Lettera aperta al Sindaco di Alghero
Arnaldo (Bibo) Cecchini
Una bella lettera e un efficace manifesto per ricordare perché la nostra Repubblica è fondata sulla Resistenza. Indirizzata al sindaco di Alghero, ma anche ai tanti che non sanno o non ricordano
Stimato Sindaco,
io – lo debbo confessare - non sono stato un suo elettore.
Ma lei è il Sindaco della mia città, la città in cui ho scelto di vivere e lavorare e che – a grande maggioranza – l’ha voluta per la seconda volta come Sindaco.
Lei dunque è il mio Sindaco e – oltre alla stima e al rispetto istituzionale – non penso che lei sia un pessimo amministratore, conosco ed apprezzo l’attenzione che ha verso l’Università e la Facoltà di Architettura (attenzione per cui non ho mai mancato di ringraziarla), la conosco come persona garbata e cortese, e poi lei è anche un bell’uomo, il che non guasta.
Le scrivo sul tema dell’antifascismo e della Resistenza; non solo con riferimento alla vicenda - che ha avuto grande rilievo sui media – relativa all’esecuzione di Bella Ciao, ma anche per un’altra, che non ha avuto risonanza, ma a che a me pare molto più preoccupante.
Ma cominciamo dalla questione Bella Ciao; se non capisco male lei sostiene che la decisione di non far eseguire questa canzone dalla Banda Musicale Dalerci non risale a quest’anno, ma al lontano 2003 ed è stata presa da lei personalmente; lei lamenta che solo quest’anno questo fatto sia stato segnalato all’opinione pubblica e sia divenuto oggetto di polemica.
Se posso permettermi la cosa è ancora più grave così: è la sesta volta e non la prima, che – per sua espressa decisione – questa canzone partigiana non viene eseguita: un errore ripetuto sei volte, è peggio che un errore di una sola volta. Il fatto che l’opposizione non se ne sia accorta prima è un fatto anche esso negativo (se così è), ma è positivo che - magari in ritardo – che se ne sia accorta.
Vorrei spiegarle perché ritengo questa scelta un errore.
Il 25 Aprile si festeggia la Liberazione. La liberazione dell’Italia dal nazifascismo. È giusto dire e volere che tutti si riconoscano in questa festa, al di là della fede politica. Ad un’unica ed ineludibile ed esplicita e dichiarata condizione: che si accetti che la Resistenza è l’atto fondativo della nostra democrazia e della nostra Repubblica, che sul valore della lotta al fascismo e al suo padrone nazista ha costruito il suo onore e la sua speranza di riscatto. Agli altri un Ministro comunista, Palmiro Togliatti, ha restituito la libertà (mi riferisco all’amnistia del 22 Giugno del 1946, provvedimento molto discusso, tra l’altro), sottraendoli al carcere che avevano meritato, ma non il diritto di rivendicare pari dignità per la loro parte.
Può spiacere. Ma la Resistenza l’hanno fatta donne e uomini di tutta Italia di tutte le fedi politiche, comunisti, azionisti, socialisti, democristiani, repubblicani, monarchici e senza partito, l’hanno fatta per l’Italia e contro il fascismo, contro la repubblica fantoccio dei burattini di Hitler, contro il nazismo.
Da quelle fotografie non si possono cancellare i comunisti (non si può togliere Luigi Longo del Partito Comunista Italiano dalla fotografia del 5 Maggio a Milano con Enrico Mattei, Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton; non si può togliere il Presidente della Costituente Umberto Terracini del Partito Comunista Italiano dalla fotografia del 27 Dicembre del 1947 con Enrico De Nicola e Alcide De Gasperi per la firma della nostra Costituzione), come sarebbe insensato voler cancellare da quelle foto i democristiani, i liberali, i socialisti, i repubblicani.
Cosa vuole, avvocato Tedde, noi non siamo storici, ma quelle fotografie lì sono; e in quelle fotografie ci sono sì molte parti politiche, non ci sono solo i fascisti.
I partigiani si sono fatti “parte” per riscattare l’Italia, una delle loro canzoni più belle è Bella Ciao, una canzone d’amore, struggente ed un po’ ingenua, una canzone di tutti i partigiani, una canzone di tutti gli italiani.
Qualcuno cantandola, alzerà il pugno chiuso, qualcuno la canterà – come me – con le lacrime agli occhi, altri compostamente ed in modo sobrio. Cosa vuol farci, la gente si esprime a modo suo, per come si sente di esprimersi.
