“La nave va…”
Lodo Meneghetti
Sembrava un canard quello dei 700.000 cittadini milanesi ...
Sembrava un canard quello dei 700.000 cittadini milanesi da sommare agli attuali 1.300.000 per toccare il favoloso tetto dei due milioni. La notizia era vera, era l’assessore «allo sviluppo del territorio», Masseroli, a parere falso. Insorse sul Corriere il presidente del Fai, Giulia Maria Crespi, preoccupata se non indignata. L’assessore rispose smentendo se stesso e sbagliando i numeri. Alla domanda «con quanti residenti effettivi» la città, disse che a Milano «dormono» (cioè risiedono) 1.700.000 persone! Così sarebbero solo 300.000 le unità di popolazione necessarie per raggiungere l’obiettivo. Ma prima il nostro si riferiva, giustamente, a 1.300.000 e i conti tornavano non solo con i 700.000 abitanti auspicati ma anche con i settanta milioni di metri cubi di edifici necessari.

A ogni modo Masseroli, come la craxiana nave, va avanti. Sappiamo che non è l’assurda quantità di nuovi cittadini a interessare l’amministrazione comunale, i proprietari fondiari e gli immobiliaristi. Sono i metri cubi di costruzione, del tutto indifferente il loro utilizzo. Abitazioni? Uffici? Atelier di moda? Nulla? Di sicuro prevarranno i volumi vuoti, almeno per lungo tempo, come è successo in una serie di edifici realizzati indipendentemente da una domanda reale. Inoltre funziona l’enorme riciclaggio di denaro mafioso. A Milano – se ne scrive, se ne legge – è soprattutto la ‘ndrangheta a operare legalmente o no in diversi mercati, dall’edilizia ai negozi, dalle pizzerie all’ortomercato, dal racket dei rifiuti all’usura... Che le costruzioni restino vuote non importa. La rendita continua a riprodursi comunque nei passaggi di proprietà, i valori fondiari crescono tendendo all’infinito, non s’è vista alcuna visibile diminuzione di prezzi durante la crisi, anche se rallentano un po’ le compravendite (quanto alla diminuzione sperata degli affitti, chiedere ai giovani lavoratori e studenti ormai trattati a posto letto, non a monolocale o alloggetto, la stessa procedura subita dagli immigrati meridionali negli anni Cinquanta).

L’assessore va avanti. Ecco il preludio al Piano di governo del territorio, i giornali pubblicano l’elenco e l’ubicazione di venticinque zone/aree/punti/complessi edilizi su cui si deve costruire. Cos’è un piano senza pianificazione? Proprio questo, un buon esempio. Interessano solo i metri quadri e i metri cubi. Difatti leggiamo sui quotidiani: nove milioni di metri quadrati di aree da trasformare. Dagli scali ferroviari ai verdi ippodromi di san Siro, dal Porto di Mare vicino a Rogoredo alla Cascina Merlata prossima al Cimitero maggiore, dai diversi «piazzali» alle stazioni… (postilla: la Stazione Centrale è già stata massacrata per essere commercializzata, vedere per credere). Poi la «valorizzazione» di edifici storici enormi come il Palazzo di Giustizia (Piacentini), il carcere di San Vittore, caserme… Le superfici utilizzabili, in base all’indice di 1 mq/1mq (masseroliano aumento recente da 0, 65/1, ossia + 54%) diventerebbero cubature di circa trenta milioni di mc. Tutto si tiene: quegli incredibili settanta milioni di metri cubi per la crescita fino a due milioni di abitanti trovano il presupposto nel Pgt con le sue venticinque occasioni per costruire a più non posso, non per un qualche obiettivo urbanistico quindi sociale (pianificare città e territorio in base ai bisogni sociali attuali e razionalmente prevedibili), ma come rete di offerte che le imprese faranno. L’affare in euro sarà talmente grosso da non essere quantificabile e il Comune incasserà la sua parte almeno in oneri di urbanizzazione. Fa già testo l’«avviso per l’individuazione di un partner per la valorizzazione e lo sviluppo delle aree» relative al progetto Ferrovia Nord dalla stazione di Cadorna a Bovisa (leggiamo che l’immobiliare Hines ha dichiarato la propria disponibilità). E la taciuta Expo? Quale altra colossale speculazione, una volta smontati gli impianti, sulle aree dei Cabassi e dei Ligresti liberate «per contratto» dal vincolo agricolo?

Lo schema generale del Pgt dovrebbe approdare in Consiglio comunale in autunno.

Come si muove l’opposizione? Come d’uso ora: senza uno straccio di pensiero radicalmente alternativo, senza modelli «di sinistra», per così dire (ma la sinistra non c’è più, e il centrosinistra è diventato centrismo). Il procedimento urbanistico-edilizio generale milanese da anni verificato nei fatti, cominciato con il quartiere della Bicocca voluto da Tronchetti Provera e accettato dall’amministrazione comunale (sindaco Albertini), è quello degli immobiliaristi che propongono il dove, il quando, il quanto, il prezzo e l’amministrazione che si accoda: non sappiamo di effettivi disaccordi nella politica circa contrattazione o negoziazione, che, parolacce (e realtà) straordinariamente espressive, sono entrate (esse stesse o dei sinonimi), oltre che nel corrente linguaggio, in tutti e quattro progetti di nuova legislazione urbanistica presentati in parlamento.

A Milano “la nave va” e nemmeno una barchetta le taglia la strada. E altrove?

Milano, 6 maggio 2009

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