Eddytoriale 56 (16 ottobre 2004)
Eddyburg
Giornate nere, il 14 e il 15 ottobre 2004; ricordano le palle incatenate che spezzavano l’albero di maestra degli avversari del salgariano Corsaro nero. Due provvedimenti distruttivi sono stati approvati da un Parlamento destinato alla scomparsa, che non sembra essersene ancora accorto: la legge delega "per il riordino, il coordinamento e l’integrazione della legislazione in materia ambientale" e la riforma del Titolo II della Costituzione. I lineamenti del regime sono sempre più chiari: almeno, a chi ha occhi per vedere.
Con la legge delega si sono compiuti tre delitti. Contro la democrazia parlamentare, si è affidato a una commissione nominata dal ministro un compito che spetta al Parlamento. Contro la legalità, si è approvato un provvedimento la cui latitudine è studiata apposta per salvare il Presidente del consiglio in carica, il cavalier Silvio Berlusconi, dalle conseguenze giudiziarie di un grace abuso urbanistico ed edilizio compiuto in Sardegna (in quella stessa Sardegna dove un bravo presidente regionale, Renato Soru, si sta adoperando per salvare quel che resta del paesaggio costiero, ed è per questo è oggetto di attacchi personali ingiustificati e subdoli). Contro il paesaggio, e la ricchezza del paese, si è allargata l’oscenità del condono edilizio ad ambiti fino ad oggi protetti per la loro qualità.
Con la riforma della Costituzione si sono poste le premesse per un passaggio pieno a un regime dittatoriale. Così ritagliato su misura del cavaliere è quel provvedimento che il vertice del potere è stato denominato “Silvierato”, anzicchè premierato. Così degradata è la democrazia parlamentare che un giornale moderato come la Stampa ha potuto scrivere che “il Parlamento è stato ridotto a un simulacro”, poiché il suo ruolo si limita a mettere lo spolverino a decisioni prese altrove. E la follia brianzola delle devoluscion ha reso così confuso e sconnesso il sistema dei poteri che c’è già chi ha potuto scorgere, nel pasticcio costituzionale, il lucido disegno della surrettizia preparazione di un centralismo ancora più forte di quello dei tempi di Re Umberto I e di quello dell’egemonia della Democrazia cristiana (e vicino, forse, a quello dei tempi del cavalier Benito Mussolini).
Stanno distruggendo il paese: nel suo patrimonio sostanziale e virtuale, nei suoi valori e nelle sue regole. E non si può mancar di ricordare che questa distruzione è stata preparata negli anni di governo del centrosinistra: quando si è concretamente avviato l’avvento della devoluscion nel tentativo di tagliare l’erba sotto i piedi a Bossi; quando si è teso la mano a Berlusconi con la Bicamerale accantonando kla questione del conflitto d'interessi; quando si è predicato “meno Stato e più mercato”, “privato è bello”, “via lacci e lacciuoli” per non ostacolare la “governabilità”.
Così come non si può non sottolineare che ancora oggi, nell’ambito del centrosinistra, c’è chi predica che “il regime non c’è”, nascondendo che il regime sta affermandosi dappertutto. E che c’è chi preferisce erigere barriere all’interno dell’area antiberlusconiana, per mantenere aperte le comunicazioni con l’area del Cavaliere, ipotizzando futuri scenari di ricomposizioni moderate. E c’è chi antepone le convenienze di gruppi e gruppetti e partiti e partitini destinati a scomparire nel giro di pochi anni (dopo aver migrato da una sigla all’altra all’altra ancora) alla ricerca delle regole minime di una solidarietà democratica, di opposizione e di governo.
Questo è il punto. Occorre rendersi conto che la democrazia, la libertà, la ricchezza del paese, le istituzioni, tutto ciò è minacciato pericolosamente: peggio, è in corso di distruzione. Bisogna trovare la forza di superare le divisioni – che indubbiamente ci sono – e lottare insieme per scongiurare il danno più grave. Come si fece quando comunisti e democristiani, liberali e socialisti seppero costruire una unità contro il nazismo e il fascismo, sconfiggerlo, e scrivere insieme una costituzione democratica, superando le diversità che li dividevano, negli anni bui nei quali già tra di esse si ergeva il muro della guerra fredda.

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Ha avuto coraggio Renato Soru, il presidente della Regione Sardegna, ha avuto coraggio la Giunta regionale nell’approvare il provvedimento di salvaguardia temporanea delle coste. Un atto, oggi, controcorrente. Un atto controcorrente in un’Italia in cui scoppiano le rivolte contro i “termovalorizzatori” perché si è appaltata ai privati la loro localizzazione, invece di farne l’oggetto di una pianificazione regionale, trasparente e partecipata. Un atto controcorrente in un’Italia in cui il governo vuole sottrarre alle regioni la preoccupazione della tutela dell’ambiente (e i “Governatori” non insorgono come un sol uomo).
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