loader
menu
© 2024 Eddyburg
Paul Virilio
«La città è anche in ascensore»
13 Dicembre 2008
Il filosofo urbanista, nell’intervista raccolta da Luca Sebastiani per l’Unità del 12 dicembre 2008, anticipa sue nuove riflessioni sul mondo e la città d’oggi e di domani

Un sesto della popolazione, un miliardo di persone, è o diventerà migrante. Noi invece viaggiamo ma, con la Rete, siamo rintracciabili e «stanziali». Ecco la rivoluzione pratica, ma anche concettuale, di questo secolo.

Per spiegare il cambiamento che attraverso la velocità sta investendo il mondo, Paul Virilio, filosofo e urbanista, ama raccontare una storia. «Un amico pompiere mi ha raccontato che una volta fece partorire una donna su un treno. E la cosa che oggi può apparire strana è che all’epoca bisognava far fermare il treno per permettere al nascituro di avere un luogo di nascita. Oggi - continua Virilio - un treno ad alta velocità o un aereo non si fermano più e l’identità, che è legata ad un luogo, viene soppiantata da una traiettoria».

Terra Natale è appunto il titolo di un’esposizione che il filosofo ha montato a Parigi insieme a Raymond Depardon, fotografo e cineasta che nei suoi ultimi lavori si è occupato di indagare il mondo contadino, il suo radicamento al territorio, la sua sedentarietà.

CONTADINI E URBANISTI

«Io, invece, che sono urbanista e figlio di un immigrato italiano clandestino, per questa esposizione ho lavorato sullo sradicamento, sugli enormi movimenti di popolazione che si preparano e che stanno già mettendo in causa la città, la sedentarietà e l’identità così come le abbiamo conosciute finora».

Per Virilio ci troviamo infatti di fronte «ad un crisi migratoria senza precedenti» che farà del XXI secolo «il secolo dei popoli in movimento». Già oggi ci sono 200 milioni di persone che vivono fuori del paese d’origine e si calcola che «nei prossimi decenni un miliardo di migranti si metteranno in cammino per ragioni economiche o per le guerre, a causa del riscaldamento climatico o delle catastrofi naturali».

La differenza con le migrazioni dei secoli scorsi è incomparabile. «Non si tratta più solo di un problema legato al lavoro. Le cause politiche, economiche ed ecologiche dei nuovi esodi si legano alle tecnologie di trasporto che rendono possibili spostamenti di massa». Rifugiati, profughi, popolazioni fluttuanti. Il risultato è che le politiche di contenimento delle migrazioni sono diventate prioritarie e «i muri stanno diffondendosi ovunque». Alla frontiera tra Stati Uniti e Messico, tra Arabia Saudita e Yemen. «Ma anche all’interno dei confini nazionali, come a Padova».

«Si tratta di un fenomeno storico maggiore», avverte Virilio. Nel 2007 è stata superata una soglia, dice. «Per la prima volta la maggioranza della popolazione mondiale vive in città. L’esodo rurale è stato sostituito dall’esodo urbano». Dalla campagna alla città, dalla città alle grandi metropoli «di 20 o 30milioni d’abitanti». Allora la questione dell’urbanizzazione del mondo contemporaneo è posta in termini che rimettono in causa la distinzione classica tra sedentarietà e nomadismo. Dopo l’era secolare dello «stazionamento duraturo» che introduceva il diritto di cittadinanza e lo «Stato di diritto» delle nazioni, oggi siamo «nell’era della circolazione abitabile».

«Nell’epoca contemporanea è sedentario colui che è ovunque a casa propria con i suoi mezzi di comunicazione, il suo cellulare, il suo computer. La città è là dove si trova, in aereo, in barca, nell’ascensore. Un’omnicittà. Il sedentario è in movimento e il nomade, lui, non è da nessuna parte a casa sua. È colui che non accede a questa capacità di connessione».

Secondo Virilio, allora, l’identità che era legata al luogo di nascita, oggi tende a diventare «tracciabilità». Con il passaporto biometrico, la geolocalizzazione e i sistemi di videocontrollo, le persone sono seguite «alla traccia» e la loro identità natale perde importanza a profitto del controllo della loro traiettoria. «La traiettografia prende il posto della geografia».

Un processo che arriva a compimento con la mondializzazione in cui «è il tempo reale degli scambi che ha rimpiazzato lo spazio reale dei beni». In questo senso «lo slogan della grande distribuzione "flussi tesi, zero stock" non riguarda più solo i prodotti, ma anche le persone e i popoli. Flussi tesi vuol dire che la traiettoria vince sull’oggetto e sul soggetto». L’accumulazione, che era rappresentata dalla città come l’abbiamo conosciuta nel secolo scorso, è ormai dominata dall’accelerazione.

Se la rivoluzione industriale è stata la standardizzazione dei prodotti e dei valori, dice Virilio, ora è alla rivoluzione della sincronizzazione che ci troviamo di fronte. «La mondializzazione è la preminenza dell’immediatezza, dell’ubiquità, dell’istantaneità sullo spazio reale dei valori». È una manipolazione degli attributi del divino che ci sfugge di mano. «Che cerchiamo di gestire con sistemi matematici che funzionano in un tempo che non è più quello del pensiero economico. E ancor meno del pensiero politico». La «collettività istantanea» ci sfugge perché necessita di «una nuova intelligenza che non è né a destra né a sinistra. E tanto meno dai trader».

La crisi finanziaria attuale, spiega Virilio, è allo stesso tempo il prodotto e l’esemplificazione di questa nuova era in cui la velocità ha acquistato autonomia «esponendoci ad una forma dell’incidentale che mette in causa la natura del progresso». Spesso per parlare della crisi attuale si fa riferimento al 1929. «Ma la fonte del caos odierno è nel Program Trading del 1987, con cui le borse si sono connesse istantaneamente e i flussi virtuali sconnessi dalla realtà». Il risultato è il «Big Crunch» di oggi, «in cui s’ignora dove si trovino i rischi». L’economia è sorpassata dalla velocità e «trasportata in un incidente sistemico, qualcosa che somiglia più alla reazione a catena che all’incidente classico definito da Aristotele». Per questo «siamo lontani dall’aver capito come uscirne».

ARTICOLI CORRELATI

© 2024 Eddyburg