La via del mattone. La costa calabrese lungo la SS 18
Giorgia Boca
In calce, i pdf scaricabili della traiettoria

LA STRADA

Fiumefreddo Bruzio è un piccolo paese in provincia di Cosenza, abbarbicato su una rupe del monte Cocuzzo, che, oltre ad avere un bel centro storico molto ben tenuto, ha una terrazza panoramica, da cui è possibile apprezzare la vista verso la costa. Il turista che si accinge a fotografare il suggestivo panorama probabilmente resterà deluso, trovandosi di fronte una fascia, più o meno ampia, stretta tra mare e montagna, in mezzo alla quale strada e ferrovia gli appariranno forse come gli unici elementi ordinatori nel più totale caos edilizio.
Quella strada è la statale 18, la Tirrenica Inferiore, la prima Salerno-Reggio Calabria del ’900. Anche se alcuni tratti erano preesistenti, la strada venne interamente costruita negli anni ’30, quando in pieno fascismo si procedette al riordino stradale di tutto il paese. Fino ad allora l’unica vera via d’accesso alla Calabria era la cosiddetta Strada delle Calabrie, un tracciato ottocentesco che, seguendo la romana via Popilia, partiva da Capua, si inerpicava sul Pollino, attraversava Cosenza e l’entroterra e raggiungeva Pizzo Calabro, per poi proseguire fino a Reggio lungo la costa. Questa strada oggi esiste ancora come SS19 ed è stato il tracciato ricalcato, per volere di Giacomo Mancini, dall’A3 negli anni ’70; contemporaneamente ai lavori dell’autostrada, anche la statale 18 fu modificata, con parziali ampliamenti e cambiamenti nel tracciato.
A ben vedere, quella fascia che da Fiumefreddo sembrava così continua e omogenea è al suo interno variamente articolata e il nostro turista potrà ben rendersene conto dal basso, percorrendola in macchina e apprezzando quel caos spesso informe da una prospettiva diversa. In un’ora e mezza circa di macchina, da Paola, la città di San Francesco, a Pizzo Calabro, la città del gelato, vedrà come quel caos assume diverse configurazioni, tutte originate, però, dal fatto di trovarsi su una stessa strada.
Si parte da Paola, in provincia di Cosenza, si percorre un tracciato a mezza costa che lambisce molti piccoli comuni (S.Lucido, Torremezzo, Falconara Albanese, Fiumefreddo, Longobardi, Belmonte) fino ad arrivare ad Amantea, uno dei centri più popolati; da qui si prosegue nella provincia di Catanzaro, attraversando Nocera, Falerna, Gizzeria, tutte frazioni marine dei rispettivi paesi collinari; si attraversa per qualche chilometro la parte costiera del comune di Lamezia Terme, il più grande di tutto il percorso, e di altri piccoli comuni (Maida, Curinga, Francavilla), per arrivare infine nel territorio della provincia di Vibo Valentia, con l’ultimo comune di Pizzo Calabro.
Questi 80 km circa possono essere letti in base ad alcuni elementi, quali la delimitazione della strada, le modalità di accesso, gli allineamenti, la densità edilizia, la presenza di spazi pedonali definiti, il tipo di incroci, quantità e qualità del mix funzionale; l’insieme di questi elementi ci permette di riconoscere una certa varietà di paesaggi. La diversità individuata trova spesso una conferma in quella che è la storia del territorio e la politica regionale e provinciale, ma mantiene sempre un minimo comune denominatore: la costante presenza dell’edificato, a carattere prevalentemente residenziale.




IL VIAGGIO

Il basso tirreno cosentino da Paola ad Amantea (km 317-340)

Il nostro viaggio inzia a Paola, all’incrocio con la statale 107, proveniente da Cosenza; siamo più o meno equidistanti dai due capi della SS18, a 250 km da Salerno e a 217 da Reggio Calabria. Ci troviamo a mezza costa, ad una quota molto più alta rispetto al mare; la statale qui è l’unica via di comunicazione, dato che l’A3 è ancora all’altezza di Cosenza. I lati della strada sono disseminati di “casette”, generalmente articolate secondo lo schema commercio/bottega + appartamento genitori + 1 o più appartamenti per i figli, e di qualche albergo-ristorante: piccoli saggi di sprawl. Va avanti così per diversi km: gli edifici ora si addensano, ora si diradano, in relazione alla vicinanza con i centri abitati lambiti, ma mai attraversati. Si tratta per lo più di piccoli e piccolissimi centri: con l’eccezione di Paola e Amantea che si attestano rispettivamente sui 17.000 e sui 13.000 abitanti, non superano i 5.000 abitanti.
Hanno tutti, però una caratteristica comune: il centro storico si trova sulla costa e spesso il lungomare è parte integrante del paese; originariamente, infatti, non erano attraversati dalla statale, che passava ad una quota più alta. Con la modifica del tracciato degli anni ’70 la crescita edilizia si è poi orientata verso la statale che è rimasta così una strada periferica rispetto al centro.
In questo tratto, dunque, la SS18 è una vera e propria strada extraurbana, delimitata da guard-rail, lungo la quale gli edifici si allineano solo in prossimità dei centri abitati. Ai paesi si accede mediante semplici incroci a raso, localizzati in genere in corrispondenza delle originarie strade di crinale. In molti casi sono semplicemente le insegne, più o meno vistose, a suggerirci la nostra localizzazione.




