Una svolta dell'Aurelia, l'Aurelia ad una svolta
Carla Maria Carlini
In calce, i pdf scaricabili della traiettoria

Il percorso

E' una breve traiettoria, 35 Km circa sulla Strada Provinciale 1 Aurelia, dal porto di Savona allo snodo viario di Voltri sito nel centro dell'arco ligure alle soglie della periferia di Genova. Il segmento scelto è forse il meno noto, ma contiene tutti i tratti caratteristici e soprattutto i problemi del territorio ligure. In primo luogo occorre specificare che per i liguri, l'Aurelia non è solo una strada. E' il filo conduttore del territorio. Un filo di una collana in cui ogni paese della costa sa di essere collocato e sa che attraverso essa può far parte di un insieme che ha una identità precisa. Questa consapevolezza però è abbastanza recente.
L'Aurelia infatti non è la strada romana. La via Aurelia che partiva da Roma terminava a Pisa. La strada romana ligure che si chiama Æmilia Scauri, costruita nel 109 a.C., secondo la testimonianza del geografo Strabone raggiungeva Vada Sabatia - l'odierna Vado Ligure - presso Savona, partendo da Luna (Luni), ma il tracciato non coincide quasi mai con quello dell'attuale Aurelia.
Il tratto ligure dell'Aurelia contemporanea nasce all'interno del grande disegno napoleonico di organizzazione del territorio europeo, come segmento della strada imperiale di prima classe da Parigi a Napoli. La continuità territoriale della regione si può considerare dunque una conquista recente: basti dire che in nessun dialetto ligure esiste una parola che significhi Liguria.
Per i liguri percorrerla è fondamentale: è la conoscenza di se stessi come liguri, ovvero connotati da quel territorio. L'Aurelia è specifica di questo territorio: "non è che una ricucitura, un orlo a giorno tra il mare e le montagne" (Maggiani).
Su questo orlo a giorno è concentrata gran parte della vita dei centri rivieraschi e ogni suo cm quadrato è sempre più denso di attenzioni, di tensioni e di azioni che mutano gli scenari e i panorami già di per sé vari e complessi.




Il viaggio

Chiamarlo viaggio è un po' presuntuoso, ma solo cento anni fa muoversi via terra su questo lembo di costa era difficilissimo, si preferiva decisamente il mare, perchè era meno rischioso. Chi vive in questi luoghi avverte questi limiti, non si ci si può muovere a 360°,ci si può solo spostare lungo una linea; verso est ci si ritrova a Genova, che attrae ma è più facile che respinga, cambiando direzione di marcia sempre sulla stessa linea si va ad ovest, verso il confine francese.
Gli spostamenti con l'auto o con il treno possibili sono generalmente solo ad est e ovest, perché a sud c'è il mare e a nord le montagne. Questa schematicamente è la condizione mentale dell'orientamento spaziale di chi vive in Liguria. Inoltre è diverso spostarsi da un luogo all'altro, dal viaggiare. Il viaggio è la condizione ottimale per vedere cose nuove, ma anche per vedere consapevolmente per la prima volta cose che si avevano da sempre sotto gli occhi.
E' uno splendido pomeriggio di inizio settembre e mentre raggiungo il punto di partenza e percorro già l'Aurelia verso ovest lasciandomi alle spalle Genova, mi viene alla mente un brano di un famoso viaggiatore che ha percorso anch'esso questi tratti di strada: "Erano le prime ore del pomeriggio e splendeva il sole. Sotto il mare era azzurro, pieno di creste bianche di spuma verso Savona. Lontano al largo del promontorio l'acqua giallastra e quella azzurra si fondevano. Davanti a noi un piroscafo mercantile navigava lungo la costa. «Vedi Genova?» «Oh sì.» «Il prossimo promontorio dovrebbe coprircela» «La vedremo ancora a lungo. Dietro vedo ancora la punta di Portofino». Finalmente non riuscimmo più a scorgere Genova. Guardai indietro quando girammo la punta del promontorio ma non vidi che il mare e sotto, nella baia, una fetta di spiaggia piena di barche da pesca e sopra, sul fianco della collina, un paese e promontori a perdita d'occhio lontano lungo la costa." (E. Hemingway, Che ti dice le Patria, in Quarantanove racconti).




