Il Presidente Soru parla ai sindaci della costa
Renato Soru
Un bellissimo discorso del Presidente della Sardegna ai sindaci della costa, tenuto ad Alghero il 6 settembre 2004. La consapevolezza del ruolo della Regione, la responsabilità di rappresentare anche le generazioni future, la fermezza nel sostenere che “il turismo non è vendere la terra”: queste sono alcune delle cose più apprezzabili, e controcorrente
“Abbiamo fatto parlare tutti quelli che si sono iscritti a parlare e alla fine della giornata ce ne andremo da qui avendo più ascoltato che parlato. Ci sono stati più di 25 interventi e io ringrazio tutti singolarmente, da ciascuno di questi interventi c’è qualcosa di prezioso da cogliere, importante, anche quando magari il gioco delle parti ha avuto un ruolo troppo importante e anche quando la polemica forse poteva essere stemperata.
I temi sul tappeto sono moltissimi, contagiati da tante cose, le considero tutte, cercherò di far tesoro di tutte, partendo da quella che sottolinea che forse non abbiamo rispettato troppo il cerimoniale con il presidente della Provincia, il sindaco del Comune, però francamente mi sembrano questioni ridicole. Abbiamo fatto in fretta questo incontro di lavoro perché dobbiamo lavorare in fretta per i motivi che voi ci avete sottolineato, senza troppi cerimoniali, incontrandoci da pari come voi avete detto perché c’è da fare. Rappresentiamo istituzioni diverse con responsabilità diverse che tutte assieme collaborano, secondo il principio di equanimità al Governo di questa Regione. Non abbiamo pensato di fare troppe cerimonie, abbiamo fatto le cose in fretta spendendo poco denaro pubblico ma cercando di essere più efficienti possibile.
Ringrazio comunque il sindaco del comune di Alghero per averci ospitato, non l’abbiamo voluta disturbare perché non cercavamo nulla di particolare, cercavamo una sala dove incontrarci e parlare un po’. Però le devo riferire i complimenti che sono già stati fatti per la sua città, perché sono venuto ieri sera e ho passato una bella serata passeggiando per i Bastioni, e mi devo complimentare per la piacevolezza di passare una serata in questa città. Capisco il successo di questa città, per la piacevolezza di far turismo qui e basta una serata ad Alghero per capire che differenza c’è tra visitare una lottizzazione costiera o un villaggio inventato o uno nuovo, o una specie di presepio di cartapesta, un paese vissuto dalla gente, un posto vero che attiri la gente, che l’attiri tutto l’anno e che non si monti e smonti come un presepio che dura solo 20 giorni di architetture di venti anni, un progetto che ci costa sempre un sacco di soldi e che ogni anno dobbiamo ricomprare. Questa è la differenza tra diversi tipi di turismo: fra un luogo di cartapesta e un luogo vero. Suggerisco a tutti una serata ad Alghero, a tutti quelli che hanno responsabilità per programmare il turismo nel loro territorio.
Ho detto che faccio tesoro di tutti gli interventi. Anche se volessi riassumere un pochino gli interventi ne viene fuori che ho sentito poche autocritiche oggi. Parliamoci francamente, ho sentito veramente poche autocritiche da parte degli amici, eppure tutti saranno immagino amministratori pro tempore come lo sono io e quindi non hanno magari responsabilità del passato. Sembrerebbe che tutto va bene, tutto va benissimo. L’ambiente della Sardegna è stato sempre salvaguardato dalle amministrazioni locali, quello che abbiamo realizzato è tutto bellissimo, come dicono, e ciò che stiamo facendo è tutto buonissimo. Il turismo anche quest’anno sta esplodendo e ci sta portando una montagna di lavoro, gli operatori turistici sono tutti contenti, va tutto bene, per cortesia lasciateci lavorare, non disturbateci.
Questo è un pochino il riassunto brutale degli interventi, però non credo sia così perché, se chiediamo a tanta gente che va in giro per la Sardegna, che va in giro per le coste della Sardegna, non tutto quello che è stato costruito è buono, anzi molto di quello che è stato costruito non è buono affatto, anzi ci induce anche a vergognarci un pochino per quello che è stato fatto. E non è neanche vero che il turismo sta andando bene in Sardegna, a parte rarissime situazioni, il turismo sta andando piuttosto male quest’anno, in Sardegna come in altri luoghi d’Italia, colpito dalla nuova competizione, da mercati nuovi che si offrono al mercato del turismo europeo e mondiale con professionalità nuove, prezzi più bassi, prezzi molto più bassi e a volte molto spesso servizi migliori. Il turismo non sta andando bene in Sardegna e allora forse vale la pena di continuare a parlare senza pregiudizi.