So che, passate le polemiche, lei farà in modo che la nostra magnifica Banda suoni in modo impeccabile al prossimo 25 Aprile la comune canzone degli antifascisti, Bella Ciao, perché penso che lei non sia irragionevole e so che lei non è sciocco. Di questa scelta che auspico, la vorrò ringraziare di cuore.
La seconda questione è – se capisco bene le cose - molto più preoccupante.
Un collega catalano mi ha segnalato la lapide ai caduti della seconda guerra mondiale, che non solo mette insieme soldati di leva, partigiani e soldati della repubblica fantoccio dei burattini di Hitler (la “repubblica sociale italiana”) con la rispettiva indicazione di appartenenza, ma anche li qualifica tutti (se ho ben capito, e così appare) come persone “che donarono la vita perché l’Italia fosse libera e giusta”.
Cominciamo dai fatti. Premetto che si deve pietà a tutti i morti. Si deve rispetto al dolore dei loro familiari ed amici.
Ma i fatti sono che i soldati dell’esercito del Regno d’Italia sino alla data dell’8 Settembre 1943, erano soldati di un esercito aggressore ed invasore (quello della “pugnalata alla schiena” alla Francia) dalle Alpi, ai Balcani, al Don.
Ma i fatti sono che i soldati della repubblica fantoccio dei burattini di Hitler, erano soldati alleati e servi dei nazisti, impegnati nei rastrellamenti di partigiani e nella deportazione di compatrioti.
Ma i fatti sono che per la giustizia e la libertà si sono battuti solo i partigiani e i soldati del ricostituito esercito italiano impegnato a fianco delle armate anglo-americane (le armate del secondo fronte terrestre contro i nazisti, il primo fronte era quello dove stavano vincendo, dilagando verso la Germania, le truppe dell’Armata rossa, dopo gli assedi falliti di Mosca, Stalingrado e Leningrado).
Falsificare la storia non è un bene per nessuno, neppure per i caduti di Salò, la cui morte io ascrivo alla responsabilità dei capi fascisti e che, se hanno combattuto per un’illusione e in buona fede (e credo che per alcuni di loro sia stato così), lo hanno fatto sbagliando, al fianco delle SS e della Gestapo, al servizio dei servi di Hitler; voglio dire dunque che anche della loro morte è responsabile il fascismo.
Lei potrà dirmi che la storia è complicata ed io – che non sono uno storico – le risponderò che è vero; lei potrà dirmi che vi sono controversie e che vi sono stati eccessi ed ingiustizie nelle azioni dei partigiani (e delle truppe anglo-americane - chi ricorda lo stupro di massa dopo la battaglia di Montecassino che possiamo riconoscere nel libro e nel film La Ciociara o, in una dimensione maggiore, ha in mente il bombardamento di Dresda, lo sa; e delle truppe sovietiche – chi ricorda l’estensione degli stupri etnici in Germania ed Austria, o in una dimensione maggiore, ha in mente il massacro di Katyn, lo sa) ed io – che non sono uno storico – le risponderò che è vero.
Ma c’era da prendere parte allora, e la parte giusta, la sola parte giusta, la sola parte della giustizia e della libertà era ed è quella dei partigiani.
Non so per quale pasticcio, disattenzione, sciatteria sia stata fatta una lapide con quella scritta: lei non è irragionevole e non è sciocco, si renderà conto che essa è intollerabile; se fosse stata fatta consapevolmente sarebbe un tentativo mostruoso di stravolgere la storia, una barbarie culturale.
So che le faccio perdere del tempo, ma credo che non sia inutile una discussione tra noi; una discussione che – se lei volesse – potremmo svolgere pubblicamente nelle scuole o in Facoltà: lei sarebbe accolto con cortesia e rispetto, come sempre, ed ascolteremo con attenzione le sue opinioni e accoglieremmo con gioia un suo “ravvedimento”; tra l’altro all’inizio dell’anno del 1948, sessant’anni fa, entrava in vigore la splendida Costituzione italiana: perché non distribuirla a tutti gli studenti a cura dell’Amministrazione?
Rinnovandole i sensi della mia stima, la saluto cordialmente, certo di una sua cortese risposta.
Viva la Repubblica! Viva la Resistenza!

Il sito di Arnaldo Bibo Cecchini

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