Partenza e ... arrivo

Km 572 della SP1, che qui si chiama Corso G. Mazzini; infatti, pur rimanendo se stessa, l'Aurelia quando entra nei centri urbani si adegua e assume i nomi dei riferimenti storici o geografici locali. Infatti siamo vicino al Priamar fortezza del XVI secolo, costruita dai Genovesi, che divenne nell'ottocento un centro di guarnigione militare e prigione e dove vi fu recluso, tra gli altri, G. Mazzini. Attualmente il Priamar è un contenitore culturale di grande prestigio, la scultura che compare dal finestrino dell'auto e sembra dare il via al viaggio è la Rosa nel deserto di Arnaldo Pomodoro. Dopo pochi metri si svolta a sinistra in via Antonio Gramsci e si ha ora il privilegio di osservare un grosso vuoto. Uno spazio vuoto fa sempre un grosso effetto in questa regione che ne é spesso priva, ma generalmente non dura per molto. Questo è il luogo dove sorgeva lo stabilimento Omsav/Italsider, le cui vicende sono molto bene narrate da Bruno Lugaro (giornalista del quotidiano locale Il Secolo XIX), nel libro intitolato Il fallimento perfetto.
E qui sta per crescere il Crescent denominato già crescempio, una costruzione residenziale lunga 150 m e alta 8 piani. Nel libro si traccia una precisa e approfondita cronistoria delle aree che, da proprieta' demaniale e ad uso industriale (ovvero le aree Omsav/Italsider), si sono trasformate, con metodi poco chiari, in terreno di proprieta' di privati, con destinazione d'uso residenziale. Un'area che per secoli è stata occupata prima dagli spalti della fortezza genovese e poi dagli impianti industriali. Un'area vasta più di 250.000 mq, dei quali soli 33.500 di proprietà privata; un'area superiore a quella occupata dall'intera città murata del 1800; un'area che ha uno sviluppo sul mare di oltre 1200 metri. Un'area di grandissimo valore; un patrimonio, quasi tutto di proprietà pubblica, sul quale si gioca l'avvenire della Città.
La via fiancheggia il porto e in piazza Leon Pancaldo si passa accanto alla torretta medievale simbolo di Savona che appare sempre più sparuta, vicino alle altezzosità algide delle architetture griffate Bofill. Anche dal finestrino di un auto in transito questa architettura, né dritta né storta , comunica instabilità e fredda estraneità, non pare sia abitata, dai savonesi è già stata simpaticamente denominata "Il box doccia di Godzilla".
Superate le vecchie funivie che servivano per il trasporto del carbone, l'Aurelia percorre un tratto di strada più recente (1933) realizzata all'interno di un più vasto progetto comprendente l'allargamento della strada esistente per Vado Ligure: l'intervento presentava alcuni aspetti interessanti sotto il profilo tecnico e dimostrava la volontà di conferire alla nuova strada un carattere fortemente monumentale. Il tratto più vicino a Savona era stato realizzato in viadotto, con l'acqua che circondava la strada da due lati. L'intervento è ancora percepibile dalla banchina della Darsena Vecchia: l'effetto originario è tuttavia andato completamente perduto, a causa dei riempimenti e delle edificazioni. Notevoli anche, per l'imponenza, le opere di sostegno presso la punta della Margonara, che ancora oggi caratterizzano l'immagine di questo segmento di costa. Per queste caratteristiche, che dimostrano come volesse essere utilizzata anche come macchina di comunicazione, il tratto tra Savona e Albissola Marina è stato fatto oggetto, sia pure con intenzioni diverse, di interessanti rappresentazioni pittoriche: un ciclo di affreschi, dipinto da Raffaele Collina (1932- 1934) che adorna la sala di giunta del palazzo comunale di Savona, e una tela di Mario Rossello intitolata Un chilometro di strada da Albissola e Savona (1975). L'opera, lunga 35 metri, è stata esposta con l'aiuto di un congegno capace di far scorrere in un periodo di circa 7 minuti la tela davanti al pubblico.
