Eddytoriale 58 (14 novembre 2004)
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Non è su un binario morto la legge sul governo del territorio. In Parlamento, e accanto al Parlamento, si sta lavorando. Tra quelli che contano ci sarebbe un accordo sostanziale sui contenuti della proposta dell’onorevole Lupi (Forza Italia), emendata in senso peggiorativo nel cosiddetto “testo unificato”. Il punto d’arrivo? La privatizzazione dell’urbanistica, che è l’argomento sul quale destra e centro sembrano d’accordo. È una tendenza dei tempi (berlusconiani, bushiani, prima ancora tatcheriani e reaganiani).
Tempi di una destra nuova, molto lontana, abissalmente lontana da quella che, per difendere il mercato e l’imprenditività, scoprì che occorreva un intervento pubblico per regolare ciò che il mercato non poteva regolare: in primo luogo, l’assetto del territorio. Tempi nei quali, rovesciando la tradizione e la prassi dell’urbanistica moderna, si vuole porre alla base delle scelte relative all’organizzazione della città e del territorio non le esigenze dei cittadini, delle famiglie e delle imprese, ma quelle dei proprietari immobiliari.
Lo afferma esplicitamente il progetto della “Casa delle libertà” (do sempre queste denominazione tra virgolette, perché mi sembra una bestemmia ridurre la libertà a quella di non pagare le tasse). La pianificazione del territorio avviene “sentiti i soggetti interessati” (art. 3, c. 2). Il testo precisa che “le funzioni amministrative” (la pianificazione) “sono svolte in maniera semplificata, prioritariamente mediante l’adozione di atti paritetici in luogo di atti autoritativi, e attraverso forme di coordinamento tra i soggetti istituzionali e tra questi e i soggetti interessati ai quali va riconosciuto comunque il diritto alla partecipazione ai procedimenti di formazione degli atti” (c. 3).
Fino ad oggi il piano urbanistico esprimeva la volontà dell’amministrazione elettiva, e solo dopo veniva sottoposta al parere dei privati. Adesso il procedimento è invertito: il piano è redatto sulla base delle espressioni di volontà dei “soggetti interessati”. Siamo in Italia, non in Olanda. Qualcuno può pensare che, quando si parla di “soggetti interessati”, ci si riferisce alla cittadina e al cittadino? Tutti sanno che si tratta della proprietà immobiliare.
Ho già raccontato quanto, per questo fondamentale aspetto, la proposta della Margherita sia vicina alla proposta della destra. Rinvio a un articolo che ho scritto qualche mese fa per Archivio di studi urbani e regionali; mi piacerebbe che lo leggesse l’on. Ermete Realacci, fondatore di Lega Ambiente, cofirmatario della proposta. Forse è per questo che a sinistra tutti stanno zitti su questo scandalo che si prepara? Il prodotto dell’intesa destra-centro, raggiunta con la volenterosa ed esplicita mediazione dell’INU, sarà una di quelle “riforme” (metto questo ternine tra le stesse virgolette che ho adoperato sopra) del berlusconismo che secondo l’on. Rutelli non si toccano se il centro-sinistra vince?
Non sarebbe male se si facesse chiarezza su questo punto. Gli amministratori locali che hanno a cuore un governo del territorio volto alla difesa degli interessi collettivi, i tecnici che lavorano quotidianamente nella trincea dei comuni e delle altre amministrazioni pubbliche cercando di difendere il territorio e i diritti dei cittadini contro le leggi eversive e i comportamenti subalterni alla proprietà immobiliare, hanno anch’essi qualcosa da chiedere. Hanno diritto di sapere se chi, nei propositi, vuole difende lo Stato sociale, intende promuovere i diritti di cittadinanza, ritiene di esprimere gli interessi delle generazione future, rivendica giustizia per i gruppi sociali più deboli, lavora per un paese più moderno ed efficiente, si batte per una partecipazione dei cittadini alle scelte sulla città – ebbene, se gli uomini e i partiti che dicono di riconoscersi in questi “valori” sono consapevoli che l’on Lupi, e i suoi sponsor e alleati, portano tutti nella direzione opposta.

Altri articoli su questo tema:
Un articolo su Archivio di studi urbani e regionali
Un articolo su il manifesto
Eddytoriale 39 del 13 marzo 2004
Eddytoriale 38 del 2 marzo 2004
Eddytoriale 36 del 21 gennaio 2004

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