Il paese-nastro: Amantea e Campora (km 340-351)

A darci il benvenuto nel comune di Amantea, oltre al consueto cartello, troviamo anche un semaforo. Nulla di straordinario, se non fosse che, allo scatto del verde, entriamo in un tratto di statale molto diverso dal precedente; a meno di cento metri dal semaforo un marciapiede, un portico e fronti perfettamente allineati; ancora qualche centinaia di metri e un altro semaforo ci introduce in una vera e propria via cittadina.
Amantea, come i piccoli centri già incontrati, vive soprattutto d’estate, ma non solo; si tratta di zone stabilmente abitate, dove si trovano scuole, uffici, e servizi di vario genere. Proseguendo, troviamo alcuni elementi “canonici” delle strade urbane: il commercio ai piani terra, edifici che arrivano anche a 5 piani, un mix funzionale “a grana fine”, spazi pedonali ben definiti, parcheggi a bordo strada. L’espansione verso la costa qui è cosa recente. Si tratta dello stesso fenomeno già osservato nel tratto precedente – la crescita edilizia da un centro esistente verso la statale – con la differenza che qui il centro storico è in collina e non sul mare.
Dopo circa 4 km, la via cittadina ritorna ad essere strada extraurbana; gli edifici a bordo strada ci sono ancora, ma sono “sparsi” qua e là, senza un ordine preciso. Prima di arrivare alla galleria di Coreca, uno dei pochi punti paesaggisticamente interessanti di tutto il percorso, notiamo che verso l’interno, sulla collina, sta succedendo qualcosa; strade in mezzo al vuoto e, in alto, una nuova serie di villette. E’ qui che la città ha deciso di espandersi e le opere di urbanizzazione sono già pronte.
Attraversata la galleria ci si trova nella zona di Campora S.Giovanni; una fascia non più larga di 150 m, stretta tra la montagna da un lato e la ferrovia e il mare dall’altra, si snoda fino al km 351. Qui, sulla sinistra, perpendicolare alla statale, si apre il “corso” di Campora, lungo il quale si densifica l’edificato. Questa fascia oggi è interamente costruita: l’edilizia prevalente è sempre la stessa – edificio con più appartamenti per la stessa famiglia con commercio e/o spazio lavoro al piano terra – ed è corredata di spazi esterni che diventano nel migliore dei casi piccoli orticelli privati; è assente, però, quell’ordine “cittadino” riscontrato ad Amantea. Il tipo di edifici e la grande varietà di stili ci suggerisce che la crescita edilizia è avvenuta nel tempo per singole aggiunte, a seconda delle dimensioni dei lotti di proprietà e secondo il proprio gusto personale.
Amantea e Campora ricadono nello stesso confine amministrativo; a separare i due “centri” una fascia lunga meno di 10 km. Quelle nuove urbanizzazioni prima della galleria di Coreca, dunque, sono una presa d’atto della pianificazione comunale di una saldatura edilizia che lenta e inesorabile è avvenuta negli ultimi trent’anni, legalmente e abusivamente. Per questa ragione possiamo sicuramente parlare di un paese-nastro: un’unica entità amministrativa, in cui due centri hanno polarizzato la crescita edilizia. Se e quanto questa crescita sia stata controllata non è ancora ben chiaro; certo è che questa fascia oggi appare come uno spazio “ibrido”, simile ad una strada extraurbana nella forma, ma dove le pratiche d’uso sono simili a quelle di una qualunque strada cittadina.