Un tema importante che è emerso: non siamo più il modello di uno Stato gerarchizzato, dove certamente si decide in piena autonomia facendo poi subire le decisioni centrali alle regioni alle province poi ai comuni. E d’altronde noi, come amministrazione regionale che combatte quello che sta accadendo in questi giorni in Parlamento, a livello centralistico statale, con il programma addirittura di modificare l’autonomia regionale di regioni che hanno carattere atipico, non possiamo pensare a decisioni centralistiche per territori, comuni, province che hanno caratteri di complementarietà e di pari valore con l’amministrazione regionale. Non ci può essere una Regione senza comuni ma non ci può essere una regione neanche senza amministrazione regionale. Tutti siamo stati votati a scrutinio segreto, come è stato ricordato stamattina, e a ciascuno di noi è stata data una responsabilità diversa, ai sindaci dei comuni costieri, agli altri trecento sindaci che oggi non sono rappresentati in questa sala e che io devo rappresentare e anche alla Regione che sicuramente ha un ruolo importante, diverso da quello dei sindaci.
Abbiamo il ruolo di programmare, abbiamo il ruolo di coordinare, fissare gli indirizzi, di guidare la politica, le diverse politiche della Regione, in questo caso la politica del turismo, le politiche urbanistiche, le politiche dello sviluppo; quindi dobbiamo lavorare assieme e stiamo cercando di imparare a farlo. Comunque esserci incontrati oggi credo sia stato importante per tutti ed è un segno di questa nostra volontà del cambiamento. C’è stato detto che forse lo potevamo fare prima, io continuo a pensare che è stato importante prima farlo e poi discutere e sentire la volontà di questa Giunta regionale, non solo di discutere ma di far le cose. E comunque abbiamo avviato questa discussione che inizia oggi, e andrà avanti e vedrà il vostro contributo attivo da qui ai mesi prossimi e ci porterà alla stesura di un Piano Territoriale Paesistico Regionale.
Programmazione dall’alto verso il basso o dal basso verso l’alto, non credo che dobbiamo attenerci a delle formule ma sicuramente siamo tutti chiaramente consapevoli che abbiamo bisogno sia di assistenza tecnica sia di competenze esterne, ma abbiamo anche bisogno di riconoscere le competenze locali, delle amministrazioni locali, di chi conosce il territorio. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro e nessuna parte può fare a meno dell’altra parte; il singolo comune non può fare a meno dell’amministrazione e l’amministrazione regionale non può fare affatto a meno dei singoli comuni. Dobbiamo imparare a lavorare assieme, a rispettarci, e a rispettare la responsabilità diversa che ciascuno di noi ha; è stato detto: “Lei dovrebbe essere il sindaco di tutti i sindaci”, non lo so, non lo so cosa devo essere. Io devo, dovrei, rappresentare tutti i sindaci, devo rappresentare tutti i cittadini sardi, devo sapere di rappresentare gli interessi di tutti i cittadini sardi, di tutti, non solamente dei cittadini dei comuni costieri, ma anche gli interessi dei cittadini di Sanluri, tanto per fare un esempio, che non hanno il mare nel loro comune però hanno conosciuto Torre dei Corsari nel comune di Arbus, hanno conosciuto Marceddì nel comune di Terralba, hanno conosciuto San Giovanni di Silis nel comune di Cabras, e sono portatori d’interesse in quei posti, direi quanto i cittadini di queste sono portatori di interessi altrettanto importanti e altrettanto meritevoli di tutela verso quei luoghi.
E rappresento, vorrei rappresentare, in questa Giunta, gli interessi di tutti i cittadini sardi; non solo, vorrei rappresentare gli interessi di tutti i cittadini sardi, di oggi e quelli che non conosciamo ancora. Sono assolutamente conscio che dobbiamo rappresentare gli interessi di chi non è ancora nato e non nascerà prima di 20, 30 anni. Sono altrettanto importanti quegli interessi, non ci siamo solamente noi, il mondo non finirà e abbiamo il dovere di controllare e di far trovare ai nostri nipoti almeno qualcosa di quello che abbiamo conosciuto noi, e se è possibile dobbiamo fargli conoscere meglio tutto quello che di buono abbiamo conosciuto noi e qualcosa di migliorato e niente di compromesso e di cancellato per sempre: questi sono gli interessi di cui io sono portatore, io e la Giunta.
“C’era urgenza di provvedere?” mi è stato chiesto dal sindaco di Sassari. Accidenti se c’era urgenza, c’era molta urgenza per dei provvedimenti, per dei vincoli caduti, che il passato Consiglio regionale non era riuscito a riproporre, per cui questa nuova amministrazione regionale si è trovata in una situazione di caos normativo sulla fascia costiera che, come è stato ricordato, rappresenta una parte importante dei presupposti di sviluppo turistico e quindi di sviluppo di tutta la Regione sarda. C’era assolutamente l’urgenza di prendere dei provvedimenti. I 2000 metri fanno parte della storia dei precedenti PTP: la programmazione costiera è andata ad esaminare e a studiare la fascia dei 2 chilometri. C’era urgenza e abbiamo prudentemente, e con rispetto anche per quello che hanno fatto gli altri, limitato l’oggetto della nostra attenzione a difendere 2 chilometri di costa che erano stati oggetto dell’attenzione di chi ci ha preceduto. C’era assolutamente urgenza di farlo e l’abbiamo fatto.
