La rivoluzione del Libro verde di Sacconi
Roberto Romano
Sempre più limpida appare, a chi sa leggere, l’ideologia illiberale della destra italiana. Il manifesto, 31 luglio 2008. In calce il documento del governo
Il Libro verde di Sacconi potrebbe diventare il paradigma della pubblicizzazione del privato, con tutte le implicazioni di ordine legislativo, economico e fiscale. Il programma delineato ha tutte le caratteristiche tecniche e politiche per ridisegnare l'asse portante della politica economica e sociale del Paese. La parola chiave è sussidiarietà, individuo e solidarietà, che per il welfare state significa un orizzonte istituzionale diverso da quello prefigurato dai liberali e dai socialisti. La sussidiarietà e la solidarietà diventano lo strumento «giuridico» per deresponsabilizzare il pubblico come soggetto istituzionale a cui la collettività assegna, attraverso l'imposizione fiscale, il compito di rimuovere i vincoli che si manifestano nel mercato (fallimenti del mercato).

In questo senso occorre prestare molta attenzione al progetto federalista di Calderoni che modifica l'impianto ed i presupposti del sistema fiscale italiano. Il reddito non è contemplato nella nostra costituzione, piuttosto è privilegiata l'azione pubblica di rimozione dei vincoli di ordine economico e sociale. Purtroppo la novella costituzione del 2001 permette l'interpretazione spregiudicata dei diritti e dei doveri di questo governo. Infatti, la dizione sussidiarietà è declinata in solidarietà e responsabilità, non come cessione di potere verso quelle istituzioni pubbliche che più e meglio di altre possono affrontare i problemi o come diritti e doveri. E' lo spirito individuale, diversamente declinato e rappresentato, a promuovere la solidarietà. La libertà dal bisogno e la «libertà di» sono declinati nell'esatto contrario dell'art. 3 della Costituzione, mentre le politiche che coinvolgono soggetti diversi dallo stato tendono ad assegnare agli stessi interlocutori, individuali o diversamente organizzati, un ruolo che mal si concilia con le finalità dello stesso stato sociale e che poco attengono all'economia del benessere. Forse sarebbe stato molto più interessante parlare di Federalismo verso l'alto (Europa) e obiettivi europei per lo stato sociale.

L'esito di questa politica è l'equiparazione tra pubblico e privato nel campo dell'erogazione dei cosiddetti servizi universali. Ma tra privato e pubblico c'è una differenza sostanziale. Il secondo è soggetto a vincoli comunitari e interni attraverso il Patto di stabilità, mentre i privati possono erogare servizi senza vincoli di carattere giuridico, con tutti i problemi economici che i beni di merito manifestano, ovvero che è l'offerta a creare la domanda.

Sostanzialmente il «modello Sacconi» si prefigura come un progetto politico a tutto tondo in cui il privato, diversamente rappresentato, assume lo stesso spessore giuridico della pubblica amministrazione. Se il progetto «culturale» e «organizzativo» dovesse compiersi, sarebbe difficile recuperare terreno. È bene ricordare che lo stato e l'intervento pubblico sono istituzioni liberali. Il loro dissolvimento prefigurano una società in cui gli interessi particolari sopravvanzano quelli collettivi. Un esito sicuramente non desiderabile.

In calce potete scaricare il documento del ministro al lavoro e al welfare, Maurizio Sacconi

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