Che coraggio in quel piano ambientale per la Sardegna!
Fabrizio Giovenale
Un commento del piano paesaggistico della Sardegna che ne pone in luce il significato generale; con un errore e una postilla. Da Liberazione del 19 settembre 2006


S’è parlato troppo poco del Piano Paesaggistico Sardo approvato dalla giunta regionale la notte del 5 settembre. Un evento straordinario a dir poco. Tra le notizie più belle degli ultimi tempi.

Firmato da Edoardo Salzano (di lui s’è parlato giorni addietro a proposito della battaglia urbanistica ingaggiata sul sito eddyburg. it all’insegna del «territorio inteso come bene comune»), quel Piano prescrive: l’inedificabilità totale della fascia costiera per profondità variabili tra i due e i tre chilometri; l’inedificabilità in zone agricole per i poderi inferiori ai tre ettari; l’obbligo per i Comuni litoranei di dotarsi di Piani Regolatori come condizione per poter attuare ristrutturazioni e rinnovi nelle aree già edificate. Il che significa porre finalmente un argine a quel dilagare di costruzioni che ha già tanto malamente alterato gran parte delle coste isolane (fortunatamente non tutte) e porre le premesse per la riqualificazione di quanto s’è costruito finora. Avanzamenti civili di tutto rispetto.

Non sono i soli. Già ai primi di maggio avevano fatto scalpore le nuove tasse varate da Soru sulle case per vacanze entro tre chilometri dal mare, sugli scali di aerei privati e sugli attracchi di barche extralusso lunghe più di 14 metri... Ricorderete che contro quest’ultimo provvedimento si scatenarono le ire di Flavio Briatore (quello della “Formula Uno”) che minacciò il boicottaggio dei porti sardi da parte dei Vip suoi compari... Ecco: a me sembra che stia proprio qui una conferma importante della bontà della linea adottata da Soru (e appoggiata da Rifondazione, ovviamente).

Così infatti non viene raggiunto soltanto l’obiettivo di trarre un giusto tornaconto dalle presenze estive dei villeggianti più danarosi a favore della comunità isolana nel suo complesso. Viene anche avviato a soluzione il problema (assai poco sentito in Italia finora) di porre limiti alle quantità esorbitanti di presenze turistiche nei mesi di punta, prima che sovraffollamento e degrado arrivino a uccidere la gallina delle uova d’oro dequalificando ancor più profondamente la stupenda natura di quelle fasce costiere (dovrebbe far testo l’esempio di Capri: al top della moda internazionale negli Anni 50, poi declassato - per gli eccessi di nuove cubature edificate e di frequentazioni estive - a mèta turistica di Serie B).

Vedete quanti problemi ha avviato a soluzione il coraggio che ha saputo dimostrare la Giunta Soru: tutela delle coste, delle acque marine, delle bellezze dell’isola, delle attrattive turistiche, e al tempo stesso risorse da destinare alle attrezzature civili... E in più l’esercizio della difficilissima saggezza del “ne quid nimis” (niente di troppo). Dell’arginare i processi di crescita prima che cambino segno e assumano valenze di più in più negative.

…Tanto che viene da domandarci: ma perché non prendere esempio dalla Sardegna per quel che ci sarebbe da fare per tutto il paese?

D’accordo, qualcosa di nuovo in quella direzione si comincia a vedere qua e là: dalla demolizione barese di Punta Perotti (il grande affare edilizio-abusivo di quel Matarrese oggi eletto a risanatore morale del mondo del calcio) all’impegno del Presidente della Regione Calabria Agazio Loiero di rimettere in sesto cento depuratori mal-funzionanti per ripulire almeno in parte le acque costiere... Ma la tendenza al degrado prevale ancora in misura assai larga. Ne fanno fede gli allarmi dell’Unesco (vedi La Repubblica, 13/9) sui rischi che corrono i 41 siti italiani dichiarati “patrimonio dell’umanità” e vittime in gran parte di incuria, degrado per sovraffollamento, speculazioni edilizie e quant’altro.

Per questo l’esempio Sardegna a me sembra di grande valore. Se lì certe cose si riesce a farle, perché non cercare di estenderle a tutto il paese? Perché non fare dell’isola la punta avanzata di un processo controcorrente che coinvolga man mano le altre Regioni?

Che dite? «Ma allora perché non mettere Soru direttamente al governo?» …Ma no, quello adesso sta facendo il miracolo di far penetrare certe idee in certe dure cervici isolane che non ne avevano mai voluto sapere... Lasciamolo fare il suo buon lavoro. Ma che la coalizione di maggioranza della quale come sinistre e come ambientalisti facciamo parte arrivi a imboccare la stessa strada di Soru - di far pagare più tasse a chi più ingombra e guasta l’ambiente, di salvaguardare i valori naturalistici e storici ancora superstiti, di imporre il ricorso a una disciplina del territorio inteso come “bene comune”... Ecco: del perseguimento di questi obiettivi dovremmo proprio deciderci a fare un impegno assai più serio di quanto si sia fatto finora.

Postilla

Il piano paesaggistico non è stato “firmato” da Edoardo Salzano, non solo perché i piani sono “firmati” dall’amministrazione (e mai come in questo caso ciò è vero), ma perché Salzano è stato solo membro di un Comitato scientifico (Giulio Angioni, Ignazio Camarda, Filippo Ciccone, Enrico Corti, Roberto Gambino, Vanni Macciocco, Antonello Sanna, Helmar Schenk, Paolo Urbani, Raimondo Zucca), che, assieme a una struttura di coordinamento con altri assessorati, ha affiancato un agguerritissimo Ufficio regionale, al quale hanno lavorato decine di tecnici diretti dall’ing.Paola Cannas.

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«Accolto il ricorso della giunta Soru e delle associazioni, Coimpresa non può costruire». Una sentenza di grande valore (in calce), premia una campagna cui eddyburg ha concorso. La Nuova Sardegna, 4 marzo 2011
Salvaguardata la costa con il Piano paesaggistico, ora Soru vuole ridurre le sperequazioni tra i privilegiati e gli altri, e far pagare di più a chi ha di più. Due articoli da la Repubblica del 6 maggio 2006
Luca Roich
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