Usciti dalla galleria Valloria, al km 570 circa, si raggiunge punta della Margonara; su rocce prospicienti la strada appaiono improvvisamente, come fantasmi, alcuni lenzuoli con scritte di protesta contro la cementificazione annunciata del tratto di costa della Margonara. Qui è prevista la realizzazione di un porticciolo e la costruzione di una torre residenziale di 120 m. Il progetto è anch'esso d'autore, pare però sia un ciclone riciclato, ma tanto che importa il genio globale non ha bisogno di contestualizzarsi. Anche la Madonnina sullo scoglio di fronte sembra augurarsi una sorte migliore.
"Ma il cielo è sempre più blu " cantava Rino Gaetano ed è meglio lasciarsi alle spalle questi incubi per percorrere la passeggiata degli artisti, il lungomare di Albissola Marina, con i suoi colori e le sue ceramiche, "la cui industria fa concorrenza a quella di Vallauris" diceva Liégéard (lo scrittore che ha nel 1887 ha coniato il nome di Costa Azzurra): "La strada principale (l'Aurelia) è una lunga interminabile fabbrica di terraglie che espone marmitte ad ogni porta, che appende casseruole ad ogni finestra. E' un miracolo se il turista non mette i piedi sopra un piatto....che sta seccando sul marciapiede".
Ancora oggi ci si accorge subito che non è un luogo come un altro: la pensilina con la panchina di ceramica, la vela di ceramica al bordo della spiaggia, i lampioni colorati. Qui nel secolo passato vi fu una grande concentrazione di episodi artistici, in gran parte legati alla ceramica, da cui l'Aurelia si propone ancor come grande vetrina. Vi sono rimasti fortemente impressi due momenti magici vissuti ad Albissola marina nel secolo scorso: gli anni trenta, con alcuni edifici di pregio che si affacciano sulla strada, e il secondo dopoguerra che ha trovato la sua migliore espressione nella passeggiata degli artisti. Inaugurata nel 1963, costituisce con i suoi 800 metri di sviluppo lineare e 4000 metri di superficie un grande museo “calpestabile”. La sua particolarità è costituita dalla presenza di 20 pannelli di pavimentazione policromi di 10 x 5 m realizzati su disegni di 20 artisti (Caldanzano, Capogrossi, Crippa, De Salvo, Fabbri, Fontana, Franchini, Gambetta, Garelli, Lam, Luzzati, Porcù, Quattrini, Rambaldi, Rossello, Sabatelli, Salino, Sassu, Siri, Strada).
Il successivo tratto di strada una volta, attraversato il ponte sul torrente Sansobbia che scende dalle valli di Stella (paese di Pertini), è sempre intasato di traffico che confluisce dal vicino casello autostradale e guidare in certe ore del giorno è un'impresa di grande pazienza e attenzione.
Superata la galleria di Albisola Capo, aperta nei primi anni del secondo dopoguerra, si entra in una dimensione completamente differente, in cui l'Aurelia riacquista il carattere di grande spazio aperto. Siamo al Km.567: la storia ritorna con le sue memorie ad ogni curva e qui si trova una lapide che ricorda delle vittime di un bombardamento aereo del 1944.
Un altro cartello ci avvisa che siamo entrati nella Riviera del Parco del Beigua, un altopiano che sovrasta la zona e che dà il nome anche ad un Parco Naturale Regionale.




