Eddytoriale 34 (9 gennaio 2004)
Eddyburg
9 gennaio 2004– Un incidente tecnico ha mandato in fumo il nuovo EddyburgRiprendo, con l’anno nuovo, l’aggiornamento del vecchio. E mi domando che cosa vorrei vedere accadere nel 2004 (oltre alla nascita del nuovo Eddyburg) per dare torto al pessimismo di Altan. Tante cose.
9 gennaio 2004– Un incidente tecnico ha mandato in fumo il nuovo EddyburgRiprendo, con l’anno nuovo, l’aggiornamento del vecchio. E mi domando che cosa vorrei vedere accadere nel 2004 (oltre alla nascita del nuovo Eddyburg) per dare torto al pessimismo di Altan. Tante cose.

Cominciamo da casa nostra.
Mi piacerebbe vedere tutte le variegate formazioni dell’area di centro-sinistra riuscire a individuare i valori fondamentali della convivenza civile e battersi coerentemente per farle sopravvivere e trionfare. Il rispetto della legalità, la tutela dei deboli e dei posteri, il primato del comune rispetto all’individuale, la parità dei diritti e dei doveri nel campo dell’informazione dovrebbero essere in cima all’elenco. La sconfitta di Berlusconi e la difficile ricostruzione di tutto ciò che ha distrutto ne dovrebbero essere la conseguenza.
Mi piacerebbe veder fare un passo indietro a quelli che preferiscono i partiti alla politica, la tattica alla strategia, il potere agli obiettivi, le formule ai contenuti. Mi rendo conto che questo comporterebbe molte autocritiche, e un rinnovamento profondo del ceto politico, ma in assenza di ciò l’anno resterà bisestile.
Mi piacerebbe veder crescere, almeno a sinistra, la consapevolezza del fatto che episodi come la crisi della Fiat e il saccheggio Parmalat, fenomeni come l’invasione dei cervelli infantili (leggete l’articolo di Roberto Cotroneo), eventi come l’accresciuto numero di incidenti e catastrofi nel vasto campo dei servizi pubblici, non sono una fatalità, ma l’emergere delle insufficienze di un Mercato per troppi anni idolatrato a destra e a sinistra, e delle perversioni di un sistema economico reso di nuovo senza freni.

Allarghiamo lo sguardo.
Mi piacerebbe che nei popoli dell’Europa e dell’America maturasse la convinzione che, se in alcune dimensioni dello spirito e della convivenza civile la cultura nata sulle sponde del Mediterraneo (quella definita greco-giudaico-cristiana) ha prodotto valori e istituzioni superiori a quelli elaborati da altre civiltà, in altre dimensioni essa ha ancora molto da imparare ascoltando quanto è nato sotto altri soli. E che comunque nessuna civiltà ha il diritto (e neppure il potere) di imporre ad altri i propri modelli, per quanto superiori essi possano essere.
Mi piacerebbe che i reggitori di tutti i popoli – a Nord e a Sud, a Est e a Ovest – comprendessero che il destino dell’umanità che abita il Pianeta Terra è unico, e che la sopravvivenza della specie impone regole che devono prevalere su qualunque altro interesse. Che queste regole non possono essere sostituite da politiche, più o meno generose, di aiuti, ma impongono la costruzione di una economia radicalmente diversa (sul versante della produzione come su quello del consumo) da quella attuale.
Mi piacerebbe che, una volta avviato lo svuotamento dell’oceano di ingiustizie e di violenze che costituisce il brodo di cultura del terrorismo (e restituite in primo luogo dignità, potestà e diritto al popolo palestinese nell’ambito di confini ragionevoli e certi), scomparisse, magari con più veloce gradualità, la tragedia degli atti terroristici, nei quali la rabbia dei “dannati della terra”, intrecciandosi con la perfidia dei criminalie l’insania dei folli, colpisce i giusti e gli innocenti.

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Ha avuto coraggio Renato Soru, il presidente della Regione Sardegna, ha avuto coraggio la Giunta regionale nell’approvare il provvedimento di salvaguardia temporanea delle coste. Un atto, oggi, controcorrente. Un atto controcorrente in un’Italia in cui scoppiano le rivolte contro i “termovalorizzatori” perché si è appaltata ai privati la loro localizzazione, invece di farne l’oggetto di una pianificazione regionale, trasparente e partecipata. Un atto controcorrente in un’Italia in cui il governo vuole sottrarre alle regioni la preoccupazione della tutela dell’ambiente (e i “Governatori” non insorgono come un sol uomo).
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19 gennaio 2004– Strano paese l’Italia. Avete seguito la vicenda dell’auditorium di Niemayer a Ravello? In eddyburg trovate molti materiali. Trovate, tra l’altro, l’appello con il quale 165 intellettuali ritengono “ingiustificato l’attacco di Italia Nostra e del WWF contro l’Auditorium progettato da Oscar Niemeyer per Ravello”, e dichiarano che l’auditorium “ha un’importanza strategica per lo sviluppo culturale ed economico della Regione; è firmato da uno dei massimi architetti viventi; rispetta scrupolosamente le norme urbanistiche” e così via.
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31 gennaio 2004 – Si discute della legge urbanistica (non della “riforma”: questa parola, una volta coniugata a “struttura economico-sociale”, oggi si accompagna solo a devoluscion, premierato, magistratura: più potere a me, meno potere a te). Un convegno a Milano, indetto da Lega Ambiente; uno a Padova, indetto da Città amica, un gruppo di architetti e urbanisti vicini ai DS; uno a Roma, indetto dei Verdi. Andrò a quest’ultimo: non perché sia, o sia mai stato, Verde, ma perché mi sembra il più lontano dalle posizioni equivoche e corrive allo “spirito dei tempi”.
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