Sardegna: Un cavillo (falso) per ritardare il piano paesaggistico
Eddyburg


7 agosto 2006
Pirisi: «La giunta dialoghi col Consiglio»
di Luigi Alfonso

CAGLIARI. È destinato a far discutere, tanto nell’opposizione quanto nella maggioranza. Il testo del Piano paesaggistico regionale è ancora al vaglio della quarta Commissione consiliare, che ha richiesto alla Giunta ulteriori dettagli. Ma il governatore Soru preme per accelerare i tempi.
Il parere della Commissione Urbanistica, per la verità, è previsto dalla legge 8 ma non è vincolante. In poche parole, se il presidente Soru volesse dribblare il lavoro dei consiglieri regionali presieduti dal diessino Giuseppe Pirisi, potrebbe farlo prima del 24 agosto, data che il governatore si sarebbe posto come obiettivo. «È difficile che si possa fare entro quella data - commenta Pirisi - La Commissione ha richiesto la tabella dei livelli, come è previsto dal comma 5 dell’articolo 7 delle Norme tecniche di attuazione. La Giunta è tenuta a fornirle, perché noi possiamo esprimerci compiutamente».
Pirisi non ha alcuna intenzione di creare contrasti all’interno della maggioranza e con la Giunta. «Il nostro lavoro va nella direzione di una collaborazione con la Giunta, affinché la Sardegna possa dotarsi di un Piano paesaggistico che oggi manca. Vogliamo delle norme che tutelino le coste da un arrembaggio indiscriminato: su questo punto siamo in perfetta sintonia, ma non nascondo che ci siano dei punti di divergenza e altri che appaiono fragili, sui quali stiamo cercando di offrire il nostro contributo».
Pirisi sa bene che il parere della Commissione non è vincolante. «Però nessuno ha la verità in tasca - sottolinea - Ma quando i pareri vengono espressi in un certo modo, assumono un valore politico importante».
Fanno discutere i limiti di edificabilità che l’esecutivo vorrebbe porre nelle zone costiere. Anche la Commissione ha avanzato alcune perplessità. «Secondo la proposta avanzata dalla Giunta - spiega Pirisi - in alcuni territori la fascia costiera s’inoltra all’interno per 5-10 chilometri. Talvolta gli àmbiti arrivano addirittura a 30 chilometri e oltre. Noi riteniamo che la fascia costiera sia troppo estesa: ecco perché richiediamo la tabella dei livelli e la cartografia aggiornata». Non ci sarebbero, quindi, i tempi tecnici per rispettare la data del 24 agosto. «Ognuno si assumerà le responsabilità delle proprie azioni. Non credo che l’assessore all’Urbanistica e i suoi consulenti abbiano la verità in tasca. Il presidente Soru è persona saggia e saprà valutare, ma non sempre i suoi consiglieri e i suoi collaboratori sono altrettanto saggi. Noi crediamo che siano da evitare forme di pianificazione calate dall’alto, in quanto rischiano di andare incontro a un insuccesso. È indispensabile la concertazione con gli Enti locali».
Altro nervo scoperto è quello riguardante la disciplina degli spazi agrari. «Si deve intervenire soltanto nell’agro che rientra nella fascia costiera - è il parere di Pirisi - Non possiamo accettare gli attacchi speculativi. Ma fuori da questa fascia si devono fare ragionamenti diversi: il territorio dev’essere presidiato. Le zone interne della Sardegna non possono essere considerate alla stregua degli agri a ridosso del mare. La Regione dà dei contributi in base alle disposizioni dell’Unione europea: non vorremmo che con una mano si conceda e con l’altra si prenda. Bisogna fare dei distinguo. La prima ipotesi fatta dalla Giunta lo scorso mese di dicembre, poneva limiti anche alle aziende agricole dei paesi dell’interno. Qualcosa è stato limato, altro resta da fare. Al di là delle buone intenzioni. Ritengo che la Commissione abbia fatto un buon lavoro, approfondendo tutti i punti, ascoltando i territori con otto riunioni nelle otto province. Crediamo che ci siano dei punti di contraddizione e qualche elemento di confusione nelle norme, come ha avuto modo di evidenziare anche l’esperto professor Edoardo Salzano in un’intervista alla Nuova. Bisogna intervenire e trovare un punto d’incontro tra Giunta e Consiglio, con uno spirito collaborativo».
A proposito di collaborazione, una parte dell’opposizione ha offerto un contributo importante alla stesura della relazione della Commissione. «Da una parte - spiega Pirisi - il consigliere Fedele Sanciu, di Forza Italia, ha espresso un parere piuttosto duro, direi in sintonia con l’indirizzo del suo partito, sulla scia di un referendum che non ha avuto un esito glorioso. Molto più costruttivo l’apporto di Ignazio Cuccu dell’Udc. A parte queste considerazioni, abbiamo avuto più di un punto di convergenza, anche perché la minoranza ha capito che non poteva forzare troppo la mano su certi ragionamenti. Devo dire che vale anche al contrario».