Questa alternanza di litorali e di promontori, di spazi urbani e di spazi naturali, crea un effetto di pausa e di attesa che rende gradevole il percorso; purtroppo le opere stradali di contenimento a monte sono dei tagli nei vari promontori che abbiamo incontrato di notevole entità; hanno in alcuni casi ferite permanenti, dove le frane a volte invadono la carreggiata stradale nonostante gli imbrigliamenti delle pareti.
In alcuni tratti sembra che ci siano solo cielo e mare poi improvvisamente, sotto il parco Bottini, si svolta e qui c'è uno dei punti di vista dove particolare è il gradimento estetico in quanto appare improvvisamente l'armonico fronte mare del centro storico di Celle Ligure.
La brutta edilizia speculativa degli anni ’60 e ’70 qui prende una pausa. Ultimamente sono stati curati in questi Comuni di riviera gli arredi stradali, le passeggiate a mare e il rifacimento delle facciate dei vecchi palazzi; inoltre, la dismissione della ferrovia in questo tratto ha permesso di ricucire il paese con la spiaggia e in altri di formare una lunga passeggiata costiera. L' Aurelia lambisce il centro storico di Celle a monte, senza separarlo dal mare, come invece succede negli altri centri.
Altro promontorio, Punta dell'Aspera, km 561 circa, ed ecco il nuovo esteso porto di Varazze; questa volta la sorpresa ha un sapore surreale perchè i tetti verdi tipo baita delle valli alpine sbucano improvvisamente dal mare.
L'Aurelia, che per Celle era di Levante, (ma per Varazze è a ponente) prende il nome di via Savona, in quanto a levante dell'abitato, e passa in mezzo ai capannoni dei cantieri per la realizzazione di imbarcazioni, attività che ha reso famosa Varazze nell'800. Anche qui, al posto di queste aree produttive, sorgeranno alti palazzi residenziali.
La strada corre adiacente alla passeggiata di Varazze, il traffico in questo punto è notevole e molti pedoni la attraversano qua e là, bisogna stare sempre molto attenti, le macchine sono spesso posteggiate nella sede dell'Aurelia. In questo tratto stanno predisponendo delle opere a mare, pennelli e barriere sommerse per proteggere la spiaggia dalle erosioni. E' inevitabile, quando si realizza un'opera a mare si modifica l'andamento dei depositi, ma non la loro quantità. Se la spiaggia aumenta da una parte, diminuisce da un'altra.
Ora l'Aurelia, che qui si chiama via Genova in quanto a ponente di Varazze, ultimo paese della costa nella provincia di Savona, sale faticosamente con curve e contro curve verso i Piani d'Invrea (km 555 circa). La consueta apparizione dell' astronave dell'Autogrill della Autostrada A10 Genova - Ventimiglia, ci segnala la momentanea adiacenza delle due uniche vie stradali orizzontali della costa. Poi ci si rimmerge nella vegetazione ancora rigogliosa della suggestiva Punta d'Invrea.
Una curva dopo l'altra qui si avverte il piacere di viaggiare quasi volando fra cielo mare. Le cicale riescono a farsi sentire anche da un viaggiatore distratto e tornano alla mente le parole di una famosa la descrizione di C.E. Gadda: "qui la cicala persiste. Le tombe dei Marchesi Centurione vedo che non difettan d'epigrafe, nella frescura e nella penombra della piccola chiesa dove i maggiori hanno pace, dove arriva ancora, sommesso come una divozione, lo stridere antico: dai lecci, dalla vastità polverosa del meriggio....."
Ma siamo quasi al confine provinciale sul torrente Arresta, al km 554. E si entra in tutt'altra realtà. Cogoleto, ora è un centro balneare ma ha un’antica tradizione industriale. Il lungomare è stato risistemato e anche il centro storico è molto migliorato negli ultimi tempi: forse i lampioni sono persino eccessivi, come certe barriere antiattraversamento della passeggiata, (forse è solo eccessivo campanilismo da parte mia in quanto abito ad Arenzano ).