Io vorrei cercare di chiarire, scusatemi, però ho ascoltato parecchio e poi corro il rischio di farvi perdere qualche minuto, comunque vi ringrazio di richiamare la vostra attenzione per qualche minuto in più, però è stata preziosa per voi questa mattinata ma è preziosa anche per me per farmi sentire direttamente da voi su questo argomento.
E vorrei provare ad inquadrare questa cosa in un insieme un pochino più generale che appunto è la responsabilità che io ho. E’ chiaro che quando si parla di norme generali poi colpiscono il singolo comune che aveva il suo problema particolare, un altro ne aveva ancora un altro, un altro comune non ha costruito nulla per cui è inutile che venga penalizzato come quello che ha costruito tantissimo, un altro ha nei suoi 200 metri caso unico rarissimo un importante presenza di industria zootecnica, ci sono cento particolari che avremo modo di analizzare e vi chiediamo di aiutarci a comprendere ed eventualmente a correggere. Ma quando c’è fretta è chiaro che nelle pagine si tagliano delle cose che non si vorrebbe tagliare, ma è comunque prezioso, importante, prendere delle note generali.
Comunque, quale è in realtà l’inquadramento generale che la Giunta deve fare, diversamente dai sindaci, che devono pensare all’interesse del loro singolo territorio? Innanzitutto parliamo di sviluppo economico per questa regione, di possibili modelli di sviluppo economico, di possibilità di sviluppo economico.
E’stato ricordato che l’altro giorno c’era il centenario dei fatti di Buggerru, una Sardegna all’epoca certamente più povera di oggi con un reddito pro-capite che era pari al 40% del reddito pro-capite della media nazionale. Oggi il reddito in Sardegna è sicuramente più alto. La Sardegna è più ricca di 100 anni fa, ma il reddito pro capite dei sardi è ancora pari a meno il 65% della media nazionale, dal 40% siamo passati al 65%: questo è il risultato.
Per altre cose la crescita è stata molto più importante, ad esempio per l’istruzione: il 75% delle coppie che si sposavano all’epoca firmavano con una croce i documenti del loro matrimonio; oggi direi che non c’è più nessuno che, delle nostre giovani coppie, firma con una croce. All’epoca, le donne non votavano per nulla, è stato ricordato, c’erano forse circa 15 mila frati che erano iscritti nelle liste elettorali, c’erano trecento studenti all’Università, c’erano 50 ragazzi all’anno laureati, 30 avvocati e 20 medici. La Sardegna ha fatto passi avanti da giganti, però la Sardegna non ha fatto altrettanti passi da gigante nel recupero dello sviluppo economico, dal 40% è passata al 65%. Credo che magari ci saremmo aspettati un risultato migliore e questo ritardo di sviluppo deve essere ancora la priorità del Governo della Regione, insieme alle altre cose. Un ritardo di sviluppo che si sposa con un altro dato importantissimo: la Sardegna ha probabilmente il tasso di disoccupazione più grave di tutta l’Italia. Abbiamo detto che siamo vicini al 20% e in certe regioni, in certe aree della Sardegna, e soprattutto per i giovani e per le donne, questo tasso supera il 35%, in alcune occasioni si avvicina anche al 50%; un reddito più basso del 35%, tassi di disoccupazione cha vanno dal 18, 20, 35%.
Come dare lavoro, come superare questo ritardo di sviluppo? Dando lavoro alla gente. Che modello di sviluppo per i sardi? Sono stati tentati altri modelli in precedenza, quello delle monoculture, quello del mettere tutti i soldi in unica scommessa. Questa Regione non può puntare su una nuova monocultura. C’è un dibattito anche a livello nazionale in cui si pensa che l’Italia, che vede cadere le industrie piano piano, che vede processi di deindustrializzazione, di fuga dagli investimenti industriali verso altri paesi, debba puntare in maniera massiccia verso il turismo, anche a livello nazionale. Noi in Sardegna non possiamo immaginare una nuova monocultura, quella del turismo, vogliamo un’economia ordinata, fatta di un pezzo importante dell’agricoltura, dell’industria, che già al 13% è ai livelli più bassi di tutta Italia. Vogliamo l’agricoltura, vogliamo l’industria, vogliamo anche quello che resta della grande industria, vogliamo l’artigianato, vogliamo i servizi, vogliamo i servizi anche di tecnologia, vogliamo il turismo, all’interno di un processo ordinario, non puntando unicamente adesso su una nuova unica scommessa.
