L’autostrada che corre nel bosco
Andrea Montanari
Sul recupero (parziale, in extremis e solo annunciato) a una sorta di parkway metropolitana della discussa arteria pedemontana lombarda. Le riserve e le condizioni di Legambiente. La Repubblica, Milano, 17 marzo 2008 (f.b.)
Una striscia di asfalto con tanto verde accanto. Sarà così la Pedemontana, l’autostrada che collegherà le province nord da Bergamo a Varese attraverso cinque parchi naturali: le opere di compensazione ambientale prevedono anche una pista ciclabile di 90 chilometri, siepi e filari. Gli ecologisti si dicono d’accordo «a patto che non attiri altro cemento» dice Damiano Di Simine, di Legambiente.
Come un grande parco. Che costeggerà la cosiddetta "città infinita" tra Bergamo e le province che lambiscono il territorio di Malpensa. Fatto di case e capannoni. Praticamente senza soluzione di continuità. Una sorta di spina dorsale trasversale composta da una pista ciclabile innovativa lunga 90 chilometri. Circondata da siepi e filari, da Varese a Bergamo. Che collegherà i 5 parchi regionali (Ticino, Pineta di Appiano Gentile, Groane, Lambro, Adda Nord), i 12 parchi locali di interesse sovracomunale (Rugareto, Medio Olona, Rile-Tenore-Olona, Lura, Brughiera Briantea, Brianza Centrale, Grugnotorto Villoresi, Colline Briantee, Cavallera, Molgora, Rio Vallone, Brembo). Più 50 progetti locali di riqualificazione ambientale che saranno gestiti direttamente dai sindaci dei comuni interessati.

Si tratta del progetto delle opere di compensazione ambientale della Pedemontana, la nuova autostrada che collegherà tra loro le province nel nord della Lombardia, appena approvato dal collegio di vigilanza, che sarà presentato ufficialmente domani. Patrocinato sia dalla Provincia che dalla Regione e realizzato in collaborazione con il Politecnico. Un investimento di 100 milioni di euro, di cui 35 solo per la "greenway" che costeggerà il tracciato dell’autostrada a una distanza di circa 5 chilometri. Si tratta del 3,5% dell’importo per la realizzazione complessiva dell’opera. «Una cifra che potrebbe raddoppiare aggiungendo i fondi comunitari e regionali se altri seguiranno il nostro modello - assicura il numero uno di Pedemontana spa, Fabio Terragni - Abbiamo proposto alle amministrazioni interessate di evitare ogni dispersione delle risorse e di concentrarle su un progetto unitario». Sette tipologie di interventi, come spiega Arturo Lanzani, docente di Tecnica e Progettazione urbanistica al Politecnico, che con Antonio Longo ha coordinato il progetto. Ampliamenti di parchi urbani, interventi forestali, di connessione della mobilità lenta attraverso la nuova pista ciclabile, piantumazione di nuove aree, acquisizione di altre zone boschive, interventi di tipo agroambientale e di vera e propria riqualificazione del paesaggio rurale. «Questo - spiega Lanzani - è un territorio già straurbanizzato dove però esiste una emergenza infrastrutturale anche di tipo ambientale. Lo sforzo è stato quello di coniugare un ragionamento d’insieme».

La realizzazione della pista ciclabile (35 milioni di euro) sarà interamente a carico di Pedemontana spa. I 50 progetti di riqualificazione ambientale, invece, saranno promossi e sviluppati dai Comuni e dagli enti Parco. I lavori potranno in molti casi iniziare anche prima della realizzazione dell’opera. Si tratta di progetti di diversa natura e dimensione che potranno contare su gli altri 65 milioni di euro messi a disposizione da Autostrada Pedemontana Lombarda. La maggior parte saranno destinati alla riqualificazione del paesaggio agrario nel Vimercatese e nella piana agricola Comasca. Un intervento che interesserà centinaia di ettari di paesaggio.


Intervista al presidente di Legambiente
di Anna Cirillo


Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, bastano queste opere di compensazione ambientale per una operazione come la Pedemontana?
«Il progetto Pedemontana è molto pesante. Le compensazioni ambientali per un totale di 100 milioni di euro sono una sfida interessante. Ma diciamo che in altri paesi, tipo Germania, per un’opera come questa, che supera i 4 miliardi di euro e che si sviluppa in aree già fortemente urbanizzate del nord Milano, si avrebbe diritto a compensazioni doppie, se non triple».
E quale giudizio dà sulla qualità delle compensazioni?
«La progettazione è di qualità, si sono individuate, per esempio, alcune aree sulle quali fare interventi, invece della solita politica a pioggia per accontentare tutti. La pista ciclabile va benissimo, ma spenderei di più per le forestazioni, per compensare con natura vera quello che alla natura viene sottratto con la Pedemontana. Inoltre le opere di compensazione, che pure sono irrinunciabili, non bastano. Bisogna fare di più».
Quanto e che cosa di più?
«La Pedemontana è l’ottava autostrada che si vuole costruire in Lombardia ed è quella che ha un senso, dare ordine alla mobilità caotica, mentre le altre hanno prevalentemente un interesse speculativo: urbanizzare la campagna, costruire dove costa meno, creare nuova urbanizzazione, con tutto quello che ciò comporta. Per la Pedemontana ci sono due cose che vanno fatte assolutamente. La prima, impedire con dei vincoli nuove costruzioni, tipo centri commerciali, perché significherebbero ancora più traffico».
E la seconda?
«Secondo, sottoporre l’autostrada ad una cura dimagrante, cioè tagliare sulla viabilità connessa, complementare alla Pedemontana: le nuove strade a scorrimento veloce che vanno ad inserirsi ovunque ci sia un po’ di territorio che ha potenziali urbanistici. Di queste, quella più pericolosa in termini di occupazione del suolo è la nuova Varesina, parallela all’attuale statale, che va inutilmente a distruggere nel Varesotto boschi e foreste, creando condizioni per una ulteriore invasione di cemento».

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