Eddytoriale 57 (1 novembre 2004)
Eddyburg
"Accrescere negli Enti che detengono i poteri di pianificazione la consapevolezza dei vincoli di mercato e la propensione a creare valore": questa frase, tratta dalla presentazione ufficiale di una iniziativa di "promozione dell'urbanistica", sembra il nuovo ruolo che l’INU (Istituto nazionale di urbanistica) si è assegnato. Il rapporto tra urbanistica, mercato, valore è un tema sul quale è utile ragionare: per comprendere dove sta l’INU, dove sta la sinistra in Italia, dove vanno le nostre città e la nostra società.
Si può affermare che l’ urbanistica moderna nasce proprio per affrontare con la mano pubblica problemi che la mano privata, giustamente dominatrice nel mercato capitalistico, non solo non riusciva a risolvere ma anzi provocava e, dove esistevano, aggravava. Quel mercato il quale in tanto è riuscito storicamente a diventare egemone nell’ambito dell’economia in quanto il sistema di cui è espressione (il sistema capitalistico-borghese) ha ridotto ogni valore a valore di scambio e ogni bene a merce.
Si può quindi anche affermare che l’ urbanistica, nel suo concreto operare, lavora per tutelare, valorizzare e promuovere caratteristiche dei luoghi e della loro organizzazione che il mercato non riconosce proprio perché sono dotati di valore d’uso, mentre possiedono un limitato, o inesistente, valore di scambio.
E’ proprio per questo che l’urbanistica italiana pose al centro dei suoi interessi i centri storici (il cui valore testimoniale e la cui qualità erano beni che il mercato tendeva a travolgere), l’accessibilità alle parti socialmente utili del territorio (resa sempre più critica per il fatto che il mercato privilegiava un modo di trasporto assolutamente incompatibile con le dimensioni assunte dalla città), il diritto all’abitazione (un bene di cui la riduzione a merce impediva ai ceti non privilegiati di godere), il paesaggio e l’ambiente (universi di beni di cui la riduzione a merce provoca la distruzione).
Missione dell’urbanistica (così come l’hanno intesa, predicata e praticata i fondatori dell’INU e i loro discepoli) è stata insomma quella di far sentire al mercato vincoli diversi da quelli che questo autonomamente poteva porsi: il contrario, quindi, della missione proposta dall’INU di oggi. E la concreta operazione dell’urbanistica, la pianificazione del territorio e delle sue parti, solo nei casi deteriori si è ridotta a "valorizzare", ad accrescere il valore di scambio, degli immobili: si è invece impegnata a mettere in valore (a difendere, accrescere, creare) le qualità del territorio che la "valorizzazione", con le conseguenti pratiche di edificazione finalizzata alla speculazione economica, sistematicamente distruggevano.
Non è quindi un caso che l’urbanistica (quella di cui l’INU ha avuto in Italia, in decenni lontani, la rappresentanza egemonica) ha trovato il suo "principe" nelle formazioni politiche e nelle amministrazioni della sinistra: dove per sinistra intendo quella parte dello schieramento politico che ha lucida consapevolezza dei limiti e degli errori del sistema capitalistico-borghese, ha convinzione ed esperienza dell’insufficienza del mercato, e quindi si propone di riformare o correggere, in modo più o meno profondo, quel sistema e quel suo strumento.
Sicché oggi, nell’inversione di tendenza che si è manifestata nell’INU e che la frase da cui sono partito efficacemente esprime, si possono leggere due eventi.
Vi si può leggere un generale prevalere, anche nella politica, di ideologie e sistemi di convenienze che esprimono il primato dei valori dell’economia capitalistica su ogni altro valore. Che esprimono perciò anche l’illusione dell’autosufficienza del mercato, della virtù salvifica di una concorrenza senza freni, del possibile ordine di una società in cui la piena esplicazione delle tensioni dell’individuo non debba incontrare limiti nei diritti altrui e in quelli di tutti. E’ quella ideologia di cui Ronald Reagan, Margaret Tatcher, il primo e soprattutto il secondo Bush sono i più illustri e autentici interpreti, il nostro Berlusconi l’apostolo, il laburista Blair e numerosi membri della "sinistra riformista" i tardivi e perplessi adepti.
E vi si può leggere anche, su un piano più modesto, il prevalere nell’INU (senza apparenti residui) di una tendenza a cercare il mercato professionale là dove esso è più fruttuoso, ponendosi al servizio delle forze che comunque agiscono nella città e nel territorio, quali che esse siano, purché siano interessate, a qualsiasi fine, alle trasformazioni territoriali. Poiché la forza trainante di tali trasformazioni è, in questa società e in questo sistema, la valorizzazione immobiliare, ecco che questa assume il ruolo di attore privilegiato.
Una categoria professionale e un istituto che avevano saputo coniugare tensione morale e critica sociale al sostegno culturale e tecnico alle espressioni del potere democratico, tende a ridursi così a mediatore tra gli interessi contrastanti e facilitatore di inquietanti connubi.

Altri eddytoriali a proposito dell'INU:
Eddytoriale 36 del 21 gennaio 2004
Eddytoriale 38 del 2 marzo 2004

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