Puntiamo sul turismo e allora, innanzitutto, cos’è il turismo? Prima di parlare di metri cubi, di stanze, metri quadri, stiamo parlando di posti di lavoro, di sviluppo economico, di sviluppo economico nel turismo che deve avere un ruolo importantissimo in Sardegna. E quindi cos’è il turismo? E allora direi che innanzitutto non possiamo far finta tra di noi di pensare che il turismo sia vendere la terra, perché a volte c’è la pressione della gente, ci sono delle necessità, c’è bisogno di uno stipendio oggi, questo mese, c’è bisogno di arrivare al mese prossimo o all’anno prossimo, qualche volta c’è anche il bisogno di guadagnare tanto e subito, fregandosene degli altri e del futuro. Però il turismo non è vendere la terra, non possiamo come Regione pensare di risolvere i problemi come fanno tante volte le cattive famiglie, dove piuttosto che utilizzare questi strumenti che hanno, questa eredità che hanno ricevuto, vendono qualcosa oggi, qualcosa domani, pensando che questo qualcosa da vendere rimanga per sempre; poi alla fine si accorgono che le cose da vendere sono finite, pure il valore di quelle che stavano vendendo man mano è scemato; nel frattempo i figli non sono andati a scuola o ci sono andati poco, nel frattempo quelle cose che avevano avuto in eredità erano diventati strumenti di lavoro veri. E si ritrovano spesso senza futuro e senza possibilità. Allora turismo non è vendere la terra. Il turismo non è vendere le coste, non è nemmeno venderle qualche volta anche a decine di ettari, se rendono qualcosa anche pochissimo, se rendono tanto di più a chi le valorizza, se rendono tanto di più a chi le lottizza e poi le rivende al dettaglio. Il turismo non è quello. Quello non è turismo, quello è altro. Il turismo non è neanche vendere la terra al dettaglio o vendere la terra quando, dopo le lottizzazioni, si iniziano a costruire le casette tutte uguali di questi villaggi che rimangono aperti un mese, un mese e mezzo e raramente rimangono aperti due mesi.
E’ stato ricordato ampiamente in questi giorni che io ho frequentato Villasimius, che vado a Villasimius. Lì ci sono dei posti anche bellissimi, delle calette, delle cale, dei luoghi importanti dove la cala è sparita completamente, il luogo non esiste più e esistono molte decine di case che quest’anno erano per la stragrande maggioranza vuote. E allora quelle lì evidentemente non erano investimento del turismo, sono state terra venduta, venduta con delle casettine sopra. Quello non è turismo. Il turismo non è quindi vendere la terra, terra che poi non ci sarà più a disposizione nostra e delle prossime generazioni, per tentare lo sviluppo economico possibile che ci faccia superare questo ritardo di sviluppo. Il turismo non è nemmeno attività di edilizia e in queste settimane, quando si è detto “Questo decreto uccide il turismo, questo decreto blocca il turismo, questo decreto rovina il turismo”, quasi che avessimo cancellato qualche volo aereo, bloccato la gente fuori, quasi che avessimo bloccato l’accesso alle spiagge, quasi che avessimo chiuso gli alberghi, avessimo chiuso i tour operator, non abbiamo fatto nulla per uccidere il turismo, abbiamo fatto qualcosa che ha limitato l’attività edile. Non credo che questo significhi uccidere il turismo.
Il turismo quindi non è attività edilizia, è uso attento del territorio per l’offerta dei servizi, il turismo non è cose, il turismo sono servizi, il turismo non è la casa o l’albergo, il turismo sono i servizi che possono essere fatti, sono servizi immateriali soprattutto, questo è il turismo e noi ancora ci siamo occupati di turismo nei nostri provvedimenti; è l’uso attento del territorio, è stato giustamente correttamente ricordato, l’uso attento del territorio che vuol dire la costa, la spiaggia, il terreno circostante, ma vuol dire anche il paesaggio, la storia, la cultura, i suoi abitanti, tutto quello che c’è attorno, i mestieri che si sanno fare e altre attività economiche; il turismo è l’uso attento del territorio, che vuol dire di tutta la Sardegna, di tutto quello che su questo territorio esiste, paesaggio, chiese, storia, nuraghi, cultura, conoscenze. Questo è il turismo, non attività edilizia; questo per capire qual è l’oggetto del nostro dibattito e noi dobbiamo a questo mirare, a capire cos’è l’attuale offerta di servizi e che tipo di servizi turistici sostenibili possiamo offrire, non oggi e domani e basta ma nel lungo periodo.
Cos’è il turismo e cos’è il progetto della politica regionale. Voi sindaci avete una responsabilità che è quella del vostro territorio, programmate per quello, cercate di rispondere alle esigenze, cercate di dare risposta a quelli che vengono alla vostra porta ogni mattina. Noi abbiamo come oggetto la politica regionale, la responsabilità che abbiamo di programmazione della politica regionale, all’interno della quale altre politiche regionali devono essere portate avanti. Ma l’oggetto è quello della politica regionale, la politica di sviluppo regionale, la politica turistica regionale riguarda un milione e seicento mila sardi e non solamente quelli delle zone costiere, e non può essere considerato un grazioso regalo per le zone costiere dare un posto di lavoro a quelli delle zone interne e non c’è molto da vantarsi del fatto che a volte le zone costiere danno lavoro a quelli delle zone interne, non ne abbiamo alcun merito.
