Punta al cielo
Jonathan Glancey
Titolo originale: Reach for the Sky- Traduzione per Eddyburg di Fabrizio Bottini

Sin dall’unificazione italiana del 1861, Torino, la “capitale delle Alpi”, sa cosa significhi essere un saltatore con gli sci dal trampolino olimpico. Un giorno sta alta nel cielo più di ogni altra città; quello successivo, viene riportata a terra senza tante cerimonie.
Nel 1861, questa magniloquente cittò barocca, tutta sensazionali cupole, strade commerciali porticate, pasticcerie specializzate in cioccolato e grandi piazze, divenne la capitale della nuova Italia. Ma nel giro di pochi anni, il titolo andò a Firenze, e poi a Roma, portandosi con sé via posti di lavoro, prestigio nazionale e ruolo. Torino si scrollò la polvere di dosso e divenne una delle più innovative e particolari città industriali, famosa per la sensazionale fabbrica Fiat del Lingotto – progettata dall’ingegnere Giacomo Matte-Trucco, con la pista da corsa sul tetto – come per la Cappella della Sacra Sindone, il più barocco di tutti i monumenti religiosi barocchi, capolavoro del teatino sacerdote-architetto Guarino Guarini.
La storia d’amore politico fra Mussolini e Hitler portò quella che era diventata la più razionalista delle città romantiche ad essere una rovina senza tetti: nel maggio 1945, più del 40% degli edifici di Torino risultavano distrutti. Così la città si reinventò un’altra volta: negli anni ’50, insieme a Milano, fu il propulsore del “miracolo economico” italiano. Alla fine del secolo, con l’industria pesante che migrava verso l’Asia, cadde in un altro periodo di declino.

Ora, per le Olimpiadi Invernali del mese prossimo, Torino sta di nuovo alzando lo sguardo. Nelle prossime settimane, i visitatori scopriranno una città che mette in mostra non solo le prodezze sportive, e nemmeno semplicemente buone architetture connesse alle Olimpiadi, ma un’urbanistica intelligente e ricca di senso civico ad una dimensione tranquillamente eroica. Il modo in cui Torino sta utilizzando i giochi olimpici a proprio vantaggio è quasi l’esatto opposto di come vengono gestiti i giochi del 2012 a Londra.
A Torino, i nuovi edifici sono per la maggior parte interventi sottotono nel vecchio tessuto urbano sia della città industriale che di quella barocca. È vero, c’è il vistoso Palasport Olimpico d’acciaio da 12.250 vicino al recentemente restaurato Stadio comunale degli anni ‘30, ma anche questo scintillante progetto dell’architetto di Tokyo Arata Isozaki, costruito formalmente per le partite di hockey su ghiaccio olimpiche, ha un futuro di lungo termine come struttura multiuso per gli sport, gli spettacoli, gli eventi culturali. Come ogni altra realizzazione olimpica qui, fa parte di una massiccia trasformazione urbana. Al punto che l’intero funzionamento della città, o più precisamente il modo in cui ci si muove per far funzionare la città, sarà completamente trasformato fra due o tre anni.