Da Campora a Nocera (km 351 – 357)

Un tratto breve ma interessante quello che inizia al km 351, dopo il semaforo che segna l’uscita dal centro di Campora, perchè rappresenta uno dei pochi momenti di tregua lungo il nostro percorso tra gli edifici. Si tratta inoltre del primo tratto veramente costiero della SS18: l’accesso alla spiaggia, infatti, è direttamente a bordo strada. Da un punto di vista amministrativo siamo a cavallo tra il comune di Amantea, ultimo centro della provincia cosentina, e quello di Nocera Terinese, primo centro della provincia di Catanzaro. Pochi i segni di antropizzazione: due o tre edifici, l’immancabile porticciolo turistico, un distributore di benzina. Intorno molti piccoli campi coltivati.
Il fatto che questo tratto sia rimasto sostanzialmente libero non è certo un caso; come sempre accade è un fatto di pura convenienza, sia economica che logistica. Attraversiamo, infatti, una zona troppo lontana dalle attrezzature e dai servizi di Amantea e dallo svincolo autostradale di Falerna, che sta più a sud, perché possa essere presa d’assalto dalle seconde case o diventare sede di residenze stabili. Ma c’è probabilmente anche un fatto culturale: Amantea e Campora sono comunque legate a Cosenza, verso la quale c’è un forte pendolarismo. Nocera è già rivolta verso Lamezia Terme, così come lo saranno tutti gli “agglomerati” che incontreremo verso sud. Una zona di confine, dunque, una frontiera fisica e culturale che segna una prima importante discontinuità nel nostro percorso.




Il villaggio nastro: Nocera e Falerna (km 357 – 364)

Al km 357 la visuale si riapre verso il mare. La strada qui è più alta rispetto ai bordi, di circa 5-6 m; una costellazione di piccoli e grandi edifici ci accompagna per circa 7 km. Per qualche chilometro gli edifici sono tutti ad una quota più bassa, sia a destra, dove hanno un accesso direttissimo al mare, che a sinistra; i collegamenti sono rappresentati da ripide rampe carrabili e scalette per i pedoni. Il confine tra i due comuni, Nocera Torinese e Falerna, entrambi frazioni marine dei rispettivi paesi a monte, non è segnato; al km 360 le indicazioni di un incrocio ci avvertono che siamo in prossimità dello svincolo autostradale di Falerna; da qui fino a Reggio Calabria la statale e l’A3 proseguiranno quasi parallele.
Oltre l’incrocio la strada e i suoi bordi ritornano sulla stessa quota: siamo su uno dei tratti originari della statale (l’unico percorso finora è quello tra la galleria di Coreca e il km 351), come testimoniano anche alcuni edifici più datati e un allineamento seguito rigorosamente anche dalla crescita edilizia degli ultimi decenni. Al km 363 il lato destro diventa un quasi-lungomare attrezzato, luogo deputato alle “vasche” estive, con chioschi, panchine, alberi; il quasi sta nel fatto che tra la promenade e il mare c’è un ampio parcheggio a pagamento. I cartelli ci informano che un pezzo di questo quasi-lungomare è di Falerna, mentre l’altro pezzo ricade nel territorio di Gizzeria (altra frazione marina di un paese collinare). L’edificato e il lungomare terminano di colpo quando la ferrovia (che da Campora abbiamo sul lato sinistro) si fa più vicina alla strada, troppo per lasciare spazio a qualsiasi costruzione.
I 7 km compresi tra Nocera e Falerna ( e Gizzeria per un breve tratto) sono l’opposto del sistema Amantea/Campora. Lì c’è un nastro che è cresciuto in relazione alla presenza di due centri piccoli ma stabilmente abitati; qui c’è la crescita di un nastro fatto di alberghi, villaggi e seconde case. Una crescita che è avvenuta per singole unità immobiliari o al massimo per piccole lottizzazioni, e che non ha mai visto formarsi un centro; il lungomare infatti è cosa recente e la sua differenziazione formale a seconda del comune di appartenenza è solo l’ultimo esempio di un’assenza storica di un coordinamento sovracomunale in questa crescita.
Completamente spopolato da settembre a giugno, congestionato ai limiti della praticabilità nei mesi estivi, vista anche l’assenza di una strada alternativa, il villaggio formato da Nocera e Falerna è un continuum di edifici, grandi e piccoli, più o meno vicini al mare (alcuni molto – forse troppo – vicini). C’è una probabile spiegazione dietro questa situazione: la presenza dell’autostrada. Non pare solo un caso, infatti, che lo svincolo autostradale sia più o meno al km 360, a 3 km dall’ingresso di Nocera e a 4 km dall’uscita da Falerna. Una quasi perfetta equidistanza che diventa ancor più interessante se si pensa che a 20 km a sud dallo svincolo di Falerna c’è quello di Lamezia Terme e che negli ultimi trent’anni molti lametini hanno eletto Nocera e Falerna a luoghi prediletti per le vacanze estive di lungo periodo.