8 agosto 2006
Piano paesaggistico, resta il braccio di ferro
di Filippo Peretti

CAGLIARI. Anche se oggi, come è probabile, dovesse arrivare il parere della commissione Urbanistica del consiglio regionale, la giunta di Renato Soru non approverà il Piano paesaggistico: il braccio di ferro all’interno della stessa maggioranza, infatti, non è risolto e potrebbe provocare persino un rinvio rispetto alla data (24 agosto) indicata dal presidente come termine ultimo. E nel Centrosinistra, con una presa di posizione del deputato del Prc Luigi Cogodi, ex assessore regionale, si apre anche un’altra partita politica, quella dei beni demaniali dello Stato.
Il piano paesaggistico. Oggi si riunisce la giunta, ma, salvo clamorose sorprese, non ci sarà l’approvazione del documento e delle relative cartografie che tuteleranno le coste dell’isola. Per due ragioni. La prima è tecnica: le recenti modifiche nazionali al codice Urbani hanno costretto la giunta, attraverso i propri uffici, a rivedere diversi punti della normativa del piano paesaggistico. La seconda è politica: la commissione Urbanistica, presieduta dal diessino Giuseppe Pirisi, invia oggi il parere previsto dalla legge, ma è un parere monco, perché contiene la richiesta di ulteriore documentazione, in particolare la «tabella dei livelli» che disciplina l’attuazione dei vincoli zona per zona.
Ieri l’assessore all’Urbanistica, Gian Valerio Sanna, non ha voluto commentare la presa di posizione di Pirisi, anticipata ieri dalla Nuova. «Per valutare la situazione - ha spiegato Sanna - vogliamo leggere prima il parere della commissione». Anche se Soru insiste sui tempi rapidissimi («l’approvazione dovrà avvenire nei tempi previsti») il braccio di ferro tra giunta e commissione è destinato a durare anche dopo la data del 24 agosto. Innanzitutto perché la giunta non è in grado, evidentemente, di produrre subito la «carta dei livelli». E poi perché, se la documentazione non dovesse arrivare, la commissione dovrà completare il parere richiesto dalla legge.
Un accordo dovrà essere approvato. Perché, tecnicamente, la giunta potrà approvare il Piano anche senza un parere completo, ma un rilievo della commissione su una questione giuridica (l’assenza di una tabella prevista dalla legge) rischierebbe di rendere il Piano vulnerabile. E i ricorsi non mancherebbero.
I beni demaniali. «La partita dei beni pubblici regionali, a partire dai beni demaniali, è di vitale importanza per la comunità sarda e non può più essere giocata in difesa». Luigi Cogodi non si è mostrato entusiasta di come è stata sbloccata la lunga vertenza della Regione nei confronti dello Stato per il trasferimento delle proprietà. Ha detto, riferendosi a Soru: «L’annunciato passo avanti è troppo piccolo ed incerto. Così il rischio è di non arrivare mai». Cogodi ha quindi spiegato le «diverse ragioni» del pericolo da lui evidenziato:
1) In forza della norma costituzionale dello Statuto Sardo e delle sue normative di attuazione, i beni demaniali e patrimoniali dello Stato debbono essere attribuiti alla piena disponibilità della Regione, qualora non più funzionali alle attività statali, in modo automatico e non mediato da altri “Comitati Tecnici”, che, per altro, sempre iniziano e mai finiscono;
2) Lo Stato conosce già benissimo quali sono i suoi beni demaniali e patrimoniali. La Regione lo sa ugualmente. E’ necessario perciò compiere finalmente gli atti politici ed amministrativi conseguenti e dovuti;
3) Nella fase attuale di proposta di modificazione statutaria, non si comprende e non si giustifica perché da parte della Regione non debba essere tenuta aperta la partita della titolarità del “Demanio Marittimo”, bene pubblico essenziale per lo sviluppo ordinato della nostra Regione-Isola.
Il deputato di Rifondazione comunista ha quindi rilevato che «questi temi sono esplicitamente trattati oggi nel Parlamento nazionale (egli è segretario della commissione Finanze a Montecitorio, ndc) e, forse, l’azione dei parlamentari sardi meriterebbe migliore attenzione e disponibilità di coordinamento con le iniziative regionali». Inoltre «anche le buone intenzioni manifestate dal nuovo governo nazionale appaiono ancora troppo parziali e perfino controverse tra diversi ministeri e comunque devono passare il vaglio della concretezza e della immediata concludenza». Perché, ha concluso polemicamente Cogodi, «la enorme quantità di beni pubblici presenti in Sardegna deve costituire la base dei più validi progetti di sviluppo locale, di nuova impresa diffusa nel territorio e di nuova occupazione stabile e giammai la riserva per nuove avventure speculative congeniali ai tradizionali grandi gruppi finanziari e immobiliari che ancora imperversano in Sardegna».

