Smog e traffico, a Milano non cambia nulla
Lodo Meneghetti
A un anno dalla introduzione del ticket d’accesso al centro storico ...
A un anno dalla introduzione del ticket d’accesso al centro storico milanese attraverso i valichi istituiti sulla circonvallazione “spagnola” i risultati sono deludenti. La leggera diminuzione degli ingressi verificata all’inizio non regge, gli automobilisti si sono abituati, il prezzo è troppo basso, le auto moderne a bassa emissione di inquinanti e quindi ammesse sono aumentate. Cosa propongono i nostri amministratori? Ci saremmo aspettati una stretta: l’estensione della tassa ai mezzi a benzina ora esenti e ai diesel recenti privi di filtro del particolato, l’aumento sensibile dell’importo, l’estensione delle barriere alla cerchia esterna. L’unico provvedimento preso è all’incontrario: infatti hanno prolungato di un anno la libertà di accesso proprio alle auto diesel euro 4 prive del filtro mentre si erano impegnati a cancellarla il primo gennaio. Intanto continua e si intensifica la politica comunale contraddittoria dei parcheggi sotterranei centrali anche a rotazione che richiamano migliaia di automobili. Politici, amministratori e capi-corporazione, attenti esclusivamente a interessi particolari, quando si occupano di inquinamento e di traffico discutono un problema per fingere di risolverlo senza toccarne un altro anzi favorendone l’aggravamento. Parlano esclusivamente di smog, peraltro accettandone il continuo superamento dei limiti di legge, ma non dicono una parola sul traffico privato come male in sé da cui consegue non solo l’inquinamento ma il complessivo mal funzionamento della città e la penosità del vivere dei cittadini e dei frequentatori. La presenza in città di mezzi fermi o in stentato movimento, automobili, camioncini, motociclette, motorini è impressionante. Le sole auto che varcano ogni mattina i confini comunali sono, secondo diverse fonti, fra 600 e 800.000.

I ciclisti (pochi rispetto ai molti che ci sarebbero in base a una politica per così dire al 10% di quella olandese) si arrabattano senza ciclopiste, ufficiosamente tollerati a percorrere i marciapiedi a loro volta invasi dalle motociclette. Il Bike sharing, tarda e misera copia milanese dell’iniziativa parigina, mancando le ciclopiste non servirà a niente. Sulla presenza delle moto debbo soffermarmi. Le motociclette di ogni genere e cilindrata sono diventate la nuova persecuzione urbana, per come si muovono a sciami, per come invadono tutti gli spazi, persino i portici e i sagrati delle chiese. Si dirà che più moto uguale meno auto. Non ne sono sicuro, potrebbe darsi meno moto uguale più viaggi sui mezzi pubblici o più biciclette. Lo sono invece circa la loro proterva invasività e violazione di ogni regola, sia nello spostarsi che nel parcheggiare. E i camioncini che caricano e scaricano le merci quasi senza limitazioni di orario? Il Consiglio comunale ha votato unanimemente da mesi un ordine del giorno che ammette le operazioni solo nelle ore serali e notturne, ma l’attuazione è impossibile. La potente corporazione dei commercianti si oppone, è essa che comanda, protetta dal suo sindaco-mentore Letizia Moratti.

E il pedone? È il corpo estraneo della città, non gli spettano spazi, se non l’unico asse San Babila – Duomo – Castello dove si raccoglie tutto l’andirivieni stranito dello shopping che non riguarda i cittadini residenti. Altrove il milanese appiedato non trova sgombre nemmeno le piazze storiche, deve aggirarsi a zig zag fra i mezzi posteggiati, abusivi o no.

Ancora sul ticket. Se tutte le automobili appartenessero, come sarà fra non molto tempo, alla tipologia europea più aggiornata nessuna verrebbe ostacolata e il caos urbano aumenterebbe. Con aria migliore, direbbero. Ma se la città continuerà a non funzionare, se i suoi spazi pubblici continueranno a degradare, se insomma il cittadino non potrà godere la sua città? Se è il traffico privato in quanto tale a negare la vita urbana, è questo che si deve abbattere. Bisogna diminuire drasticamente il numero di veicoli in circolazione. Contrariamente al vecchio principio di “far scorrere, facilitare”, caro ai vigili urbani milanesi, i mezzi privati devono essere ostacolati, gli si deve rendere la vita difficile, se così posso dire. “Sperimentando”, scriveva Guido Viale, diversi e coerenti provvedimenti.

Comunque nessuna ipotesi ha senso se non si basa su un immediato deciso aumento del trasporto pubblico cominciando dal ribaltamento delle scelte effettuate in quindici anni di amministrazione liberista.

Ma quale amministrazione potremmo mai avere nella morattiana e berlusconiana Milano, con l’ex sinistra che in tema di urbanistica e cose pubbliche si esprime a balbettamenti se non a sottomessi consensi?

Milano, 16 gennaio 2009

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