’edizione in pdf scaricabile dal sito fin dal giovedì. I semestrali, rispettivamente 70 e 30 euro. Con carta di credito sul nostro conto di Banca etica http://bottega.carta.org/index.php?main_page=index&cPath=4 o ccp n. 16972044 o conto correnti bancario Iban IT85D050 1803 2000 0000 0110 440

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