Riflettere per evitare danni irreparabili
Sandro Roggio
Un intervento a chiarimento e sostegno della benemerita iniziativa del Presidente Renato Soru, per difendere le coste della Sardegna. Da la Nuova Sardegna del 3 ottobre 2004
Nei primi anni ‘90 la Regione decise di vincolare una fascia di 300 mt. dal mare raddoppiando la misura in vigore. Poi i piani paesistici, che accoglievano la norma, sono stati annullati (un primo gruppo già nel ‘98) e da allora la politica, eludendo i tentativi di riaprire il dibattito, ha scelto la strada dell’attesa; conveniente specie per chi non ha mai nascosto l’idea di fare saltare tutto il quadro delle regole.
Il vincolo temporaneo per una fascia di 2 km. dal mare posto dalla giunta regionale è un provvedimento annunciato. In campagna elettorale Soru ha continuamente affermato l’intenzione di ampliare il regime di tutela, giudicato insufficiente. Per salvare il salvabile è un’ accortezza indispensabile.
Ma è la contrarietà degli avversari di questa linea (e la equidistanza di altri) che ne spiegano la giustezza. Una cuccagna l’assenza di regole
che darebbe il tempo di assestare gli ultimi colpi: tante case in libertà, almeno quante se ne faranno comunque, per via di molte concessioni già rilasciate.
Ma le ragioni contro il decreto si ammantano di significati alti: «contrario ai metodi raffinati della pianificazione», «in dispregio all’autonomia dei
comuni», «contro lo sviluppo turistico» ecc. Ed è curioso che chi invoca la certezza del diritto oggi, non lo abbia fatto quando vi erano territori
con e territori senza piano paesistico.
Ma nessuno nega che la sottrazione, per legge regionale ed extra-piano, di parti dei litorali alla trasformazione (la deprecata fascia di rispetto
dei 300 mt.) abbia scongiurato un danno di considerevoli proporzioni.
Non è vero d’altra parte che il ricorso a queste misure sia operazione astratta. Per alcuni beni, a rischio di danni irreversibili, i vincoli si sono ampliati per corrispondere a crescenti riconoscimenti di valori.
Grandi parti delle città italiane sono sostanzialmente immodificabili, aldilà di dettagliate analisi urbanistiche (non solo i profili delle più note piazze e strade delle città storiche ma gli assetti di una miriade di paesaggi urbani minori sono vincolati). Appunto nelle città d’arte - care ai turisti più delle spiagge sarde - un metro cubo in più varrebbe una fortuna e tanti metri cubi sarebbero una disgrazia. La tesi secondo cui i vincoli aumentano la rendita delle preesistenze lascia il tempo che trova.
Verso i paesaggi naturali il processo di affezione avviene con più lentezza. Le misure di rispetto non sono che il riconoscimento a siti dove le sensazioni
di chi si guarda attorno sono più forti, che aumentano quanto più ci si avvicina alla riva del mare, come al nucleo di un bosco, alla cima di un
monte, a un nuraghe. Difficili da definire esattamente e variabili («tu chiamale se vuoi emozioni», semplificava Lucio Battisti).
E il grado elevato di intensità emotiva di questi ambiti, che si può alterare con poco, è confermato guarda caso dal valore di mercato - qui la rendita
immobiliare è molto alta - che si spiega con le ricorrenti richieste di possesso esclusivo.
È così irragionevole ipotizzare di allontanare l’edificazione in modo da lasciare intatti quei luoghi - e quelle emozioni - a vantaggio di molti? Chi può affermare che i turisti, per esempio quelli che hanno cominciato a disertare la Sardegna, non apprezzino questo riguardo verso il carattere
dei luoghi, anche oltre i 300 metri dal mare?
È cresciuta l’esigenza di tutela dei litorali sardi, oltre quella linea credo. La soglia di sopportazione verso le alterazioni dei siti più delicati è stata ampiamente superata, e i sardi - non solo quelli residenti nei comuni marini - e i forestieri guardano con indignazione ai danni, questi si pregiudizievoli
per il turismo. Fermarsi un anno a fronte di scelte che si trasferiranno nel tempo lunghissimo è opportuno: si scoprirà che non servono altre residenze sparse ma al più qualche buona (e vera) attrezzatura ricettiva meglio se localizzata all’interno dei preesistenti insediamenti.
Potrà riflettere quel sindaco che ha fretta di avere villaggi sulla costa con un centro storico mezzo vuoto, e convenire che una estensione del regime
di tutela, cioè piani paesistici più rigorosi di quelli annullati, potrà avvantaggiare il suo comune.
La Regione ha il compito di continuare nella strada intrapresa perchè tra l’altro ha molto più consenso di quanto si vuole fare apparire. Se ne dovrebbero
convincere gli alleati di Soru, quelli titubanti e che si collocano in quelle zone grigie, né di qua né di là, in attesa di vedere come andranno le cose.

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Mauro Lissia
«Accolto il ricorso della giunta Soru e delle associazioni, Coimpresa non può costruire». Una sentenza di grande valore (in calce), premia una campagna cui eddyburg ha concorso. La Nuova Sardegna, 4 marzo 2011
Salvaguardata la costa con il Piano paesaggistico, ora Soru vuole ridurre le sperequazioni tra i privilegiati e gli altri, e far pagare di più a chi ha di più. Due articoli da la Repubblica del 6 maggio 2006
Luca Roich
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