Auto e moto distruggono lo spazio pubblico milanese
Lodo Meneghetti
Ho conservato il bell’articolo di Guido Viale ...
Ho conservato il bell’articolo di Guido Viale in Repubblica del 21 gennaio 2006 dedicato al traffico nella città. Viale afferma che il primo nemico degli abitanti, più dell’inquinamento dell’aria, è l’occupazione delle strade da parte delle auto in movimento e, peggio, parcheggiate; che è di per sè il traffico privato a essere inconciliabile con la vita urbana. Unico provvedimento veramente «strutturale» (parola della quale abusano i nostri amministratori e i loro tecnici), sarebbe ridurre drasticamente il numero dei veicoli.

Noi milanesi verifichiamo ogni giorno che lo spazio pubblico, dalle strade ai marciapiedi, dalle piazze ai parterre dei viali, è asservito ai signori della motorizzata guerra giornaliera. Penalizzato pesantemente il trasporto pubblico. Non si contano le volte che il tram rimane bloccato, e non per pochi minuti, dall’ingombro di autoveicoli privati; non si contano questi ultimi parcheggiati in doppia fila, persino sui due lati stradali, così da restringere la carreggiata e da impedire il passaggio degli autobus. È consuetudine la sosta sulle righe bianche che vieta il passaggio al frastornato pedone, o la presenza irregolare dei famosi «camioncini».

I signori della guerra automobilistica combattono fra loro ma prima contro le persone appiedate, o anche in bistrattata bicicletta, poi contro i mezzi pubblici. Vincono sempre perché protetti dall’amministrazione comunale (anche se una buona parte non sono residenti in città) e non perseguiti dai vigili urbani mediante giuste contravvenzioni, almeno, o con l’aborrita (da questi) rimozione del mezzo. La ragione non è solo la ricerca del consenso elettorale, è anche l’arretratezza culturale, la condotta urbanistica estranea agli effettivi problemi della vita sociale urbana e succube di imprenditori edili, finanzieri, padroni della moda che disprezzano qualsiasi ipotesi di isola pedonale. Tutte categorie che se ne impipano delle difficoltà dei comuni cittadini afflitti dall’insostenibile pesantezza del traffico privato.

Oggi, a distanza di quasi quattro anni dall’articolo di Guido Viale, alla questione del predominio nello spazio urbano delle automobili in movimento o ferme in spazi illeciti bisogna aggiungere quella di motociclette e motorini, presenti in massa. Aumentate in progressione geometrica, non hanno eguali, riguardo all’occupazione dello spazio circolando o parcheggiando, per violazione delle regole e dei comportamenti ragionevoli. Quando sono in movimento, diventano sempre un pericolo a causa dell’eccesso di velocità e, soprattutto, dell’abitudine a infilarsi in ogni minimo vuoto fra le auto, gli autobus, i tram, le biciclette, gli stessi pedoni. Quando sono ferme, se ne stanno, a parte i posteggi destinati e segnalati, dappertutto: marciapiedi (che peraltro percorrono a motore acceso per trovar posto), piazze e sagrati, sotto i portici (idem come i marciapiedi). Chi non vive o frequenta Milano non può immaginare quanto gravemente incida sulla vita urbana il trattamento abusivo, tollerato anzi favorito, dello spazio pedonale da parte delle «due ruote» a motore («due ruote»: così i nostri amministratori amano mischiare in un unico calderone biciclette e moto, mezzi che più diversi non potrebbero essere riguardo al modello di «città affabile» che avremmo voluto conservare).

Come può accadere che, fra automobili e motociclette, certi spazi pubblici storici diventino da ambienti per star bene, grazie alla loro riservatezza e bellezza, luoghi da scappar via afflitti? Come sopportare, per esempio, lo stato di Piazza San Sepolcro con la chiesa e la biblioteca Ambrosiana, di Piazza Belgiosioso col fastoso palazzo e la Casa del Manzoni, di Piazza Sant’Alessandro con la grande chiesa barocca, dello slargo con la Cappella della Pietà di Santa Maria presso San Satiro (e parcheggio segnalato…)? Vedere le fotografie scattate in un giorno qualunque.

Allegato un Power Point di quattro immagini. Cfr. nel sito i miei articoli «È l’auto il nemico numero uno della città», 2 febbraio 2006 e «Smog e traffico, a Milano non cambia nulla», 19 gennaio 2009 (l.m.)

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