Piano paesaggistico, il Tar non smentisce la linea regionale
Sandro Roggio
Confermato il piano nei suoi aspetti sostanziali e il suo primato nei confronti dei comuni.La Nuova Sardegna19 novembre 2007


Se noi tutti sapessimo interpretare, senza mediatori, le vicende legate governo del territorio – spesso rese ad arte di difficile comprensione – le nostre città, i nostri paesaggi sarebbero migliori. Edoardo Salzano, grande urbanista, ha pubblicato di recente un libro ( Ma dove vivi? edito da Corte del Fontego) “scritto per spiegare l’urbanistica al popolo “ – dice scherzando. Questa necessità è indicata da molti, specialmente da chi si occupa di scelte partecipate, come condizione indispensabile per impedire che le strumentalizzazioni di parte prevalgano sulla verità.
Così non solo è apparsa oscura ai più, ma è stata del tutto capovolta dai detrattori la realtà dei fatti dopo il pronunciamento del Tar sul piano paesaggistico sardo.
Per via delle recenti sentenze, che chiunque può leggere integralmente nel sito web del Tribunale amministrativo, non c’è la sbandierata liquidazione dei principi essenziali del Piano, come è stato detto, ma solo alcune puntualizzazioni (non sempre da un particolare, pure interessante, proviene una visione generale del mondo). E la cancellazione di un comma non modifica di molto, almeno nell’ ultima questione in causa, le disposizioni di un intero articolo, tanto meno incide sulla struttura complessa di un piano.

Alle molteplici richieste dei ricorrenti di annullamento di norme fondanti dello strumento di pianificazione ( e di fasi del processo decisionale), i giudici hanno risposto con puntuali osservazioni, attraverso un’accurata lettura dello strumento, pure con espressioni di apprezzamento del lavoro svolto e degli esiti “riversati nella documentazione (relazioni tecniche, cartografie, relazione generale) allegata al piano paesaggistico, e sono – scrivono i giudici – la oggettiva dimostrazione dello svolgimento di uno studio approfondito e dettagliato del territorio sardo mai in precedenza condotto con tanta accuratezza e specificità”. Basterebbe questo autorevole riconoscimento per dire della qualità del Ppr, solido proprio perché costruito sulla fondata premessa della ricognizione dei beni paesaggistici.
La sostanza del progetto del governo regionale è (ancora) ben ferma nei suoi fondamenti.
Stupisce però che nelle reazioni e nei commenti, volti a enfatizzare dettagli suggestivi, non ci sia traccia del principale argomento sollevato continuamente, non solo dalle opposizioni, nel corso del processo di formazione e approvazione del Ppr. I dubbi espressi sulla potestà della Regione di dettare norme impegnative per i comuni sardi hanno occupato per mesi le pagine dei giornali: una discussione protratta nonostante l’aspetto fosse già stato chiarito dalla Corte con la sentenza n. 182 del 2006. E comunque anche su questo slogan – “l’ autonomia comunale prevaricata” – il Tar ha fatto chiarezza.

Non stupisce l’aggressione ai contenuti del piano paesaggistico e delle disposizioni normative a monte. Era prevedibile. Continuerà, e non sarà agevole difendere i risultati. Nonostante i riconoscimenti di prestigiosi organismi internazionali sulla svolta della Regione nella tutela dei suoi luoghi, c’è in Sardegna una linea distruttiva (e demagogica) di ogni impegno a presidio del paesaggio. L’insuccesso della marcia su Cagliari, organizzata dai promotori del referendum per abrogare la legge “salvacoste”, non ammette però sottovalutazioni. Gli avversari sono determinati (e gli alleati non sempre adeguatamente motivati). E’ chiaro –questo è il punto – che l’attacco ai programmi di tutela del paesaggio costiero dell’isola non è nell’interesse delle comunità locali, come vorrebbero farci credere, ma a sostegno degli interessi di pochi a trasformare in merce luoghi preziosi, specialmente per le generazioni future. La rendita ( e che rendita!) è il motore vero delle manifestazioni contro il piano.

Come scrive il ministro Rutelli (“La Repubblica” del 15 novembre) tra i nemici del paesaggio c’è “la crescita formidabile dei valori immobiliari che rende remunerativo qualsiasi intervento edificatorio in ogni angolo del paese”. Nelle coste sarde questi valori sono più elevati (sono i nostri bei paesaggi che fanno il prezzo!), e qui le iniziative di “costruttori e developer” –Rutelli definisce in modo elegante i palazzinari – sono evidentemente più incentivate. Se si fa un po’ di attenzione non è difficile individuare le vere ragioni degli oppositori al Ppr.

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