Per una città a misura d'uomo
Eddyburg
Ottime intenzioni e premesse per la neonata associazione NoAuto, che rilancia da sinistra il tema della “walkable city”. Il manifesto, 20 febbraio 2008
In un contesto di tendenziale crescita del numero di automobili in circolazione, tale da assorbire la quasi totalità degli spostamenti individuali, si fa sempre più forte l'esigenza di un rinnovamento della cultura sociale e politica sui problemi dei sistemi di trasporto urbano. Per promuovere nella società civile e nelle istituzioni una mobilità urbana alternativa, è stata fondata l'associazione «NoAuto», presentata ufficialmente ieri a Roma.
Tra i promotori della neonata associazione Ugo Boghetta, responsabile trasporti di Rifondazione comunista, Gerardo Marletto, docente di economia dei trasporti a Sassari, Giuseppe Pinna, direttore di ItaliaMondo e Vittorio Sartogo, ambientalista e saggista.
I danni causati dal traffico urbano sono evidenti dal punto di vista della salute, anche per le patologie legate alla sedentarietà, quanto dal punto di vista dei costi economici, sociali ed ambientali. Le amministrazioni locali sembrano essere incapaci di risolvere questi problemi, se non attraverso palliativi. Nuovi insediamenti, mega centri commerciali e altre infrastrutture continuano ad essere pensati e progettati interamente in funzione dell'auto e del trasporto individuale su gomma. In questo contesto, la «leva» dell'auto viene anche in soccorso della speculazione immobiliare e fondiaria.
La predisposizione di un «bilancio sociale ed ambientale della mobilità», che valuti i danni generati dal sistema, dovrebbe essere reso obbligatorio, secondo una proposta dell'associazione, per ogni amministrazione pubblica con competenze in materia di mobilità. Tale bilancio, congiuntamente alla redazione di un documento di programmazione che abbia come obiettivo la riduzione al minimo del trasporto individuale motorizzato, dovrebbe essere reso vincolante per la concessione di finanziamenti pubblici nazionali e comunitari.
«NoAuto» non significa desiderio di eliminare l'automobile, bensì di riportarla a un ruolo complementare del trasporto collettivo. Da città cresciute «a misura di automibile» bisognerebbe quindi arrivare a città «a misura d'uomo».

Nota: per chi volesse saperne un po' (non molto) di più, qui il sito NoAuto, e naturalmente per un semplice confronto quello Carfree (f.b.)

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