Verso la legge urbanistica della Sardegna
Alfredo Sandro; Franchini Roggio
Prosegue con difficoltà e incertezze la discussione sulla nuova legge urbanistica della Regione Sardegna. Un commento e una cronaca da la Nuova Sardegna, 22 novembre 2008, e una postilla
Tuteliamo l’ambiente,
lo sviluppo non è un blob
di Sandro Roggio

Sono abituato a leggere tra i sottintesi del confronto sui temi urbanistici, eppure questa volta ho difficoltà; e immagino quanto possano sembrare indecifrabili ai più le notizie sul dibattito che si svolge in Consiglio sulla legge urbanistica, tra attese e rinvii. Ci sarà modo di entrare nel merito quando si conoscerà la versione finale della legge. Dico che mi aspettavo meno indecisioni, sui punti di maggiore contrasto un messaggio più netto. Gli argomenti dei detrattori delle politiche di tutela - quelli che hanno detto tutto il male del Ppr in occasione del recente referendum - sembravano contraddetti una volta per tutte dai drammatici e innaturali disastri di Capoterra. E pure dall’insuccesso clamoroso del referendum.
Mi sfuggono le incertezze riguardo al vincolo della fascia di 300 metri dal mare che è già acquisito non solo in sarde leggi, ma pure nella consapevolezza dei sardi. Ammetto che mi aspettavo un simbolico avanzamento nella tutela di questo delicato pezzo di terra e sabbia che il Ppr protegge in modo esteso. E non una proposta di riduzione del vincolo. Perché ricordo che negli anni Settanta il vincolo costiero era di 150 mt e negli anni Ottanta di 300 mt - quando la coscienza sul valore dei beni comuni era un po’ meno solida e forse la politica più disposta a rischiare.
Credo pure che le campagne debbano essere conservate per la loro funzione e che le spinte a consentire usi non connessi all’agricoltura debbano essere contrastate, perché così è nelle regioni civili d’Europa. Capisco che nello sfondo di queste indecisioni resiste l’equivoco: quello secondo cui la tutela frena lo sviluppo e sviluppo sta per crescita dei cantieri edili aperti.
Eppure lo sviluppo non è quel blob che si può vedere grazie a Google Earth. Sviluppo non è ammettere che chi vuole possa usare la terra senza restituire nulla: sottraendo bellezza ai paesaggi, togliendo fertilità ai suoli, sopprimendo i segni di antiche frequentazioni.
Lo hanno capito i sardi che così non va, che la tutela - senza scappatoie - serve oggi e sarà utile nei prossimi anni. E siccome vorrei una buona legge, spero che la gran parte dei consiglieri siano convinti di questo.



Semplificate le procedure dei Puc
Dubbi sul vincolo dei 500 metri
di Alfredo Franchini

CAGLIARI. I lavori del Consiglio sulla nuova legge urbanistica erano stati avviati a rilento perché in molti avrebbero voluto un rinvio delle norme in commissione. La legge era arrivata in Consiglio subito dopo il referendum sulla cosiddetta legge salvacoste, promosso da Mauro Pili assieme ad altri esponenti del Centrodestra. La consultazione del 5 ottobre, però, non riuscì a superare il quorum e questo diede sicuramente una motivazione in più al Consiglio chiamato a mettere mano alla legge urbanistica. L’assemblea regionale, prima dello stop di giovedì scorso, aveva approvato quasi tutto l’impianto della legge. Ora da martedì è atteso lo sprint finale. La maggioranza da subito aveva cercato l’intesa sul vincolo dei 500 metri dal mare. E su questo c’era stata la prima spaccatura nella maggioranza di centrosinistra. Discutendo gli emendamenti all’articolo 10 della Legge Urbanistica l’aula, con una maggioranza risicata aveva dato il via libera al recepimento dei «livelli di tutela e vincolo di inedificabilità totale dei territori costieri» previsti dal Codice Urbani nella fascia costiera di 300 metri dalla battigia, con esclusione delle zone urbanizzate. Ma restava in piedi un emendamento all’articolo 28, presentato da Sinistra autonomista, che inaspriva i vincoli di tutela per i territori costieri in una fascia di 500 metri dal mare nell’ambito del Piano Paesaggistico regionale, che è norma sovraordinata ai Puc, senza escludere le aree urbanizzate (città come Cagliari o Olbia). Un emendamento che è stato giudicato «tecnicamente accoglibile». Tra gli articoli approvati quello che disciplina la pianificazione sovracomunale. Una norma che può riguardare gruppi di almeno quattro comuni o di enti locali con una popolazione complessiva di almeno 5000 abitanti i quali avranno la possibilità di adottare strumenti per il governo del territorio che assicurano priorità nel godimento di finanziamenti regionali per la costruzione di opere pubbliche.
Di grande rilevanza anche la disciplina dei Puc. È stato stabilito, infatti, che il Piano urbanstico comunale deve contenere un’analisi dello sviluppo demografico individuando il fabbisogno abitativo e i servizi necessari in ottica decennale e deve classificare il territorio in base agli obiettivi sociali e ambientali per poi individuare le aree da riqualificare, quelle da destinare all’apertura di strutture commerciali e le attività produttive da delocalizzare anche attraverso compensazione o riconoscimento di diritti edificatori. Via libera anche al principio della compensazione per lo scambio di diritti edificatori in caso di aree sottoposte a vincolo sia applicabile pure in ambito sovra comunale. La norma riguarda il ruolo di coordinamento attribuito alle Province.

Postilla

La legge ora in discussione è indubbiamente “depeggiorata” rispetto a quella che, a su tempo, che è stata criticata su questo sito. Tuttavia è tutt’altro che soddisfacente per più d’un aspetto, e anche rischiosa. Non prevede una vera e propria pianificazione regionale degli interventi diversi da quelli di tutela del paesaggio. Si preoccupa troppo degli “snellimenti”, tanto che introduce forme pericolose di silenzio-assenso. E’ poco garantista in materia di perequazione e compensazioni urbanistiche. Affida troppo della tutela al Piano paesaggistico regionale, che è una garanzia molto più debole di quella di una legge. In questa chiave va letta anche la minacciata riduzione della fascia di rispetto della costa. Certamente il vincolo apposto dal Piano paesaggistico è più articolato e scientificamente corretto di quello, meramente geometrico, disposto dalla legislazione nazionale e regionale. Ma una maggioranza più “sviluppista” di quella di Soru potrebbe modificare un piano con molta meno fatica di quanta ne impiegherebbe per modificare una legge.

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