Il cimitero di Otranto
Maurizio Chierici


D’ESTATE LE NOTIZIE meno importanti si adeguano alla spensieratezza delle vacanze. Frivole e drammatiche, più o meno sempre le stesse. Vip in spiaggia, 30 morti a Baghdad, sbarco di clandestini, meduse rosse in agguato, pulizia etnica nel Darfur, la casa al mare di Bruno Vespa. E fuoco che continua a bruciare foreste e villaggi. Bel paese che va in fumo. Chissà perché le polemiche dei soccorsi in ritardo trascurano da trent’anni la disattenzione amministrative e le trame politiche che preparano con pazienza queste tragedie. Al primo temporale d’agosto ce ne saremo dimenticati e fino alla prossima estate nessuno parlerà più su come prevenire i disastri. Le spiegazioni di oggi rimandano alle spiegazioni del secolo scorso: vento africano, mancate assunzioni dei forestali ausiliari i quali si fanno sentire col gioco dei piromani. Speculatori che soffiano pianificando le tariffe: la categoria degli incendiatori professionisti ha unificato i prezzi dal nord al sud.

Tremila euro al giorno per incenerire le pinete mettendo in moto la macchina costosissima e tanto attesa della riforestazione, appalti, progetti e giuramenti solenni: nessun terreno svuotato dalle fiamme potrà diventare area edificabile. Ma le promesse volano e le case al mare crescono. Crescono anche in montagna. La parola «verde» resta insopportabile ai costruttori e ai politici raccolti alle loro spalle. E la morbidezza delle cementificazioni si esalta nella elegia delle riviste per signore pronte a decantare la razionalità del palazzone vacanze o l’idillio della casetta-villaggio «7,8 metri quadrati di giardino personale» firmato dall’architetto di grido. Non basta la buona notizia dell’ecomostro abbattuto sulla costa amalfitana. Mille mostri stanno crescendo mentre i giornali del posto battono le mani: editori e imprenditori intrecciano le convenienze mascherando gli affari con bugie provvisorie. Costruire case, alberghi, campi da golf e piscine, dà lavoro a chi non ha lavoro. Non dicono che lo perderà appena le opere della speculazione coprono il tetto oppure chiudono i battenti.

Sviluppo senza progresso, ipotesi che Antonio Cederna, difensore del paesaggio italiano degradato dagli appetiti dei mattonari, aveva cercato di contrastare sul Corriere della Sera anni 70. Ma dopo le mani sulle città sono cominciate le mani sulle vacanze; mani sulle discariche; mani sulle sorgenti dell’acqua pubblica che diventa oro nelle bollicine della minerale. Mentre il Gargano bruciava, in fondo alla Puglia si tremava nelle pinete rinsecchite e mai ripulite. Costosissimi canali di irrigazione soffocati dalle immondizie. Anche se l’acqua scorresse abbondante non arriverebbe mai. Anni fa il Claudio Signorile, ministro socialista, si era impegnato a trasformare il meridione nella California del Mediterraneo impreziosita da una storia della quale si conserva memoria attorno ad ogni braccio di mare. La fretta dei costruttori ha trasformato il sogno nel posto-spiaggia per tutti. Il progresso non può essere frenato da quattro muri diroccati. E non importa se le strade restano carraie con un velo d’asfalto. Se mancano depuratori e parcheggi. Se i servizi sono improvvisati. Se i camping dilagano senza regole sicure. Se la professionalità del personale non ricorda la professionalità romagnola: studenti che arrotondano; precari che per due mesi in qualche modo respirano. Gentili ed affettuosi ma alla prima nuvola, tutti a casa. Nel sud la solidarietà negli affari attraversa i partiti, da destra a sinistra: non è diversa dal nord se non nel perbenismo delle forme. La sostanza non cambia. E neanche i soldi.

Mancano testimoni in grado di mettere le mani sotto la realtà, mancano perché demonizzati alla prima manifestazione di indipendenza. Guai analizzare l’onore di certi protagonisti, ondivaganti da un partito all’altro, dipende dalle convenienze. Cosa possono fare i cronisti che lavorano in tv o in giornali dalle proprietà meticce, mezzi affari e mezza politica locale? La professionalità resta ideale quando chi cerca può scrivere su giornali nazionali più complicati da imbrigliare. Non sempre, ma succede. È successo a Carlo Vulpio: racconta il Sud per il Corriere della Sera. Ed è successo ai giornalisti de Il resto, periodico di Matera, e a Carbone della Rai. Gli agenti hanno perquisito per sette ore la casa di Vulpio portando via sei computer: anche i computer di moglie e figli. Non si sa mai. Vulpio l’ha saputo dal telefono: stava raccontando i fuochi del Gargano. È accusato di concorso morale in associazione a delinquere per le cronache che raccolgono le indagini della procura di Catanzaro sulle toghe lucane. La denuncia viene da Emilio Nicola Buccio, ex membro del Csm, senatore di Alleanza Nazionale iscritto (assieme ad altri) nel registro degli indagati. Vulpio ne ha raccontato per primo la storia. La meraviglia è che i suoi articoli non appaiono fra i documenti d’accusa. Un modo per intimidire: o metti la testa a posto o la vita diventa difficile. Non è la prima volta che gli succede.

