La difesa, che affare!
Massimo Solani
La prima puntata dell’inchiesta sulla svendita del patrimonio immobiliare della Difesa. E un elenco dei gioielli di Stato in liquidazione. Su l’Unità, 5 maggio 2009 (m.p.g.)
La brochure è curatissima, stampata su carta patinata e impreziosita da decine di foto. Di rappresentanza anche lo stand espositivo per le informazioni agli operatori di mercato e l’organizzazione dei meeting con i potenziali investitori stranieri. Un lavoro da piazzisti in doppio petto sulla croisette di Cannes, teatro il “Mipim 2009”. Ossia il principale forum mondiale della proprietà: 2.687 aziende espositrici da 89 paesi e 7.625 fra investitori ed utenti finali. Quattro giorni (dal 10 al 13 marzo scorso) per consentire, recita il sito internet, «ai delegati di avere una prospettiva unica sul mercato mondiale». Niente di strano per una azienda che opera nel settore degli immobili, qualcosa di più curioso invece se sulla brochure e nello stand fanno bella mostra di sè gli stemmi dell’Esercito, della Marina Militare, dello Stato Maggiore della Difesa, dell’Aeronautica e dei Carabinieri.

Ma che ci facevano le forze armate ad una fiera internazionale dell’immobiliare? La risposta è nei due articoli di un disegno di legge fermo in commissione difesa del Senato e nella pagina 3 della suddetta brochure informativa, accanto al testo tradotto in inglese: «il patrimonio immobiliare del Ministero della Difesa comprende una vastissima tipologia di siti ed infrastrutture, sparsi su tutto il territorio nazionale, quali depositi, caserme, forti e arsenali, molti dei quali risalgono al periodo del secondo conflitto mondiale e, spesso, anche ad epoche precedenti». Molti di questi siti, spiega il ministero, «non risultano essere più in linea con le attuali esigenze» e pertanto aprono la strada ad «un processo di significativa riduzione». Che tradotto significa, citiamo ancora dall’elegante pubblicazione, che molte di queste strutture «potranno essere cedute» e dalla loro «eventuale vendita o locazione sarà possibile ricavare risorse finanziarie aggiuntive, da destinare alle esigenze di ammodernamento e miglior funzionamento della Difesa». Del resto la cura Tremonti, e lo stesso ministero è stato costretto ad ammetterlo nella propria nota illustrativa alla Finanziaria, ha ridotto gli stanziamenti per le forze armate di 838 milioni di euro nel solo 2009.

Servono soldi freschi, insomma, e l’idea del governo è quella di «vendere al miglior offerente», citazione testuale dalla solita brochure, pezzi del patrimonio architettonico italiano che il ministero della Difesa non ritiene più utili o adatti alle esigenze delle forze armate. Per farlo il governo ha escogitato l’ennesima trovata di una storia già nota sotto al titolo “Finanza Creativa”. E falliti i piani A e B (due emendamenti: uno al collegato “disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese nonché in materia di energia”, l’altro al decreto legge sui prezzi con l’obiettivo di mutarne il titolo sostituendo la dicitura “pesca professionale” con “attività funzionali alle forze armate”) l’esecutivo ha deciso di prendere di petto la questione presentando un proprio disegno di legge. Il numero 1373 che, se all’articolo 1 punta alla «tutela dei segni distintivi delle Forze Armate», con l’articolo 2 istituisce la “Difesa Servizi Spa”: una società privata a capitale pubblico, il ministero della Difesa ne è l’unico azionista, che «ha ad oggetto la prestazione di servizi e lo svolgimento di attività strumentali e di supporto tecnico-Amministrativo in favore dell’amministrazione della difesa per lo svolgimento di compiti istituzionali di quest’ultima anche espletando, per il comparto sicurezza e difesa, le funzioni di centrale di committenza» (art.2 comma 3). Ma la “Difesa Servizi Spa”, ed è proprio questo il punto, «può altresì assumere partecipazioni, detenere immobili ed esercitare ogni attività strumentale, connessa o accessoria ai suoi compiti istituzionali».