A Londra, gli ultimi progetti per il parco olimpico del 2012 resi pubblici la scorsa settimana sembrano confermare che qui quello che conta di più è la gran bolgia di trucchi visivi e illusionismo architettonico. Lo stadio e le altre strutture progettate per il 2012 sembrano montagne russe prese da una fiera dei divertimenti gigantesca e probabilmente saranno già fuori moda appena terminate. Nel frattempo, il programma dei trasporti pubblici tanto necessario a fare delle Olimpiadi di Londra un successo, sta arrancando. Se Torino è vicina a completare una nuova linea di metropolitana completamente automatizzata, e la ricostruzione delle principali linee ferroviarie - liberando nel frattempo una enorme quantità di spazio per nuove case e l’ampliamento della principale università- Londra deve ancora raggiungere un accordo per iniziare i lavori del Crossrail, o stendere i binari del tram verso Stratford. Eppure, tutto il clamore, tutta la grafica architettonica al livello dei bambini, la visibilità politica, arrivano dalla Londra Olimpica.
A Torino, i visitatori delle Olimpiadi che si concederanno un po’ di tempo per esplorare resteranno esterrefatti dalla ricostruzione delle principali linee ferroviarie. Quello che per decenni è stato una guazzabuglio di binari che attraversava la città ora è stato ricoperto. Le linee presto attraverseranno il centro in tutte le direzioni, quelle nazionali e internazionali. Al di sopra, un grandioso viale di proporzioni davvero barocche porterà il traffico su sei corsie, e poi piste ciclabili, altri trasporti pubblici, percorsi pedonali fiancheggiati da poderose fontane, e poi giù dentro al cavernoso flusso del nodo di interscambio di trasporti a Porta Susa. Il traffico, pubblico e privato, così si può muovere verso il centro, oppure superarlo tangenzialmente venendo dalla direzione di Milano verso le Alpi, o dalla costa ligure o dalla Francia.

L’ambiziosa nuova cattedrale del Santo Volto, progettata da Mario Botta, fungerà da portale est del nuovo Viale della Spina. Il Metro automatico, che scambia con le ferrovie e il Viale della Spina a Porta Susa, sarà prolungato per raggiungere i parcheggi posti agli ingressi autostradali principali della città.
Altri monumenti di architettura verso il centro di Torino comprendono un centro culturale progettato da Mario Bellini e i nuovi spazi del Politecnico cittadino di Vittorio Gregotti. I nuovi colorati alloggi per gli studenti serviranno come villaggio della comunicazione durante le Olimpiadi, prima che entrino gli studenti. Nessuno degli edifici olimpici andrà sprecato quando gli sciatori lasceranno la città.
Le Olimpiadi sono state anche utilizzate per completare la rivitalizzazione delle ex aree industriali più vicine al centro, come il Lingotto, dove la famosa fabbrica Fiat è stata trasformata nel corso di parecchi anni sotto la direzione architettonica di Renzo Piano. I Mercati Generali Ortofrutticoli degli anni ‘30, un grande e buon esempio di progetto classico ed essenziale, sono stati intelligentemente rinnovati e trasformati da Benedetto Camerana e Giorgio Rosental in un Villaggio Olimpico per i 2.600 atleti che parteciperanno ai giochi del prossimo mese. Sarà un magnifico posto per abitare, sia durante i Giochi che dopo, quando sarà usato come alloggio per studenti e giovani in cerca di prima casa. Nonostante l’uniforme feticista delle sue architetture dell’era di Mussolini, il vecchio mercato rivitalizzato sembra indossare una camicia verde anziché nera: i pannelli fotovoltaici abbondano, e anche il sistema di ventilazione è alimentato a energia solare.
Lì vicino, un delizioso padiglione in cemento in stile fluttuante costruito per l’Esposizione Italia '61 è stato riutilizzato dopo anni di abbandono: sono stati inseriti una struttura sportiva da 94.000 posti per il pattinaggio artistico e altre gare, sotto le complesse geometrie di calcestruzzo originariamente concepite dai fratelli architetti Annibale e Giorgio Rigotti. Il rifacimento è di Arnaldo De Bernardi e Gae Aulenti, molto conosciuta per la conversione della Gare D'Orsay, a Parigi, nel Musée D'Orsay. Come nel caso del vecchio Mercato Ortifrutticolo, anche qui c’era una struttura che aveva perso il proprio scopo ed è stata riportata in uso per il lungo periodo.