Il sud e il nord dei signori degli affari prediligono il silenzio o l’applauso mentre i loro piccoli e grandi mostri stanno crescendo. Querelano per fermare le inchieste degli uomini liberi di un libero giornalismo. Lontani dagli occhi della curiosità civile moltiplicano le nefandezze.

Il cimitero di Otranto è un bell’esempio. Dietro la sigla dell’agriturismo a volte si nascondono speculazioni ruspanti. Ibridi di strutture precarie e parcheggi al di là del consentito. La legge 447 permette a regioni, province e comuni di favorire poli di sviluppo per occupare braccia senza lavoro in deroga alla pianificazione urbanistica. Varianti autorizzate a fin di bene. Bene di chi? La filosofia della legge è sensata, dipende da cosa si intende per «deroga». Attorno alle pinete di Otranto sta crescendo un agriturismo che sembra un cimitero. Non è un paragone forzato: d’istinto ci si fa il segno della croce. Bungalow cappelle di famiglia, miniabitazioni, una sull’altra, tetto spiovente come nel Tirolo che fa scivolare la neve. Cappelle in fila nel malinconico camposanto per spensierati masochisti. 600 posti letto così. La bruttezza non è il solo problema. L’agriturismo nasce nella prospettiva di dare una mano alla piccola agricoltura che traballa. Grande successo quando è seria. Ma non trasforma i contadini in affittacamere. Li obbliga a servire in tavola solo i prodotti che raccoglie. Di fianco al cimitero di Otranto (località Frassineto) un altro agriturismo funziona proprio così: 70 posti letto dove gli ospiti mangiano e bevono le cose che il contadino fa in casa mentre il cimitero ricopre quasi per intero i tre ettari di orti disponibili. Resta lo spazio per un fazzoletto di prezzemolo. Sparisce la campagna, strade impossibili per le auto che non si possono incrociare stravolgono l’identità di una zona che affascina il turismo: il Comune l’ha abbandonata. Decisione presa da un sindaco Forza Italia con l’incoraggiamento della regione Puglia quando Fitto regnava. La stessa giunta si è impegnata con fervore nella creazione di un altro ecomostro. Attorno a Otranto è sbarcato Enea. Ipogei e tracce archeologiche lasciate dai monaci di San Basilio in viaggio da Oriente verso Roma, raccolti in un monachesimo ascetico al quale si rifà San Benedetto. L’insediamento nel Salento precede di due secoli la costruzione della cattedrale (1080): lo sterminato mosaico ricorda Aquileia intrecciando misteri greci, normanni e bizantini. Il tessuto incantato della città ha richiamato nel tempo un turismo non banale che le ruspe di un gigantesco albergo stanno sgretolando. Banalizza il cammino dei monaci nel nome scelto dai proprietari del resort: “I Basiliani”. 350 posti letto nella valle delle Memorie. Si annunciano straordinarie comodità: centro benessere e centro estetico. E il mare in bocca. Insomma, paradiso da rotocalco che qualcosa doveva pur sacrificare. Pazienza per il passato. Aggrapparsi al nome di un protagonista o dei monumenti trascurati non è solo debolezza pugliese. Leggendo i nomi di caffè e risoranti, i viaggiatori che attraversano Praga hanno l’impressione di visitare una città beatificata da Kafka. Scrittore amatissimo anche se in passato soffocato dalle repressione nazista perché ebreo, dalla censura sovietica perché piccolo borghese. È stato pubblicato timidamente nove anni fa. «La metamorfosi», tanto per cominciare. L’editore non ha azzardato un secondo libro: del primo capolavoro ha venduto 1890 copie. Pacchi di rese si impolverano nel magazzino. I Basiliani di Otranto (intesi come albergo) ripropongono lo stesso meccanismo: luce al neon come ricordo del passato, ma le memorie che lo rappresentano sepolte sotto il piano bar.

Per fortuna Maria Corti, nata da queste parti, è morta prima dello scempio. Ha dedicato uno dei suoi romanzi più belli («L’ora di tutti») al massacro turco dei cristiani di Otranto: non avrebbe sopportato la banalizzazione della storia tanto amata. Inutilmente Lega Ambiente denuncia la distruzione ambientale, paesaggistica e archeologica. Muri e grotte tagliare; cripte rupestri deturpate, rocce e verde impacchettati. Il Comune di Forza Italia ha approvato il progetto e la regione di Fitto lo ha benedetto. Una volta firmato il via ai lavori si è dimesso un assessore azzurro, farmacista nella vita e proprietario del terreno nella concretezza. Improvvisamente la politica gli è venuta a noia. Nessuna inchiesta, nessun trasalimento giornalistico. Le voci dell’architetto Fernando Miggiano e di qualche volonteroso sono rimaste proteste isolate. Voci redarguite pubblicamente: ma di cosa ti impicci? Da oggi alla prossima estate bisognerebbe tenerne conto. In un paese civile il turismo comincia a bruciare bruciando la memoria.

mchierici2@libero.it

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