Da Falerna a Lamezia Terme (km 364 – 371)

Usciti da Falerna, restiamo nel comune di Gizzeria per circa 7 km; percorriamo un altro lungo tratto sostanzialmente libero, almeno per ora: le gru, infatti, sono già in azione per colonizzare gli ultimi spazi vuoti. Anche in questo caso possiamo spiegare la mancanza di edifici con la lontananza dall’autostrada; lungo la strada incrociamo solo qualche hotel e qualche attività commerciale isolata, che danno il nome alla località. Gli spazi aperti sono generalmente incolti, vengono coltivati solo piccoli appezzamenti di terreno. La ferrovia costeggia ancora la strada sul lato sinistro e in alcuni punti sono separate solo da pochi metri.
Verso la fine di questo tratto incontriamo il centro di Gizzeria Marina; anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un villaggio estivo ma stavolta di dimensioni più compatte e ridotte. La statale, qui, lambisce l’agglomerato, il cui centro si trova sul lato destro, a ridosso del mare. Anche questo piccolo villaggio conferma le considerazioni fatte precedentemente: oltrepassato l’abitato, ci troviamo all’incrocio con una diramazione della SS18 che raggiunge il centro di Lamezia Terme. I villaggi estivi crescono dunque a ridosso dei punti di accesso al mare da Lamezia: per chi proviene dall’autostrada Nocera e Falerna, per chi proviene dalla statale Gizzeria. I conti tornano.




Da Lamezia Terme a Pizzo (km 371-372)

L’incrocio con la diramazione della 18 segna il confine tra Gizzeria e Lamezia Terme; siamo ancora molto vicini al mare, tuttavia il turista che arriva qui dall’interno probabilmente non avrà la sensazione di trovarsi a così poca distanza dalla costa: non un’indicazione, un cartello, solo piccole strade, alcune sterrate, che si perdono nella vegetazione. Lungo la strada troviamo solo pochi piccoli capannoni: tra questi spicca quello occupato dal “centro culturale islamico”. Una grossa comunità marocchina è presente sul territorio e, come spesso accade, ha trovato uno spazio stabile lontano dal centro più grande, quello di Lamezia. Gran parte di loro risiede proprio a Gizzeria Marina, ed è quindi logico trovare qui una struttura di questo tipo: vicino a casa loro, lontano dalla casa degli altri.
Procedendo oltre, oltrepassiamo, tra il km 373 e il km 375, un altro nodo importante della statale, dove si incrociano , in una grande rotonda, gli accessi all’aeroporto, alla stazione di Lamezia, alla superstrada per Catanzaro e alla provinciale che raggiunge il centro di Lamezia. Proseguiamo con un tratto in sopraelevata che ci evita il transito sulla rotonda; da qui fino a Pizzo il paesaggio è abbastanza omogeneo: pochissimi edifici, molti campi coltivati - soprattutto frutteti specializzati - , i vivai come attività prevalente. In questo contesto risaltano particolarmente i capannoni, nuovi e vecchi, nell’area dell’ex-SIR, in quella che è la più grande area progettata per essere industriale del meridione ma di fatto mai utilizzata.
Il mare da qui resta abbastanza lontano per vedere costruzioni a ridosso della strada, ma non mancano gli ingressi ai resort e ai grandi complessi turistici immersi nel verde. Anche in questo caso, per capire il perchè della conformazione della strada dobbiamo rapportarci all’A3, che qui corre parallela, come anche la ferrovia, alla 18. La lontananza dal mare e il fatto che qui sia l’autostrada il corridoio privilegiato per il trasporto su gomma ha fatto sì che questo pezzo rimanesse un’eccezione nel panorama di continuum costruito lungo la statale.
Statale 18 e A3 si ricongiungono sotto il viadotto ferroviario presso il bivio dell’Angitola (che prende il nome dall’omonimo lago) e da qui seguono poi tracciati diversi fino a Vibo Valentia; il fatto che questo bivio sia un vero e proprio crocevia (qui arriva anche la statale 19, la vecchia Strada delle Calabrie) è testimoniato dalla presenza costante nel tempo dei bazar sotto i piloni.
Oltre il viadotto, continua il carattere di eccezione di questo tratto rispetto non solo al continuum di edifici tra Paola e Pizzo ma rispetto a tutta la statale 18 nel tratto calabrese. In questo caso, la mancanza di costruito è dovuto alla morfologia della strada, che in questo tratto sale di quota con strettoie e continui tornanti. Gli edifici fanno di nuovo la loro comparsa arrivati al km 428, all’ingresso di Pizzo. Ritroviamo qui i caratteri di via urbana che avevamo già visto ad Amantea, con una densità edilizia sensibilmente maggiore. Anche in questo caso l’apertura della statale ha comportato una saldatura da un centro storico, che si trova ad una quota più bassa, verso la nuova strada a monte.




