Nuovi abusi vecchio abusivismo
Lodo Meneghetti
Il tema non sembra più ai primi posti. Forse ...
Il tema non sembra più ai primi posti. Forse perché la costruzione illegale e sconosciuta, dapprima, all’autorità pubblica non ha più bisogno di nascondersi ed è diventata piena normalità a cui si fa l’abitudine? O l’autorità è così occhiuta e ben armata di strumenti repressivi da non farsi più fregare? O non è l’autorità, generalmente l’amministrazione comunale a praticare essa stessa l’abuso legalizzato dal potere decisionista che fa e disfa a suo piacimento fuor d’ogni controllo pubblico e democratico? Sappiamo quale enorme potere detengano i sindaci (e i presidenti di Regione), conosciamo l’estraniamento dei Consigli. I piani regolatori vigenti e i regolamenti edilizi, cioè leggi, non contano niente. “Le amministrazioni tendono più a mutare i piani che a realizzarli”, dice l’urbanista architetto Sergio Rizzi (“Tribuna Novarese”). Non è soltanto abuso di autorità. C’è una specie di abusivismo a metà. Dovuto da una parte ai privati (proprietari, costruttori, progettisti) che, ottenuta una concessione o un’autorizzazione, soprattutto quelle relative a nuove norme insensate, la “interpretano” e la stravolgono per conseguire superfici e cubature maggiori; da un’altra dovuto all’ente pubblico che, lui per primo, ammette interpretazioni insidiose, erode man mano la norma già assurda e la trasforma nell’accettazione di una realtà avulsa dagli scopi della normativa, peraltro spesso pretestuosi.
Esemplare, a questo proposito, la legge regionale cosiddetta dei sottotetti (lombarda, poi adottata similmente in molte regioni). Ancor più liberalizzata nel comune di Milano rappresenta fino a che punto d’irregolarità può arrivare l’eccesso edilizio e urbanistico attraverso l’intesa fra privati e municipio non sottoscritta ma esplicita, a danno della città, le sue strade e le sue piazze, nonché dei cittadini, per primi gli abitanti delle case dirimpetto a quelle manipolate. Ho discusso altre volte del disastro che si compie da anni e nessuno sembra volerlo contrastare. Oggi è come la metastesi inarrestabile di un cancro. Occorre ripartire dai fatti e perfezionare la denuncia. Le costruzioni denominate «adeguamento dei sottotetti» nulla c'entrano con la realtà degli accadimenti. Il compiacente avallo municipale di modelli progettuali fallaci deriva dalle motivazioni dichiarate dai fautori della legge originaria. Dicevano di voler favorire l'edificazione nelle zone già urbanizzate invece dell'espansione nelle aree libere per risparmiare territorio: e mai come oggi è in ballo un'enorme quantità di interventi edilizi giganteschi in spazi aperti. Dicevano - e questa è davvero grossa - di voler permettere l'ampliamento dell'abitazione di famiglie residenti in spazi troppo angusti (presumo all’ultimo piano) specie se comprendenti persone disabili.
Gl'interventi, in principio più o meno coerenti al (falso) obiettivo originario di rendere abitabili spazi esistenti inabitabili per regolamento igienico edilizio, sono diventati sempre più numerosi e pesanti: tutti riguardanti il cuore ambito della città e bei palazzi dell'Otto-Novecento, tutti rivolti non a modificare il tetto con mezzi contenuti per ottenere determinate altezze medie interne, bensì decisi a rubare al cielo fior di metri cubi d'aria per mutarli in volumi edilizi, alias in superfici da diecimila euro al metro quadro. I risultati architettonici e urbanistici di un'attività che è il vero affare d'oro per l'immobiliarismo in attesa della rendite dai nuovi grandi insediamenti voluti dal Comune e progettati dagli insipienti “archistar” fanno schifo, diciamolo chiaro.
