Al centro un lago, intorno il malaffare. Sabaudia assediata dai clan
Alessandro Ferrucci
Una storia esemplare della forza degli interessi speculativi edilizi. Su Il Fatto Quotidiano, 29 dicembre 2009 (m.p.g.)
Strade diritte, strutture basse e geometriche, il palazzo del Comune al centro dell’abitato. Mattoncini a vista. Sabaudia, cento e passa chilometri a sud di Roma, paradigma, piccolo orgoglio dell’architettura fascista, meglio detta “razionalista”; set del film di Daniele Lucchetti “Mio fratello è figlio unico”, dove Riccardo Scamarcio ed Elio Germano fanno rivivere sullo schermo la vita di Antonio e Gianni Pennacchi. Di allora, del Ventennio, c’è ancora un certo gusto nella fede politica, con il “destra-centro” blindato a ogni elezione. In apparenza. In sostanza questa cittadina di circa 20mila abitanti, è inserita in una zona, la provincia di Latina, dove “la voce grossa la fanno i grandi gruppi malavitosi”, spiega Alessandro Panigutti, direttore di “Latina oggi”, il quotidiano locale più diffuso.

E parliamo dei big di camorra, mafia e ’ndrangheta: dai “cinematografici” Casalesi (gli stessi di “Gomorra”, descritti prima da Saviano e poi da Garrone) ai Bardellino; dai Tripodo agli Alvaro fino a raggiungere gli Scissionisti. Un quadro forte, dove la stessa Sabaudia dà il suo “piccolo” contributo: basta prendere le vicende di questi ultimi mesi. Uno dei consiglieri comunali di maggioranza, Rosa Di Maio, è attualmente imputata nel maxi processo al clan avellinese dei Cava a seguito di una inchiesta della Dda di Napoli; a suo padre, un mese fa, è stato sequestrato un immobile del centro per gravi abusi edilizi. Infine è stato scoperto un esteso giro d’usura legato ai campani e gestito da un funzionario comunale andato in pensione e poi richiamato dalla stessa amministrazione di Sabaudia.

In questa realtà, incastonato tra le dune, fronte mare, sorge il Lago di Paola: sette chilometri di lunghezza per 440 ettari di acqua, inserito nel Parco Nazionale del Circeo e uno dei quattro elementi costieri di un complesso detto Zona Umida di Interesse Internazionale. È considerato Sito di importanza comunitaria dall’Europa: all’interno è stata rinvenuta una straordinaria villa Imperiale di Domiziano; alcune chiuse sono d’epoca romana. Bene, vogliono farlo diventare un porticciolo. E intorno edificare, e ancora edificare. Sono anni che ci provano e in parte ci sono anche riusciti: fino a qualche anno fa stazionavano circa 800 imbarcazioni e un cantiere navale aveva iniziato a costruire dei maxi-yacht da 36 metri. Poi marcia indietro.

L’ostacolo? La famiglia Scalfati, da generazioni proprietaria del lago, da quando, nel 1883, lo acquista dallo Stato italiano per svolgere delle attività ittiche. Sono loro, Anna e Andrea, madre e figlio, a fronteggiare, a ribattere colpo su colpo, dalla carta bollata, ai tribunali, fino a denunciare le minacce e i tentativi di alcuni imprenditori e politici locali di portare a termine il progetto. “Ho scoperto sulla mia pelle tutti i modi per esercitare pressione su una persona: è veramente dura - racconta Anna, volto noto del Tg3 -. Pensi un po’, prima hanno provato a coinvolgerci, e ci sono riusciti con mio fratello, ora consigliere della maggioranza, poi quando è stato chiaro il mio no, è partita una campagna di delegittimazione durissima, anche a mezzo stampa.