Purtroppo questi due paesi adiacenti una cosa in comune l'hanno di certo ed è l'area della ex Fabbrica Stoppani nella valle del Lerone, torrente che segna il confine fra i due territori comunali. Infatti alla prima curva a 90° verso nord eccola là la famigerata azienda chimica costruita ai primi del ‘900, che produceva additivi per la cromatura e per la nichelatura, causando un inquinamento del suolo e delle acque le cui dimensioni sono perfino difficili da immaginare. Dati della Regione Liguria parlano di 92.000 mc di fanghi tossici stoccati nella discarica di Pian di Masino contenenti elevatissime quantità di metalli pesanti, mentre l'agenzia regionale protezione ambiente (Arpal) ha trovato concentrazioni di cromo esavalente nelle acque di falda 64.000 volte superiore. Da molto tempo è in atto una vicenda che vede coinvolti tutti gli Enti territoriali per bonificare il sito e poterlo utilizzare per un progetto che possa rappresentare la possibilità di creare nuove prospettive di lavoro, non in contrasto con l'ambiente.
Con notevoli e impattanti muraglioni l'Aurelia aggira un altopiano costituito da un antichissimo cristallino marino,ampiamente lottizzato da residenze per vacanze negli anni ’60 – ’70. Valicata la Colletta, l'Aurelia prende il nome di Via di Francia e scende di nuovo verso il mare nel centro di Arenzano; recentemente sono state costruite due rotonde che hanno sfoltito il traffico proveniente dal casello autostradale e soprattutto interrotto le discese troppo ardite di alcuni automobilisti e motociclisti. Questo è il luogo dove vivo e lavoro e pertanto è per me sede di mille problemi, pur essendo oggettivamente un paese gradevole e con molte risorse sia ambientali sia per risolvere i suoi problemi .
L'Aurelia anche qui divide il frontemare del centro storico dalla passeggiata, costituendo, come nel caso di quasi tutti gli altri centri attraversati, un pericolo costante per i pedoni. Purtroppo, anche se spesso ci sono semafori, in alcuni tratti si crea confusione, congestione e distrazione, che anche quest'anno hanno causato delle vittime. Da tempo si cerca di trovare un tracciato alternativo, ma visto il territorio compresso e complesso non è stato ancora possibile trovarne uno fattibile.
Abbandonato il centro di Arenzano si transita in una galleria al Km 547 denominata del Pizzo, in quanto attraversa il Promontorio del Pizzo. Questo tratto di strada è sempre stato oggetto di interventi in relazione alla situazione instabile delle rocce soprastanti; nel corso di tali opere è andato perduto uno dei punti più suggestivi del percorso, l'arco scavato nella roccia di cui restano delle fotografie d'epoca, il Garbo du Pizzo.
Siamo al Km 546 dove, in una vasta ansa, l'Aurelia circumnaviga un camping, sovrastante una vasta Cava detta della Lupara,oggi in disuso, nella quale vi sono in atto progettazioni e realizzzazioni infrastrutturali. Ma al Km 545 si incontra ancora Vesima formata da due nuclei: il primo è quello che si è sviluppato attorno all'antico convento dei Padri Cruciferi, costruito nel 1155 e poi diventato dimora estiva di nobili famiglia genovesi, mentre il secondo, a Punta Nave, conosciuto anche come Villa Azzurra, è diventato famoso dopo che l'architetto Renzo Piano vi ha insediato il proprio quartier generale. La struttura che si vede vicino alla galleria di Villa Azzurra segnala la localizzazione del sito. Nei pressi si posso notare dei resti del muro a sostegno a mare del percorso ottocentesco, mentre alcuni tratti della vecchia strada sono stati dismessi a causa della rettifica in galleria del tracciato attuale (1980-1990) che utilizza il sedime ferroviario a sua volta dismesso. Questo tratto di curve e contro curve, sebbene un po' pericoloso, è l'ultimo contatto dell'Aurelia con il mare prima che si immerga nel tessuto cittadino periferico della cosiddetta grande Genova. In alto si intravede la chiesa del borgo Crevari. Uno slargo sul mare, capolinea dell'autobus n.1, segna il confine tra la città e la riviera. A Voltri, snodo viario antico e moderno, incrocio di ponti e viadotti, dove si può andare anche verso Nord, attraverso il passo del Turchino, e verso Sud, perchè qui sul mare si è ormai esteso il porto di Genova, si conclude questo piccolo viaggio.