Il nostro interesse, la nostra responsabilità è quella di tutelare gli interessi complessivi di lungo periodo di tutta la Regione, di lungo periodo e dell’intera Regione, delle zone costiere e delle zone interne e anche degli altri trecento sindaci che oggi non sono rappresentati e di tutta l’economia regionale, perché appunto l’ambiente riguarda tutta l’economia regionale, riguarda l’agricoltura, l’artigianato, la piccola-media industria, tutto quello che deve essere utile al turismo e che deve essere aiutato dall’operazione turistica. E allora vedete che dobbiamo darci innanzitutto, ancora prima di parlare di altri metri cubi, di altri metri quadri, di distanze, di cose, ancora prima di parlare di PTP, dobbiamo capire qual è la nostra strategia sul turismo. Noi siamo alla Regione da pochi mesi ma io la strategia del turismo della Regione sarda non l’ho trovata nei cassetti dell’assessorato al Turismo, se qualcuno sa dove posso andarla a trovare me lo dica e magari se ci va bene la riprendiamo assieme. Non esiste, non è esistita, è stato anche detto, l’hanno fatta gli imprenditori locali e i sindaci, gli imprenditori privati e i sindaci, ma non può essere così, altrimenti vuol dire che la Regione non sta facendo il suo lavoro. Il turismo deve essere programmato dalla Regione, assieme dobbiamo fare questa programmazione, ma ci dobbiamo dare una strategia del turismo, altrimenti siamo delle cicale che stanno sciupando e distruggendo e pregiudicando il futuro di lungo periodo di sviluppo vero e di turismo di questa Regione. E allora per darsi una strategia occorre innanzitutto capire qual è la nostra attuale offerta, la dimensione dell’offerta. E’ stato detto che nella provincia di Oristano ci sono oltre 1500 posti letto. Un buon dato di partenza per capire l’oferta ricettiva, ma quanti sono i posti letto esistenti in Sardegna oggi? Chi lo sa dire con precisione e quanti sono questi posti letto che ci saranno in Sardegna tra 3 mesi, chi lo sa dire con precisione? E tra 12 mesi, e tra 24 mesi? Sulla base delle concessioni edilizie già date, non sulla base di quelle che abbiamo sospeso, di quelle che avrebbero dovuto essere, ma solo sulla base di quello che è stato già concesso, già in fase di costruzione, quanti posti letto abbiamo in Sardegna? Se qualcuno lo sa me lo dica, quanti a breve, quanti sono in costruzione? Voglio dire che mancano i dati sulla dimensione dell’offerta e non credo che possiamo continuare a costruire se non sappiamo i dati dell’offerta. Non sappiamo quello che è in fase di realizzazione, non sappiamo quanto è in fase di realizzazione, non sappiamo quanto è in programma, non sappiamo quanto è la dimensione dell’offerta. Alla fine dobbiamo costruire case o vendere servizi turistici? Se dobbiamo costruire case, va tutto bene fintanto che si vende, credo che ci sia anche un po’ di difficoltà. Ma se dobbiamo offrire servizi, forse la quantità e la qualità della nostra offerta la dobbiamo capire bene, soprattutto alla fine di una stagione come questa dove gli alberghi hanno segnato, credo, dei risultati molto più modesti rispetto al passato; soprattutto alla fine di una stagione come questa dove chi era abituato ad affittare la propria casa, magari in nero, forse ha visto deluse le proprie aspettative, molto di più del passato.
Qual è l’offerta, qual è la domanda, che tipo di turismo vuole la gente, siamo sicuri che lo sappiamo? A quale tipo di domanda di turismo ci vogliamo rivolgere, a quello di massa, a quello delle discoteche, a quello di Rimini, tutti buoni per carità, ma l’importante è che sappiamo che cosa dobbiamo fare, a che tipo di turismo ci vogliamo rivolgere. Qual è la domanda e l’offerta, che tipo di modifiche sta avendo questa domanda, 30 anni fa avevamo timore dei villaggi turistici, forse anche 20-15 anni fa, adesso iniziano ad andare un pochino meno di allora. Gli stessi operatori dei villaggi turistici adesso dicono “Ah, se invece di un villaggio da 1500 posti, ne avessi 5 posti da trecento posti”. La Regione fa bene a capire questa domanda.