Con gran parte della popolazione del luogo schierata contro di noi, accusati di non voler offrire un rilancio economico della zona”. Ecco le intimidazioni, gli atti vandalici: “Hanno sfondato gli impianti di illuminazione, divelto alberi, insegne, danneggiato una delle chiuse, ci hanno insultato e aggredito per strada”, incalza Andrea. Poi il provvedimento che ha aperto voragini tanto grandi quanto i dubbi sulla sua legittimità: il 7 agosto del 2009, il Tribunale Superiore delle acque, una branca semi-sconosciuta della Corte di Cassazione, in seguito a un’azione giudiziaria del Comune di Sabaudia, “ha emesso un’ordinanza che non solo non ha alcun precedente in Italia, ma che non trova neppure riscontro in dottrina, scrive Gaetano Benedetto - condirettore di Wwf Italia e presidente dell’Ente Parco del Circeo -. Il Tribunale attribuisce al Comune una podestà d’indirizzo in un ambito, quello del Regolamento del parco, che invece è specificamente dell’Ente gestore dell’area protetta”.

In sostanza, secondo il Tribunale, il Lago è navigabile e il sindaco di Sabaudia può decidere le sue sorti, con un vincolo: convocare una conferenza di servizi nella quale intervengono tutti i livelli dello Stato. Ci ha provato, e per ben due volte, ma non si è presentato nessuno, né la Regione né i tre ministeri coinvolti (Politiche Agricole, Ambiente e Beni Culturali). Comunque resta un fatto: “La tesi del Tribunale apre un meccanismo nel quale gli interessi collettivi diventano subalterni ad altri”, interviene Angela Napoli, deputata del Pdl ed esponente della Commissione antimafia. È lei ad aver portato la questione in Parlamento con un’interrogazione: “Sì, perché l’anomala situazione in cui versa il Lago potrebbe essere inquadrata, vista la prossimità dell’area, nelle vicende di abusi e illegalità per la presenza delle varie cosche. Vede, lì la realtà è veramente dura, con parte della magistratura locale che in questi anni ha preferito non vedere o è stata bloccata. L’esempio principe è Fondi (distante appena 40 km da Sabaudia, ndr): un Comune in odor di mafia, non sciolto (dal ministro Maroni, ndr) per infiltrazione e dove i poteri forti condizionano tutto”. Comunque “anche il caso del Lago dimostra – continua la Napoli – come, in questa zona, le istituzioni finiscono per intrecciarsi con un certo sistema affaristico, dove poi gli interessi criminali deturpano e incidono sul bene collettivo: l’altro giorno sono andata a Paola, e le garantisco che sono rimasta allibita da quanto visto e sentito”.

“La questione criminalità in questa provincia parte da lontano e per anni ha fatto comodo a molti non vedere - interviene Alessandro Panigutti - . Qui prima è arrivata gente inviata al soggiorno obbligatorio, poi i pentiti di mafia a nascondersi, una parte di loro ha messo radici. Uno per tutti: Frank Coppola, che ha soggiornato ad Aprilia, ha annusato l’aria, si è cresciuto qualche ragazzotto, ed è partito il suo business. Poi c’è un aspetto geografico: non siamo lontani dalla Campania, e la criminalità, si sa, cerca sempre nuovi sbocchi, così sono ‘sbarcate’ le grandi famiglie. Vede, tutti parlano dei Tripodo e dei loro affari su Fondi ma loro, oramai, sono la pagliuzza. La partita è molto più complessa e giocata sul traffico di droga e l’edilizia, ed è una partita trasversale che interessa la Provincia in tutta la sua estensione”.

E torna l’edilizia. “L’anno scorso la Provincia ha presentato un progetto di rivalutazione dell’area con in copertina l’immagine di un enorme yacht - racconta Andrea Scalfati -. Un progetto che avrebbe probabilmente aperto la strada a una corsa all’edilizia speculativa. Insomma, senza alcun interesse per gli aspetti naturali, la conservazione ambientale, l’attuale micro-clima. Niente”. Una botta di cemento e via. “La verità è che qui non c’è l’ombra di tessuto sociale – conclude il direttore di Latina Oggi -, non abbiamo radici: Latina ha solo 70 anni, e si vede”.

A meno che non ci sia qualcuno, ostinato, pronto a dire “no”, e a “muso duro” come cantava Pierangelo Bertoli: “Un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro...”.

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