QUALCHE CONSIDERAZIONE

Dovendo descrivere in sintesi il nostro viaggio alla scoperta della SS18, potremmo raccontare di tre paesaggi principali che, forse non a caso, rientrano nei confini amministrativi delle tre province:
1) quello del cosentino, da Paola a Campora, in cui lo sprawl è di tipo puntuale (singoli edifici disposti seguendo la logica dei lotti di proprietà) e in cui tutto sommato si registra la presenza di centri grandi e piccoli costruiti e cresciuti secondo una logica più “urbana”, con un mix funzionale abbastanza consolidato
2) quello del catanzarese, dominato dai nastri di seconde case e villaggi, che assomiglia più alla periferia estiva di un centro più grande come Lamezia che a un insieme di piccoli centri dotati di una loro autonomia, in cui prevale la monofunzionalità
3) quello del vibonese, come già detto l’eccezione nel panorama di tutta la costa tirrenica calabrese, dove la lontananza dal mare e dall’autostrada e l’orografia hanno interrotto il continuum di edifici che caratterizza il resto della statale.
L’elemento chiave per la lettura della traiettoria è il tipo di residenza. Da una parte c’è la residenza stabile, di chi abita un luogo tutto l’anno. Dall’altra c’è la residenza stagionale, la “seconda casa”, abitata solo da giugno a settembre. Possiamo dunque parlare di centri abitati veri e propri (la definizione di urbano è impropria viste le dimensioni dei comuni) e di “luoghi di aggregazione estiva”, per indicare quegli agglomerati che centri diventano solo d’estate. I primi sono quasi tutti nel territorio cosentino, mentre in quello catanzarese prevalgono i secondi.
Gli 80 km analizzati condensano probabilmente tutta la diversità di paesaggi lungo l’intera statale nel tratto calabrese; una diversità che però trova sempre una ragione comune nella presenza della statale e da questo punto di vista può essere considerata assolutamente unitaria. Semplificando, possiamo dire che i diversi paesaggi lungo la SS18 corrispondono ad altrettante modalità di sfruttamento edilizio della costa.
Come si è arrivati a tutto questo? E quali esaltanti prospettive ci regalerà il futuro? Alla prima domanda è facile rispondere: anni di mancanza totale di pianificazione o di gravi carenze negli strumenti urbanistici esistenti, a livello regionale, provinciale e comunale. Anni in cui gli abitanti stessi hanno dimostrato scarsa sensibilità verso il proprio territorio. Anni in cui non si è riusciti a frenare o a coordinare le spinte autonomistiche dei comuni, anche di quelli più piccoli, che hanno puntato su politiche, non solo urbanistiche, autoreferenziali. E c’è, last but not least, un’illegalità diffusa, che ha favorito l’abusivismo, soprattutto quello di piccolo “taglio” costantemente ripetuto.
Il futuro non sembra molto più roseo per quanto riguarda la pianificazione: se è vero che le tre province stanno finalmente preparando i piani territoriali è anche vero che ormai si troveranno di fronte ad uno stato di fatto difficilmente modificabile. Quali le soluzioni possibili? Prendere atto della tendenza esistente e agevolare la saldatura come sta facendo Amantea con le nuove lottizzazioni? Dichiarare guerra aperta all’abusivismo e procedere con le demolizioni per ripristinare lo status quo come sta faticosamente provando a fare il sindaco di Falerna? Cercare di lavorare sulla sensibilizzazione degli abitanti come cerca di fare la Regione con un programma, “Paesaggi e identità”, volto a coinvolgere la popolazione e le istituzioni locali nella lotta agli ecomostri costieri? Ce lo dirà forse il turista che tra qualche anno si affaccerà di nuovo sulla terrazza di Fiumefreddo per ammirare il panorama.

Qui una traiettoria nel parmense, qui una lungo la costa ligure e qui, in calce all'articolo, un'altra lungo la statale adriatica. I "compiti a casa" della "Scuola di Eddyburg" 2007

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