Qual è l’offerta, qual è la domanda, come sta evolvendosi questa domanda in giro per l’Europa, cosa possiamo fare per catturare questa domanda, a che tipo di domanda vogliamo puntare e quali sono i vantaggi competitivi di questa regione. Che cosa offriamo? Qual è il vantaggio che pensiamo di avere rispetto agli altri per cui anche in futuro la gente verrà da noi? Perché la gente sta iniziando ad andare in Croazia, o perché va alle Maldive, o perché vanno di più sul Mar Rosso, perché vanno in Tunisia, come ci poniamo in competizione verso questi paesi, qual è il nostro vantaggio competitivo? Il vantaggio non è sicuramente una stagione diciamo di caldo, non è nemmeno la facilità di trasporto che abbiamo no, come vantaggio competitivo, non abbiamo la Germania dietro di noi che incombe a poche ore di macchina in autostrada sempre pronta e a costo basso, non è il trasporto che ci aiuta per la nostra capacità di competere. E credo che non sia nemmeno il basso costo del lavoro che ci aiuti come possibilità di competere. E in un mercato che sta diventando sempre più globale e completo, dove arrivano Croazia, Tunisia, Egitto, iniziano ad arrivare anche i paesi dell’Africa tra poco, paesi dove il costo del lavoro è il 10% del nostro, dove ci sono 5 camerieri attenti per ogni turista che costano pochissimo, diversamente da un cameriere distratto, come capita da noi qualche volta, non è quello il vantaggio competitivo; e allora perché dovrebbero continuare a venire da noi, perché il costo del lavoro alto porta ad un’offerta dei servizi che non è particolarmente vantaggiosa. Non sentiamo molti turisti che vanno via dicendo la Sardegna costa poco e anche noi quando andiamo fuori all’estero, o andiamo da altre parti, ce ne torniamo a casa pensando che la Sardegna costi poco o stupendoci per quanto costa tanto dalle altre parti rispetto a noi. Noi stessi sappiamo, diciamocelo tra di noi, che la Sardegna costa cara, che i ristoranti in Sardegna costano spesso tantissimo, che gli alberghi costano tanto per la qualità dei servizi che danno. E allora quale è il vantaggio competitivo della Sardegna? Se non sono i trasporti, se non è la massa di persone che vive a fianco a noi, a distanza di automobile, se non è la qualità dei servizi, se non è il costo del lavoro, quale è il vantaggio competitivo che abbiamo? L’unico vantaggio competitivo che abbiamo è l’ambiente, l’unico vantaggio competitivo che abbiamo oggi e che possiamo sostenere nel futuro è l’ambiente, un ambiente ancora sufficientemente integro, ancora bellissimo, ancora straordinariamente intatto in molte regioni, un ambiente fantastico, in mezzo all’Europa, in un contesto di sicurezza non vicinissimo a problemi di grande emergenza, diciamo di sicurezza internazionale, con una coscienza ambientale magari ormai superiore a quella dei paesi che si affacciano ex-novo al turismo. L’ambiente, la qualità dell’ambiente, l’importanza che possiamo dare all’ambiente in mezzo all’Europa, in un contesto di sicurezza sociale. Un’altra cosa abbiamo, come dice uno che, questa estate, dopo essere stato un amante pazzesco della Sardegna, un milanese che amava la Sardegna più di me, ma questo anno non è venuto in Sardegna, è andato da un’altra parte a farsi le vacanze, ha preso la sua barca ed è andato nel Nord Africa. Ha visitato un paese che tradizionalmente era chiuso, ha incontrato dieci vacche in quindici giorni, ha trovato chilometri di coste libere, l’acqua meno trasparente fortunatamente, molto vento, disagi; fortunatamente dietro alla costa non c’era niente, certo non c’era una cultura, non c’era una storia, non c’era una tradizione di ospitalità, non c’erano tutte quelle altre cose che compongono il contesto ambientale della Sardegna e che la rendono preziosa: nuraghi, chiese romaniche, muretti a secco, centri storici, antichi mestieri, tradizioni, musica, cultura, letteratura. Questo rende prezioso il nostro ambiente: questi sono i vantaggi competitivi dai quali possiamo partire per programmare il turismo in Sardegna.
La qualità ambientale è un concetto di ambiente sufficientemente espresso; la qualità ambientale quindi deve essere il nostro pensiero ricorrente, importantissimo, tutto quello che possiamo fare per proteggere l’ambiente è importante, perché è quello l’unico vantaggio competitivo che abbiamo e che possiamo mantenere nel futuro. Dobbiamo partire dal presupposto che l’ambiente ha un costo e una priorità altissima, che una volta consumato non è che avremo ripensamenti, non esiste più, quello che c’era non ci sarà più, e quando si sbaglia nei territori è per sempre e allora non una volta ci dobbiamo pensare ma 2, 3, 4. Gli sbagli che facciamo oggi non sono per 3 mesi o per 3 anni, sono per sempre. E allora la massima attenzione al valore ambientale, al concetto di ambiente sufficientemente esteso, perché questo è l’unico vantaggio competitivo che avremo,abbiamo qui in Sardegna, non ne vedo altri, se qualcuno ne vede altri ce lo faccia sapere e condivideremo questa impostazione e magari riusciremo a fare qualcosa.
Poi vi faccio anch’io una domanda: chi devono essere i protagonisti del turismo in Sardegna? Per ora è stato detto che sono stati gli imprenditori privati e sono stati i sindaci, abbiamo detto che un ruolo importante ce l’ha la Regione e la programmazione, ma vorrei sapere chi sono questi imprenditori privati. Scusate io sarò all’antica, ho un’educazione assolutamente occidentale, capisco il valore dei mercati ma capisco anche che i mercati vanno regolamentati, capisco anche che i mercati non vanno lasciati da soli e capisco anche che ci sono mercati diversi e occorre sapere chi devono essere i protagonisti.
