L’unanime e immonda proposta di legge sugli stadi
Vezio De Lucia
Bisogna riconoscere che stavolta è stata Legambiente ...
Bisogna riconoscere che stavolta è stata Legambiente a lanciare per prima l’allarme. Con inusitata durezza, il presidente dell’associazione Vittorio Cogliati Dezza ha dichiarato che, se approvato, il disegno di legge sugli stadi in discussione alla Camera può dare il via alla più grande speculazione urbanistica nelle città italiane dal dopoguerra. E che parlare di europei di calcio e di miglioramento degli impianti è un’ipocrisia. I disastri di Italia ’90 sono niente di fronte alle prospettive spalancate dal nuovo provvedimento. Mirko Lombardi e Roberto Musacchio hanno scritto su Gli altri che l’enormità della proposta in discussione fa impallidire la famigerata legge Lupi del precedente governo Berlusconi.
Eddyburg ha già dato trattato l’argomento, ma è bene riprenderlo. Dunque, la commissione cultura del Senato, il 7 ottobre scorso, ha approvato all’unanimità, il disegno di legge intitolato “disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi anche a sostegno della candidatura dell’Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo o internazionale”. L’approvazione all’unanimità evita il passaggio in aula e trasferisce il testo di legge direttamente alla Camera, dove è in corso la discussione, anche qui in commissione cultura.
Gli europei di calcio, i tifosi, lo sport sono un paravento, il cuore del provvedimento sono i “complessi multifunzionali” che si possono costruire insieme agli stadi e possono comprendere interi pezzi di città: attività commerciali, residenziali, ricettive, direzionali, di svago, culturali e di servizio. Perfino in aree non contigue allo stadio che dovrebbe legittimarle. Tutto ciò con procedure derogatorie, come al solito e più del solito. A promuovere le iniziative sono le società sportive o soggetti a esse collegati che presentano uno studio di fattibilità, il sindaco promuove un accordo di programma che determina le necessarie varianti urbanistiche e, nientemeno, la “dichiarazione di pubblica utilità e di indifferibilità e urgenza”, quasi fossero opere pubbliche. Non basta, sono previsti addirittura agevolazioni e contributi finanziari e, infine, gli interventi possono essere realizzati con una semplice Dia – dichiarazione di inizio attività –, istituto in origine pensato per semplificare la costruzione di opere interne alle abitazioni, a mano a mano dilatato fino alla scala urbanistica.
Opportunamente, Legambiente ha fornito anche i dati relativi al confronto tra il nuovo stadio del Bayern di Monaco inaugurato nel … – e considerato un autentico gioiello, uno degli impianti più funzionali del mondo – e quelli di cui si discute nella capitale per le squadre della Roma e della Lazio. Riporto qui solo le quantità riguardanti il consumo del suolo: a Monaco, tutto compreso, 14 ettari; a Roma i nuovi stadi (insieme agli inevitabili complessi polifunzionali) dovrebbero occupare rispettivamente 150 e 600 ettari, con il consenso di regione e comune.
Che devo dire? Mentre è ancora aperta la drammatica vicenda delle leggi regionali per il piano casa, scatta quest’altra immonda e unanime proposta. A generare il mostro è ancora una volta l’atteggiamento di resa senza condizioni del potere pubblico. Il governo del territorio è ormai legalmente e dichiaratamente passato nelle mani della speculazione fondiaria. Possiamo andare avanti così? Che dobbiamo fare? A chi dobbiamo dirlo? Siamo sfiniti. Non è più un problema di urbanistica, è un problema di democrazia e di regole fondamentali della società.

Nota: per la legge Stadi si vedano anche gli articoli da La Gazzetta dello Sport dell'aprile 2009; da Terra dello scorso ottobre e di pochi giorni fa quello dal Corriere della Sera (f.b.)

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