Ambientalisti e scrittori: oltre le formalità principio sacrosanto da difendere
Matteo Bordiga
Il governo ha impugnato le tasse per i consumi opulenti di paesaggio della giunta Soru. Commenti raccolti dal sito web www.altravoce.net, inserito il 28 luglio 2007


Disappunto. Delusione. E la consapevolezza che - come dice il presidente di Legambiente Sardegna, Vincenzo Tiana, «bisogna contribuire a preservare il territorio sardo, magari anche attraverso un regime di tassazione. Se questo non può avvenire attraverso la tassa sul lusso, che si trovi un'altra soluzione». La notizia dell'impugnazione da parte del Governo del pacchetto fiscale della Giunta Soru ha lasciato interdetti numerosi personaggi di spicco della società sarda: politici, ambientalisti e intellettuali. Accomunati da una certa perplessità nei confronti della decisione dell'esecutivo.

Anche se, a dire il vero, qualcuno se l'aspettava: Enzo Cugusi, consigliere comunale a Torino e dirigente del circolo sardo “Kinthales”, dice che «la presa di posizione del Governo era prevedibile. L'esecutivo ha in programma la riduzione di alcune tasse, a partire dall'Ici, ed era ovvio che facesse calare la sua scure, innanzitutto, su una supertassa. Un'imposta che si aggiungerebbe all'Ici. Vorrei ricordare che, ad Alghero, chi possiede una seconda casa paga l'Ici al 7,2 per mille, corrispondente al tetto massimo previsto dalla legge. Ora, si sente forse la necessità di rincarare la dose con una nuova imposta?».

Tuttavia, Cugusi ricorda che le imposte sul turismo, che colpiscono i non residenti proprietari di yacht superiori ai 14 metri o di una casa in fascia costiera, «sono delle cosiddette “tasse di scopo”: ossia dovrebbero servire per riassestare gli equilibri delle zone interne dell'Isola, aiutando i piccoli comuni a rianimarsi e a combattere piaghe come la dispersione sociale o lo spopolamento. Pertanto, la Regione potrebbe anche spuntarla nella querelle con lo Stato. Del resto, le tasse a scopo rappresentano una realtà consolidata in molti Paesi europei».

Il presidente Soru, nel commentare lo stop intimato dal Consiglio dei ministri, ha rivendicato l'autonomia impositiva di una Regione a Statuto speciale come la Sardegna: «Ma il punto di partenza deve essere un assunto incontrovertibile: le tasse le devono pagare tutti», commenta Cugusi, ricordando che «nei Comuni costieri i residenti spesso non sanno nemmeno cosa siano i tributi comunali. Per non parlare degli affitti in nero delle seconde case, ormai diventati un'abitudine. Se la smettessimo, in Sardegna, di ricorrere a questa pratica e, soprattutto, se tutti ci mettessimo in testa di pagare le tasse, non ci sarebbe bisogno di un'imposta sul lusso per ovviare all'indisciplina e alla mancanza di senso civico dei cittadini».

Stefano Deliperi, presidente dell'associazione ecologista “Gruppo di intervento giuridico”, fa notare che «non c'è nulla di strano nelle leggi promosse dalla Giunta Soru e bocciate ieri dal Governo. Si tratta di norme applicate normalmente, ad esempio, in Corsica. E poi occorre far chiarezza sul termine “tassa sul lusso”: personalmente, penserei a una forma di contribuzione legata all'erogazione di servizi e alla necessità di tutelare la natura e il paesaggio isolano. In poche parole, i non residenti che approdano in Sardegna dovrebbero pagare una quota minima, di 2 o 3 euro, come accade in altre parti del mondo».

Anche Deliperi si sofferma sul problema degli affitti in nero: «Questo è un campo che richiede un intervento molto serio e ponderato», sospira, «perché non si può accettare che vi siano persone così furbe da usufruire del nostro territorio e dei suoi servizi senza versare un centesimo. C'è un vero e proprio lucro non tassato. Sono certo che, intervenendo con intelligenza ed equilibrio, si otterrebbe la comprensione e la piena collaborazione della gente. Che si dimostra sempre sensibile, quando stimolata, su queste problematiche».

Vincenzo Tiana ha le idee molto chiare: «Noi, come Legambiente, condividevamo lo spirito di fondo che animava le imposte istituite della Giunta Soru: il contribuire economicamente al mantenimento, alla manutenzione e alla salvaguardia del territorio. Certo, ora non possiamo addentrarci in tecnicismi nel tentativo di comprendere quali siano i presupposti di illegittimità ravvisati dal Governo nei testi delle norme. Ma quel che sappiamo di certo è che il turismo è, per definizione, “consumatore del territorio” e l'impatto del boom turistico di mezza estate sull'ecosistema isolano va attutito con i mezzi a nostra disposizione. Se non si interverrà con le tasse sul lusso, si dovrà trovare un'alternativa».

Per lo scrittore Giorgio Todde «le tasse sul turismo, così come sono state pensate dalla Giunta, hanno un fortissimo valore simbolico e direi perfino pedagogico. Inculcano l'idea di usare il territorio senza violentarlo. Pertanto, dal punto di vista educativo mi sembrano sacrosante e le sposo in pieno. Del resto, in questi due mesi estivi la Sardegna diventa qualcosa di simile a una prostituta. Sdentata, aggiungerei io. Viene trattata in modo vergognoso». Che dire, allora, del provvedimento adottato dal Governo? «Se davvero si riscontrano i crismi dell'incostituzionalità, da buon cittadino italiano non posso fare a meno di accettare il verdetto negativo», risponde Todde, «ma, pur non avendo le competenze per entrare nel merito della questione legale, ritorno sull'apprezzabile valore etico della tassa sul lusso».

La pensa allo stesso modo l'antropologo Giulio Angioni, che si lascia andare a «una disapprovazione di tipo plebeo-protestatario. Le tasse sul lusso sono legittime. Anzi, certi lussi non dovrebbero neppure esistere e, certamente, non dovrebbero essere esibiti, ostentati in terre sfruttate come la Sardegna. C'è chi vive in panciolle, in modo scandalosamente offensivo nei confronti della stragrande maggioranza della popolazione. Così, i ricchi fanno i turisti e i poveri muoiono di fame e di disoccupazione». Quindi Prodi ha fatto male? «Io dico a chiare lettere, anche se oggi affermarlo sembra essere passato di moda, che i ricchi fanno schifo», chiosa Angioni, «e, dunque, se ogni tanto anche loro pagano non credo che la società ne risentirà negativamente».

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