L’altro giorno, lo ripeto ancora, eravamo a Buggerru per ricordare i tempi della miniera. Abbiamo ricordato incidenti gravi, fatti, una tragedia importantissima la quale poi ha contribuito in maniera importantissima a far nascere la coscienza sociale e politica dei sardi. Ha permesso di essere individui, singoli che si ribellavano singolarmente ma hanno posto la loro ribellione all’interno di un discorso generale; erano operai, minatori, che lavoravano per una miniera francese con un direttore turco che il 3 di settembre gli ricordava che l’estate era finita a Buggeru e che quindi bisognava tornare all’orario invernale e la pausa per il pranzo s’interrompeva all’una del pomeriggio. Qualcuno - lo voglio ripetere perché mi sembra un’immagine bellissima - ha detto che la società a capo dell’estrazione del minerale aveva un sistema colonialistico e della Sardegna non gliene importava niente, tantomeno dello sviluppo anche sociale della Sardegna. Aveva un totale disinteresse, anzi viveva della quasi schiavitù delle persone che occupava: gli dava uno stipendio piccolo e li costringeva a spendere i loro soldi dentro la cantina della miniera per cui pagavano il martello, pagavano il tugurio in cui dormivano, pagavano l’unico market dove consumavano e così vivevano. Erano nel colonialismo dell’estrazione mineraria. Qualcuno con una felice frase ha detto che poi siamo passati all’estrazione del pecorino romano. La Sardegna è stata usata come miniera per estrarre il pecorino romano come decenni fa. Ancora una volta, il lavoro dei pastori, il valore del latte, il valore di quello che producevano, è valorizzato pochissimo: tutto viene “estratto” e portato fuori.
Oggi ci sono dei villaggi turistici in Sardegna, io ne conosco molti, in uno sono anche andato a prendere un mio amico che era lì e l’ho poi portato a casa per passare un pomeriggio assieme. Era lì da dieci giorni e naturalmente non sapeva neanche dov’era; abitava in un villaggio turistico dove naturalmente si sente quasi come un diritto imprescindibile che il demanio regionale dia la spiaggia a 4 euro all’anno dove mettere gli ombrelloni e le sdraio. Non accontentandosi di questo, c’è il proprietario del villaggio che è riuscito anche a ritagliarsi uno spazio pari a qualche decina di metri, recintato con le canne, dove anziché metterci le sdraio, ci mette la sua sdraio, quelle dei suoi amici, …sempre a 4 euro all’anno del demanio regionale.
Una fetta importante, una spiaggia importante in un luogo del territorio della Sardegna: in quel villaggio i sardi naturalmente sono impiegati, qualcuno a fare il giardiniere, altri a sistemare le camere. Tutto è chiuso, non c’è un signore che esce e che va almeno a comprare due cose nel paese che è a quattro chilometri di distanza. Ora ditemi se questo non è estrazione di turismo della Sardegna, questo è, in maniera molto più civile e moderna, un’altra forma di estrazione di valore dalla Sardegna. Ci può essere anche un po’ di questo, ma non può essere questo in prevalenza, non ci può essere estrazione di turismo dalla Sardegna e allora, se non può essere estrazione di turismo dalla Sardegna, vuol dire che la politica deve cercare per quanto possibile di privilegiare il turismo che renda attiva l’impresa sarda, che la renda attiva, per quanto possibile. Forse abbiamo un problema politico, ovvero capire che anche il turismo non deve essere solo estrazione di turismo dalla Sardegna, ma deve essere luogo di creazione di turismo in Sardegna da parte dei sardi che ci devono abitare; e allora ci sono modelli diversi da quelli di svendere il proprio territorio ad un prezzo che comunque, per quanto ci sembri caro, sarà sempre poco visto tra dieci anni o visto tra 20 anni, sarà sempre nulla in prospettiva, quando si tratta della terra. Perché su un automobile si può guadagnare poco o tanto, su un mobile poco o tanto, su un vestito poco o tanto, quando si tratta della terra di una Regione in prospettiva sarà sempre poco e ce ne accorgeremo. Chiunque, tutti noi ci rendiamo conto che è stato troppo poco il prezzo a cui è stato venduto in precedenza. Allora gli imprenditori sardi devono essere protagonisti e per essere protagonisti non possono essere lasciati soli. Il sistema deve essere in qualche maniera regolamentato, o meglio l’Amministrazione non può sempre lasciare le porte aperte, agevolare l’occupazione chi viene ad estrarre turismo in Sardegna che non produce quanto potrebbe produrre. Un turismo prodotto in Sardegna e non estratto dalla Sardegna.
Tutti noi abbiamo figli, io adesso ne ho uno di dodici anni neanche. Se deve giocare a pallone, io voglio che giochi con persone della sua classe, voglio che partecipi al campionato dei ragazzi e al massimo si confronti con quelli di tredici, quattordici quindici anni, non lo metto a giocare a pallone con quelli di venti anni, perché quelli vincono di sicuro, non lo metto a giocare al pallone con gli adulti perché quelli vincono di sicuro. E allora nel pallone non c’è la libera competizione: i piccoli con i piccoli, i medi con i medi, i grandi con i grandi; se lasciamo la libera competizione i campi da calcio saranno occupati solamente dai grandi, i piccoli non giocheranno mai a pallone perché i grandi sono più forti di loro, sono più veloci, hanno spalle più larghe, sono anche più potenti e non lasciano spazio ai piccoli. I campi di calcio noi non li regolamentiamo per i nostri figli, forse dobbiamo stare attenti anche a regolamentare la possibilità di fare impresa per quelle aziende che sono più piccole e hanno meno capitale, meno esperienza. Non c’è bisogno di fare tutto subito oggi, perché altrimenti casca il mondo.
