Ecco il paese a crescita zero meglio le tasse del cemento
Francesco Erbani
No al consumo di suolo. “La scelta verde di Cassinetta di Lugagnano, nel Milanese: vietato costruire”. La Repubblica, 9 ottobre2009
Un provvedimento per compensare i mancati introiti che il Comune incassa quando concede di costruire. Non un centimetro quadrato dei pregiati terreni comunali compresi fra il Ticino e il Naviglio Maggiore verrà dunque occupato da nuove costruzioni. Si ristruttura solo quel che già c´è. La piccola rivoluzione i cittadini amministrati da Finiguerra l´accolgono con favore: per loro vale la pena pagare un po´ più di soldi, ma avere un territorio e un paesaggio intatti. E così, quando vanno a votare per le politiche, assicurano a Pdl e Lega il 65 per cento dei voti, ma quando rinnovano il Consiglio comunale non hanno tentennamenti. La lista civica di centrosinistra guidata da Finiguerra, classe 1971, laurea in scienze politiche, direttore della Biblioteca comunale di Opera, ha preso il 51 per cento nel 2003 e il 62 nel 2007, un mese dopo aver approvato il piano regolatore.

Cassinnetta ha 1.800 abitanti. È un borgo solcato dal Naviglio, che disegna un paesaggio d´acqua dove le grandi famiglie milanesi fra Cinquecento e Settecento edificarono splendide ville, come i casati veneziani fecero sul Brenta (i Visconti Maineri, i Trivulzio, i Birago Clari Monzini, i Negri Campi). Ma Cassinetta, dichiarata Riserva della biosfera dall´Unesco (ce ne sono solo altre sei in Italia), è al centro di una regione in cui le pressioni edilizie sono imponenti. Confina con Abbiategrasso e lambisce l´estrema periferia milanese. È sulla direttrice che porta a Malpensa e potrebbe veder scorrere, a poche centinaia di metri, l´autostrada a quattro corsie che dovrebbe condurre all´aeroporto, con il corredo di svincoli, capannoni e centri commerciali che simili infrastrutture trascinano. Qui il cemento avanza a ritmi vorticosi: il 43 per cento di tutto il territorio della provincia di Milano è urbanizzato, ma Finiguerra può vantare che nel suo paese la percentuale scende al 19. E l´altro 80? Fa gola, sarebbe lo sfogo naturale di quell´incontinenza edilizia che dilaga nella "megalopoli padana", come la chiamava il geografo Eugenio Turri. Ma tutti i progetti, le pressioni, le chiacchiere suadenti vanno a sbattere contro la porta del sindaco. Alcuni anni fa la Villa Clari Monzini, gioiello dell´architettura tardo cinquecentesca, era in rovina. Venne acquistata da un immobiliarista che si presentò al Comune proponendo di costruire nel parco una sessantina di appartamenti divisi in tre palazzine. La risposta di Finiguerra fu: niente palazzine, ristrutturi la villa. E così è andata. Ora l´edificio splende con i suoi colori tenui.

Il verde è salvo, salve sono le rogge che irrigano i campi, ma per il Comune, ogni volta che svaniscono oneri di urbanizzazione (prima che arrivasse Finiguerra erano dai 100 ai 150 mila euro l´anno) si apre un buco nel bilancio. Eppure, al cemento che garantisce gli oneri, Cassinetta preferisce le tasse. Qui è stata aumentata l´Ici e adesso che l´hanno abolita sulla prima casa, Finiguerra l´ha incrementata di un punto su tutte le attività produttive. Poi ha alzato del 10 per cento il costo delle mense scolastiche e raddoppiato quello dei centri estivi. «Non abbiamo toccato le spese sociali», spiega, «ma abbiamo tagliato su tutto il resto: io prendo 500 euro mensili, i quattro assessori 70. Non abbiamo macchine di servizio, solo una Panda del 1990. Abbiamo sostituito tutte le lampadine del cimitero per risparmiare elettricità e sulla scuola materna abbiamo installato pannelli fotovoltaici».

Il Comune non ha spese di rappresentanza, tutte le iniziative culturali sono pagate da sponsor. Scatta la molla della "finanza creativa", ma invece che svendite di patrimonio pubblico e cartolarizzazioni, ecco i matrimoni in villa. A Cassinetta vengono a sposarsi da tutta la Lombardia e allora si è fatto un accordo con la proprietaria di una villa settecentesca, che offre il catering, e il Comune si fa pagare da 750 a 1.500 euro per celebrare nozze anche a mezzanotte, con passeggiata sui bordi del Naviglio.

Finiguerra è stato chiaro fin da subito con gli elettori di Cassinetta. Il suo programma prevedeva stop al consumo di suolo, bene non riproducibile e indispensabile sia per le produzioni agricole sia per i paesaggi che genera. E con quel programma ha vinto, nonostante le tasse.

Su eddyburg una cartella dedicata a Cassinetta di Lugagnano
Nella foto (di Cristina Gibelli) Domenico Finiguerra a Lodi, tra F. Bottini ed E. Salzano

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