9 agosto 2006
Piano paesaggistico, c’è il parere

CAGLIARI. La commissione Urbanistica del consiglio regionale ha inviato ieri alla giunta il parere sul Piano paesaggistico. Ora, tecnicamente, la giunta può approvare il Piano in via definitiva: la cosa potrebbe succedere il 24 agosto (probabile data della prossima prossima seduta), secondo l’indicazione «politica» data dal presidente Renato Soru dopo il non tranquillo vertice della settimana scorsa con gli alleati.
Ma c’è un problema. La commissione, infatti, ha chiesto di conoscere la «tabella dei livelli» per verificare l’esatta applicazione dei vincoli per non lasciare margini di discrezionalità alla giunta. La quale non ha ancora inviato la tabella e se non lo dovesse inviare il parere della commissione risulterebbe monco. Con una conseguenza rischiosa: il Piano, se la giunta lo varasse così, potrebbe risultare vulnerabile (i ricorsi sono già preannunciati). E’ quindi possibile che la giunta, per non far slittare la scadenza indicata da Soru, invii subito la «tabella» per affermare che se il parere non sarà completato in tempo la responsabilità sarà della commissione.

Postilla

Il Piano paesaggistico della Sardegna era stato redatto con molta fedeltà al Codice dei beni culturali e del paesaggio allora vigente. Quest’ultimo dichiarava che “il piano ripartisce il territorio in ambiti omogenei, da quelli di elevato pregio paesaggistico fino a quelli significativamente compromessi o degradati” e che “in funzione dei diversi livelli di valore paesaggistico riconosciuti, il piano attribuisce a ciascun ambito corrispondenti obiettivi di qualità paesaggistica”. In ossequio a questo precetto nelle norme del PPR si faceva riferimento ai “livelli di valore”, rinviandone la determinazione a un atto successivo. Il Comitato scientifico aveva espresso critiche al concetto stesso di “livelli di valore”, ritenendolo un errore culturale: “il CS non può nascondere le sue perplessità nei confronti di impostazioni che (seguendo più o meno la linea indicata dal DLeg 42/2004 prima delle recenti modifiche) attribuiscano al PPR il compito di definire una gerarchia di livelli di valore, individuando le modalità per la loro specifica attribuzione ai diversi ambiti o, peggio, alle diverse componenti territoriali”. È proprio a questa critica si faceva riferimento nell’intervista citata dal consigliere Pirisi, ma l’Amministrazione regionale aveva preferito rispettare la lettera della legge.
Fortunatamente, nelle modifiche successivamente introdotte al Codice dei beni culturali e del paesaggio l’intera parte relativa agli ambiti “omogenei”e alla loro classificazione in relazione a differenti “livelli di valore” è stata soppressa. La cosa più semplice e più giusta, adesso, per rispondere positivamente alla richiesta della Commissione consiliare è quella di sopprimere quel riferimento ai “livelli di valore”, ea abolire così la materia stessa del contendere.

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