Non è più questione di sottotetti belli o brutti. Viene sconvolta la regola o la logica della cortina stradale di altezza conforme alla larghezza e le gronde allineate; viene distrutta la funzione urbanistica e la bellezza architettonica di piazze, strade e persino delle stradine nella parte di origine medievale dove certi aumenti dell’altezza non sono di meno che reati gravi. Altro che sottotetti: i palazzi presentano obbrobriosi rialzi verticali al di sopra del cornicione per ottenere, disinteressati dell'architettura sottostante, un nuovo piano. Semmai il falso sottotetto è il nuovo attico al di sopra, prezioso e non costoso raddoppio volumetrico. Come pagar uno e prender due. Altro che sottotetti: l’affare attuale, indipendente da riferimenti alla normativa se non nominalmente consiste nel sopralzo della città. Come e assai più numerosamente che nel primo dopoguerra . E qui il cerchio si chiude perché, a osservare col naso all’aria, non sembra nemmeno più necessario alcun riferimento all’esistenza di un tetto a falde dotato di sottotetto per prospettare l’”adeguamento”. Infatti vigono due altre possibilità: applicare la norma dei sottotetti, secondo le dette falsificazioni e aggiunte, anche agli edifici a copertura piana; presentare (questa è l’ultima innovazione) il progetto, senza imposture, di sopralzo di uno o due (eccetera) piani netti dell’edificio qualsiasi altezza abbia. Il Comune approverà. Il risultato si vede, l’ipotesi in prospettiva è una città, già vilipesa con le migliaia di finti sottotetti e abusivismo “d’epoca”, rialzata senza alcun progetto d’insieme che lo giustifichi, che ne mostri la necessità.
Allora l’espansione esterna coi grandi nuovi insediamenti (fortunatamente non esenti da pericoli di fallimento con buona pace dei progettisti al servizio degli speculatori) e il rialzo della città interna si tengono per aggiungere diversi milioni di metri cubi a prezzo altissimo mentre l’ipocrisia degli amministratori pubblici non si esime dal lamentare la mancanza di case ad equo prezzo per le famiglie “che non ce la fanno ad arrivare alla quarta settimana”. Si leggono sui quotidiani milanesi dichiarazioni di amministratori relative alla necessità urgente di 60.000, persino 90.000 alloggi popolari. Roba da matti, non sanno quel che dicono mentre sanno quel che stanno facendo, ossia gettare la città in mano agli immobiliaristi più esosi (comunque possa essere trionfo o fallimento ciò che li aspetta).
Intanto l’abusivismo di vecchio stampo espone in città nuovi primati. Basti un solo caso, col quale Milano conquista il vertice nella classifica della costruzione fuorilegge nel centro delle grandi città italiane. In via San Paolo n.13, quasi all’angolo di Corso Vittorio Emanuele, quindi vicino al Duomo, si vede un edificio che ricordiamo di sei piani e che ora ne esibisce otto, due piani in più, lì belli rifiniti e puliti, ma realizzati senza alcuna concessione. Lo scandalo venne alla luce a opere terminate, il Comune non si era accorto di nulla. Denuncia ovvia, poi rinvio a giudizio dei progettisti e del proprietario. Questo due anni e mezzo fa. “528 metri quadri di abuso, valori immobiliari sopra i diecimila euro al metro, fanno qualcosa di più di cinque milioni. Un record, probabilmente” (Repubblica/Milano, 18 marzo 2006). Pensate che i due piani verranno demoliti? Certamente no, vista la coerenza al programma comunale in attuazione di ammettere, direi promuovere, l’aggiunta di nuovi piani agli edifici esistenti.

Questo mostro di abusivismo classico mi ha indotto a verificare la situazione in Italia. Che è impressionante. Forse non ho posto sufficiente attenzione al nuovo accertamento (a scopi fiscali) messo in campo dall’Agenzia del Territorio (Catasto), proceduto ormai oltre la metà dei comuni. Il metodo è quello di confrontare fotografie aeree zenitali odierne con le mappe ufficiali, sicché riguarda la presenza o meno di intere costruzioni (non, dunque, casi come quello descritto). Notizie precise sono apparse a gennaio sul Sole 24 Ore (dati reperibili anche sul web). Ebbene: non risultano al Catasto 1.248.000 particelle, assimilabili a edifici. Siccome il rilevamento si riferisce a poco più della metà dei comuni, 4.238 (e nei grandi comuni, in particolare proprio Milano, il rilevo stenta molto ad avanzare), non è azzardata una stima di 2.000.000 relativi all’intero territorio nazionale, 8.103. Risulterebbe “nascosto” circa un sesto dei fabbricati legittimi. Una enormità. È evidente che per moltissimi non suonerà mai la sanatoria. “Esisteranno, semplicemente, senza che nessuno faccia nulla. Proprio come nella Valle dei Templi di Agrigento” (Il Sole-24 Ore, 21 Gennaio 2008). Eppure si sono attuati nel passato tre grandi condoni. In Italia, si sa, si costruiscono ogni anno abitazioni e altri fabbricati di ogni genere più che in ogni altro paese europeo. Sembrano non bastare, si stratificano lungo il tempo quantità incredibili di costruzioni aggiuntive fuorilegge. Intanto sopravvivono anche gli edifici abbandonati, compresi quelli industriali dismessi il cui ricupero è in gran parte fallito. “Così si consuma inesorabilmente il suolo, senza mai guadagnarne” (idem).

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