Allora il turismo non è vendere la terra, il turismo non è costruire quello che abbiamo costruito fino adesso, perché abbiamo già venduto molta terra e abbiamo già costruito tanto che resta vuoto. E allora dobbiamo innanzitutto risistemare quello che rimane vuoto, riqualificarlo, migliorarlo, modificarlo anche in maniera sostanziale in virtù delle mutate esigenze dei turisti di oggi; aiutare i comuni che non hanno la fortuna di avere i bastioni di Alghero, ma che comunque sono comuni costieri da valorizzare e aiutare a diventare luoghi belli, luoghi piacevoli. Intervenire dove c’è un turismo che vuole ritrovarsi in contesti normali e, se c’è la possibilità, può venire a novembre, a dicembre, a febbraio, quando i paesi rimangono comunque aperti e i villaggi sono chiusi e le lottizzazioni sono chiuse e solamente qualche volta hanno la seconda casa chiusa. Dobbiamo riqualificare l’esistente per quello che è possibile, dobbiamo invertire questa idea totalmente diversa dal modello di turismo, per cui il turismo balneare debba essere necessariamente e solamente quello, senza che venga offerto altro, tutto ciò che c’è intorno. Siamo sicuri che abbiamo fatto una riflessione attenta? Siamo sicuri che sia solamente questo? Siamo sicuri che, come ancora succede oggi, dobbiamo fare i parcheggi asfaltando a fianco a un palazzo con il cornicione alto 20-30 centimetri, accanto alle spiagge incantate che ancora abbiamo. Probabilmente non è questo.
E allora riqualificazione, spremerci le meningi, usare le intelligenze, le risorse, l’entusiasmo e ritrasformare questi paesi e questa marea di seconde case o di case vuote nei paesi. A Villanova Monteleone ci sono delle case che costano 30,80,40 milioni di lire, si comprano le case per 20 mila euro non c’è dubbio, dobbiamo solamente aspettare, le compreranno tutte come hanno comprato la Toscana. Le spiagge a Villanova Monteleone c’è il vantaggio che è vicino all’aeroporto di Alghero, se le compreranno tutte.
C’è un modello, c’è una domanda turistica in giro per il mondo che chiedi di trovare una natura incontaminata. Riqualifichiamo, investiamo nei paesi, costruiamo anche tanto, ma per riqualificare e per rendere bello ciò che c’è, valutiamo caso per caso, incontriamoci, innanzitutto sapendo che cos’è il turismo, che non è vendere i territori, ma avere ben chiaro che strategia abbiamo per il turismo e che cosa vogliamo per il nostro futuro. E poi parliamo di metri cubi e di metri quadri, quello è tutto dopo, con questo provvedimento si arriva innanzitutto a fare in modo che non ci siano comuni di serie A e comuni di serie B, comuni più forti dove le tubature sono poche e comuni invece magari più attenti alle norme, che hanno approvato il PUC da tempo, dove le tubature sono la metà di quelle di altri comuni. Ecco questo non può esistere, davvero in Sardegna solo le tubature; serve ai comuni e agli imprenditori avere certezza di diritto, per avere certezza di diritto bisogna fare delle leggi, per fare delle leggi bisogna analizzare, per analizzare bisogna avere voce ferma, per analizzare bisogna avere un quadro fermo, non si può analizzare, programmare quindi normare quando tutto è in movimento. Noi chiediamo al Consiglio regionale che ci approvi questo disegno di legge, se sarà il caso potranno essere precisate meglio delle cose, e ci impegniamo entro 12 mesi a portare a casa il Piano Territoriale Paesistico Regionale, che non sia solamente metri cubi e metri quadri, ma che sostenga un modello di turismo, che sappia che l’ambiente è in realtà l’obiettivo più importante della Sardegna nei prossimi decenni e che ogni ferita all’ambiente ha un costo comparato enorme, ha un costo enorme per la possibilità di sviluppo turistico e sappiamo anche che l’ambiente ha mantenuto un’accezione più alta di quella che magari ogni tanto si ripresenta. Non è solamente mettere a posto la spiaggia, ma è tutto quanto, e sappiamo che la Sardegna è una, è fatta di 1 milione e 600 mila persone, di paesi che vivono all’interno, che fanno magari mestieri e che ancora oggi portano avanti quelle tradizioni per cui noi poi ci battiamo, ci impegniamo anche nei paesi delle zone costiere e sarà un dono prezioso la possibilità di lavoro per questi paesi. Noi chiediamo al Consiglio regionale che ci approvi questo disegno di legge, nella consapevolezza che questo è un aspetto fondamentale dei prossimi 5 anni dell’amministrazione regionale. E’ uno dei temi fondamentali della mia campagna elettorale, della maggioranza che mi ha sostenuto. Verremmo valutati in un momento veramente di importanza fondamentale per la Sardegna, quando è ora di ripensare il turismo e l’utilizzo del suo territorio. Ci incontreremo per farlo insieme.
Grazie
Sull'argomento vedi anche l'Eddytoriale 53 e i link in calce

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