Tre raccolti l’anno perduti
Giancarlo Cosenza


Quando quest’orgia di emozioni sul "Vesuvio buono" sarà assorbita resterà un’opera di architettura di uno straordinario architetto italiano. Ricordo l’incredulità dei contadini nella sezione del Pci, io inviato dal Partito, quando si resero conto di avere perduto le proprie terre di pianura e irrigue, capaci di tre raccolti l’anno. Territori di alta produttività agraria furono così inseriti nell’"Area di sviluppo industriale" di Nola su un progetto urbanistico redatto da tecnici, commessi di scelte irresponsabili. Insisto: erano zone pianeggianti e irrigue.
Si documentò l’enorme perdita di suolo produttivo per esigenze industriali sproporzionate, con una scelta priva di serie premesse economiche e sociali. In seguito la crisi industriale e l’accaparramento di superfici a prezzi contratti verificano in maniera indiscutibile l’irresponsabilità di consentire al Cis di Nola, organismo commerciale, di realizzare il proprio insediamento.
È opportuno rileggere il procedimento 10862/B/95 e l’affidamento, quale incidente probatorio, da parte del giudice per le indagini preliminari di una perizia sulla legittimità dell’intervento Cis eseguito. Questo studio contesta fermamente la conformità agli strumenti urbanistici vigenti delle concessioni edilizie, tra l’altro di enormi dimensioni, giustificate dall’interpretazione vaga e inconsistente di "insigni giuristi" napoletani; documenta l’irritualità di attrezzature destinate ad attività commerciali - è la definita funzione del Cis - in quanto il Piano Asi vincola in maniera univoca il territorio investito per interventi industriali, unica finalità. Quindi la destinazione commerciale era esclusa. In sede penale viene derubricato il delitto relativo al 416 bis nell’articolo 378 cp e viene dichiarato il non luogo a procedere dati i tempi di prescrizione raggiunti. Il Pg si appella, la Corte di Assise conferma la sentenza.
E l’illegittimità di quanto concesso in superfici e volumi resta, non essendoci purtroppo "prescrizioni" su di essi. È necessario un grande sforzo ad avere fiducia nella pianificazione urbanistica e nei diritti naturali dei contadini irrigui. Si esce da tale vicenda, oggi conclusa con l’avvitamento nell’ambiente del Bacino dei Regi Lagni del "Vesuvio buono" tanto caro alla collettività irriflessiva con la verifica ancora di una sconfitta, la mancata protezione e sviluppo coerenti del territorio da parte delle autorità preposte al rispetto di tutte le preesistenze, dei valori irrinunciabili della politica economica. È grave. Resta un’opera di architettura, ma in un luogo offeso dall’arroganza di organismi amministrativi locali i quali utilizzano indifferentemente l’ambiente per suggellare, in acqua, il potere di una classe dirigente.

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