Considerazioni

Il percorrere con l'intenzione di guardarlo e l' attenzione necessaria per poi raccontarlo fa sì che anche un breve tragitto percorso mille volte diventi improvvisamente ricolmo di tante informazioni inaspettate. Inevitabilmente, su una strada come l'Aurelia non si può che percorrere parallelamente altre strade: una sola nello spazio presente, le altre nella dimensione temporale, in un passato e un futuro prossimo.
Viaggiare per questa strada con lentezza, con gli occhi aperti, aderendo alle sue curve, alla circolazione della vita delle comunità attraversate, godendo della continua mutazione dei punti di vista, è davvero ritrovare un filo conduttore, non solo fra un luogo e l'altro, ma fra passato e futuro senza troppa nostalgia per il primo e paura per il secondo, per quanto siamo di nuovo di fronte ad un fenomeno analogo a quello degli anni ’60 – ’70, quando Italo Calvino così bene descriveva la situazione ligure: “Certo, in questo affidarsi alla domanda del mercato come all'unica realtà sicura c'è anche una profonda sfiducia per la civiltà contemporanea, da cui ci si aspetta sempre il peggio e da cui non resta che strappare giorno per giorno qualcosa che è come indennizzo d'un bene perduto. Un fondo di diffidenza e pessimismo cova sotto l'efficienza e l'immediatezza: è l'eredità che i secoli di vita guardinga e ostinata hanno trasmesso agli abitanti di questa regione, come condizione di sopravvivenza. Oggi la Liguria sta diventando qualcosa di completamente diverso da quello che è stata: economicamente fa parte d'un tutto italiano ed europeo che presenta sempre meno soluzioni di continuità; e ancor più è diversa la popolazione. Come negli ultimi centocinquant'anni una diaspora di liguri mise radici nelle Americhe, così negli ultimi decenni masse nuove si sono stabilite in Liguria, (omissis). Nel giro di poche generazioni si parlerà della Liguria in nuovi termini, che ancora non riusciamo a prevedere. A rappresentare un antico modo di "vivere in Liguria "non resterà che la patella attaccata allo scoglio."(1973).
Alla luce di quello che è successo e probabilmente succederà, non si può che convenire con queste parole, sebbene molto amare. Non si può inoltre nemmeno dire che questa porzione di territorio non sia stata pianificata. Ormai siamo alla terza o quarta generazione di piani regolatori, compresi i numerosi piani regionali e provinciali che certamente hanno prodotto delle norme la cui assenza sarebbe stata disastrosa, soprattutto riguardo al periodo ’80 – ’90.
Purtroppo l'assalto non è finito, anzi, si ripresenta più duro che in passato: l'aggressione delle coste da parte di "pirati contemporanei", che mirano solo a rapinare le risorse di tutti e lasciare accumuli di materie informi e nocive, è più imminente che mai. Non resta che ritrovare attraverso la partecipazione degli abitanti delle nuove sensibilità, per comprendere quanto sia necessario bonificare l'ambiente delle nostre vite, non solo dall' inquinamento da petrolio o da cromo, ma da quello di un mercato perverso e volgare, dalla disarmonia, dal disamore dei luoghi e dalla disequità sociale che avvelenano, a volte senza che ce ne rendiamo conto, di infelicità le nostre anime. In questa ottica, pare sia un progetto della Regione Liguria, che si intitola Aurelia e le altre in quanto propone, attraverso una lettura strutturata e articolata della strada, di individuare un grande parco culturale e paesistico, oggi non ancora adeguatamente apprezzato e conosciuto. La conoscenza di questa arteria vitale penso che possa far comprendere, anche agli stessi patrocinatori del progetto, che l'Aurelia e quindi la Liguria non necessitano, per essere alla moda, di mostuose spettacolarità, gli basta essere se stesse.

Qui una traiettoria lunco la costa tirrenica calabrese, qui una nel parmense e qui, in calce all'articolo, un'altra lungo la statale adriatica. I "compiti a casa" della "Scuola di Eddyburg" 2007

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