C’è un edificio olimpico nuovo di zecca al Lingotto; si tratta degli 8.000 posti dell’Ovale progettato da Hok Sport e dallo Studio Zoppini di Milano. Realizzato per le gare di pattinaggio veloce durante i Giochi, è stato costruito in modo tale che, con poca fatica, sia possibile riconvertirlo in struttura per mostre e fiere commerciali. La città, a differenza di Londra, riesce a progettare con calma nuovi e funzionali edifici pubblici anziché fantasmagorie.
Il padiglione della medaglie a Torino è collocato in Piazza Castello, la maggiore delle piazze barocche della città, mentre in Piazza Solferino, l’Atrium Torino, una coppia di svolazzanti padiglioni da mostra terminati nel 2004 su progetto di Giugiaro Architettura e Archiland Studio, è usato per raccontare la storia di cosa abbiano significato a Torino le Olimpiadi Invernali. Si ricorda anche ai visitatori, che nonostante la città giochi un ruolo importante nei Giochi, gli eventi più spettacolari avranno luogo nelle valli alpine di Susa, Chisone e Germanasca. Qui non tutto è andato liscio. I nuovi interventi olimpici sono avvenuti in zone piuttosto selvagge, dove si aggirano ancora i lupi. C’è stato un inteso dibattito sull’equilibrio fra investimenti nelle Olimpiadi e la domanda di mantenere le Alpi intatte, per quanto possa restarlo una catena di montagne tanto vicina a tante luccicanti città.
Per una cifra pari ad un quarto del costo degli investimenti che Londra prevede di fare entro le Olimpiadi del 2012, Torino ha mostrato che è possibile preparare un evento sportivo internazionale investendo anche nel benessere urbano di lungo periodo. Le nuove architetture danno la sensazione di essere parte integrante di quella che continua ad essere una delle più belle e illuminate città d’Europa.

here English version

Sullo stesso tema
Massimo Galli
La trasformazione dei beni in merci deve avvenire con maggiore enfasi, se no le banche non sono contente. Rutelli è d’accordo? Errani si. Da Italia oggi, 7 dicembre 2006
Dietro il reality show di Rai 2 un megaprogetto turistico di lusso sulla costa caraibica dell'Honduras. Notizia e appello dal blog Vero Sudamerica, settembre 2007 (f.b.)
Gianni Sciancalepore
Sacrificare il territorio in nome dello “sviluppo” serve per poco. Una testimonianza dall’interno del settore. Intervista a Marco Michielli, dal Corriere del Veneto del 30 luglio 2007
Ultimi post
Redazione di Eddyburg
Il sito è ancora in versione provvisoria, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Redazione di Eddyburg
L'incontro ha come scopo la presentazione della versione italiana del toolkit anti-gentrification di Sandra Annunziata, e vedrá la partecipazione di esperti e rappresentanti dei movimenti di lotta per la casa che discuteranno assieme del manuale e della sua applicazione nel contesto italiano. Sarà possibile seguire l'evento in streaming live sulla pagina facebook di ETICity
Eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della II Sessione del convegno "Una comunità di intenti" con testimonianze di Maria Cristina Gibelli, Marco Borghi, Federica Ruspio, Tomaso Montanari, Ilaria Agostini, Anna Maria Bianchi, Maria Paola Morittu, Elisabetta Forni, Piero Cavalcoli, Lidia Fersuoch, Oscar Mancini, Paolo Cacciari e Ilaria Boniburini.
Ilaria Boniburini
Sabato 3 ottobre scorso le paratie del Mose sono state azionate e Venezia è rimasta all’asciutto. Una rassegna di articoli per comprendere, al di là della propaganda ufficiale delle istituzioni, le criticità ancora tutte da risolvere e gli effetti negativi di questa mastodontica grande opera.Nell'immagine la spalla del Mose alla Bocca di Malomocco (immagine dell'autrice).
Comitato No Grandi Navi- Laguna Bene Com
In questo comunicato vengono riassunte le gravi criticità del MoSE e le rivendicazioni di una comunità di cittadini, scienziati ed esperti per una efficace salvaguardia della Laguna di Venezia e della sua città.
CopyrightMappa del sito
© 2020 Eddyburg