I primi effetti di questa formulazione così vaga, li ha spiegati proprio il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto nell’ottobre scorso quando spiegò che «il Governo intende velocizzare i processi di dismissione degli immobili di pertinenza del ministero della Difesa». Ed è stato proprio lo stesso Crosetto a volare a Cannes per presentare ai potenziali investitori le meraviglie che il governo italiano intende immettere sul mercato per venderle o quantomeno affittarle «al miglior offerente». Una lista che ha fatto strabuzzare gli occhi a molti investitori stranieri. Perché degli immobili messi in vetrina (divisi per uso residenziale, industriale o turistico alberghiero) fanno parte veri e propri gioielli del patrimonio italiano. Dall’Arsenale di Venezia (l’arzanà de’ Viniziani, lo definì Dante nel XXI canto dell’Inferno) a quello di Taranto; dall’Isola di Sant’Andrea di Venezia a quella di Palmaria. E poi il Castello Aragonese di Brindisi, i Depositi di Punta Cugno ad Augusta, gli stabilimenti del Genio di Pavia e il comprensorio di San Gallo di Firenze. Per non dimenticare poi le caserme sparse fra Milano, Torino e Bologna. «Le operazioni immobiliari che il Ministero della Difesa si appresta ad avviare - si legge infatti nella brochure - riguarderanno installazioni di più rilevante valore commerciale, quelle cioè che sono in grado di offrire un ventaglio di maggiori possibilità di riconversione ad uso civile e di nuova costruzione, singoli edifici di particolare pregio architettonico o grandi strutture». E sono soltanto i primi pezzi pregiati da vendere al miglior offerente: altri ne seguiranno quando alla Difesa Servizi Spa saranno affidati gli altri siti di un patrimonio immobiliare il cui valore, secondo stime, si aggira intorno ai 4 miliardi di euro.

Questo prevede il disegno di legge n. 1373 che, fra le altre cose fa della Difesa Servizi Spa un grande “contractor” che si occuperà di tutti gli appalti del settore sottraendoli di fatto a qualsiasi controllo. Ma questa è un’altra storia, che fra l’altro puzza di immondizia ed è pericolosa quanto l’uranio delle centrali nucleari. La racconteremo più avanti.
(1-continua)

Da palazzo Brasini all’isola di Palmaria.

L’arsenale di Venezia rappresenta una parte molto estesa della città insulare e fu il cuore dell’industria navale veneziana a partire dal XII secolo. Ospita una delle sedi espositive della Biennale.
L’Isola di Sant’Andrea di Venezia è una piccolissima isola conosciuta per il Forte di Sant’Andrea, costruito nel XVI secolo.
L’Isola Palmaria si trova all’estremità occidentale del Golfo de La Spezia ed è grande 6 km quadrati. È stata inserita fra i Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco.
Il Castello Aragonese di Brindisi fu costruito nel 1491 sull’isola antistante il porto da Ferdinando I d’Aragona a difesa della città.
Le strutture dei depositi di Punta Cugno, ad Augusta, sono di proprietà della Marina Militare e rientrano nel primo elenco dei siti che il ministero della Difesa intende dismettere.
L’Arsenale Militare Marittimo di Taranto è della Marina Militare. I lavori per la realizzazione della struttura iniziarono nel settembre del 1883. Occupa un’area di oltre 90 ettari ed ha un fronte a mare di circa 3 km, da cui si sviluppano 4,5 km di banchine.
Anche Palazzo Brasini, a Taranto, rientra nella lista degli immobili che la Difesa ha presentato a Cannes agli investitori interessati all’acquisto.
Il comprensorio San Gallo, a Firenze, è di proprietà dell’Esercito. È uno dei siti individuati dalla Difesa per la dismissione e inseriti nella lista degli immobili turistico alberghieri.
La Caserma Cavalli di Firenze, ex Granaio dell’Abbondanza, fu costruito nel 1695 dall’architetto Giovan Battista Foggini per volontà del Granduca Cosimo III de’ Medici.
La Caserma Tagliamento di Bologna fa parte del primo “lotto” di immobili che la Difesa intende dismettere. La sua riqualificazione, secondo i progetti, sarebbe ad uso residenziale.
L’Arsenale di Pavia di via Riviera, meglio conosciuto come gli Stabilimenti del Genio di Pavia, finiranno presto sul mercato immobiliare. Appartiene all’Esercito e il nuovo uso a cui sarebbe destinato è quello residenziale.
La Caserma La Marmora di Torino, in via Asti 22, venne costruita tra il 1887 e il 1888. Durante la seconda guerra mondiale fu anche prigione per i sospetti partigiani.
La Caserma Mardichi di Torino, di proprietà dell’esercito, sarà messa in vendita dalla Difesa. La nuova destinazione ipotizzata è quella turistico alberghiera.
Anche la caserma Montebello di Milano, secondo i piani del ministero della Difesa, dovrebbe essere venduta per un nuovo utilizzo turistico alberghiero.
La Caserma Cadorna di Legnano, in passato, ha ospitato anche il 2° Reggimento Bersaglieri. In futuro, secondo i piani della Difesa, potrebbe diventare una struttura turistica alberghiera.

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