Castelfalfi e il "laboratorio partecipativo"
Sandro Roggio
Una risposta alle questioni del metodo partecipativo-decisionale sollevate da Luigi Bobbio, e alcune sintetiche proposte
Le osservazioni di Luigi Bobbio sono condivisibili nel metodo, e suscitano altre considerazioni, sul “caso” Castelfalfi e soprattutto sul suo costituire la base di un ragionamento assai più ampio. Prima di rispondere direttamente nel merito, alla domanda che Bobbio mi pone riguardo alle possibilità di una correzione procedurale, provo a fare una sintesi delle questioni che emergono.

1- Castelfalfi come molti altri luoghi del Paese, splendidi e appetibili, interessa evidentemente una comunità assai estesa. Per questo ci sono nel nostro ordinamento regole translocali che secondo il Codice del paesaggio occorre anteporre a scelte introverse, mediante i Piani paesaggistici e forme di controllo che garantiscano la tutela del territorio nell'interesse della comunità nazionale.
Per questo ogni progetto di trasformazione “casereccio”, in sintonia con le aspettative della gente del posto, è fuori luogo in senso letterale. Castelfalfi è un borgo che dista qualche chilometro dal nucleo Montaione, comune di appartenenza. Potrebbe trovarsi anche amministrato dal Comune di Gambassi, dal quale dista poco più, o di Certaldo. Direi che la popolazione della Val d’Elsa lo sente suo, ma penso di non sbagliare di molto affermando che appartiene almeno alla Toscana.
Fino quando la Sardegna ( esempio significativo di annose spoliazioni ) non si è dotata di un Piano paesaggistico degno di questo nome, c'era un sindaco di un comune costiero di un migliaio di abitanti che pensava di potere decidere il futuro delle “sue” coste, una quindicina di chilometri, con l’ approvazione dei suoi elettori (poco più di trecento).

2 - Si mena vanto per il procedimento utilizzato per Castelfalfi, per le carte in tavola a disposizione dei cittadini, per l'accesso agli atti ampiamente consentito (garantito per legge, però). Tutti fatti certamente apprezzabili, e l’esperimento è sicuramente utile pure a partire dagli errori. Ma credo che, data la dimensione dell'intervento e la necessità di variare il quadro delle previsioni sovraordinate, non ci fossero in realtà alternative alla strada intrapresa. Inverosimile e imprudente, converrà Bobbio, pensare di “nascondere le carte”, con una negoziazione dietro le quinte, ed ecco il fatto compiuto. Un modo di procedere a rischio di polemiche, anzi con la certezza di suscitarne molte, di polemiche, che come si è visto a Monticchiello non agevolano, anche se a sollevarle sono conventicole di intellettuali.

3- Continuo a pensare che sia scelto di allestire un processo con un pregiudizio ben saldo: la convenienza della proposta Tui, proteggendola e con essa il pregiudizio, trascurando ad esempio di comunicare tutti i dati numerici del progetto, omessi o camuffati nel fascicolo (con gli acquerelli- nostalgia, molto accattivanti quanto poco esplicativi).
Così una presentazione “neutra” rischia di trasformarsi in un'opera di persuasione sulla giustezza e convenienza di un brutto programma, già legittimamente sottoposto a trattamenti di cosmesi dal linguaggio accorto dei proponenti.
D'altra parte, nota Alberto Magnaghi, le platee sono in generale bendisposte ad accettare interventi anche vandalici di modernizzazione, quando declinati secondo modelli cari ai consumatori globali che plaudono ai villaggi Robinson, come agli ipermercati, che accolgono con compiacimento un po’ masochista la pubblicità ingannevole. Difficile che colgano sconvenienze neppur tanto occulte, nell’orizzonte di un paesaggio sciupato per sempre: se nessuno glie lo spiega. Più facilmente colgono al volo i vantaggi in termini di flussi turistici, “ perchè ci sarà pure chi arriverà fino a Montaione a prendere un caffè, a Ferragosto” .

4- C'è l’altro modello, alternativo, colpevolmente oscurato , che mostrerebbe gli svantaggi del progetto Tui. Nessuno si è fatto carico di indicarlo l' altro orizzonte, quello dello sviluppo durevole.
In continuità con quell’eredità splendida che la Toscana si ritrova, grazie alla cura dei luoghi, continuamente e esemplarmente praticata e teorizzata con sapienza (dagli affreschi di Ambrogio Lorenzetti fino alle lezioni di Edoardo Detti). Non lo ha fatto il Garante, il quale ha agito nella condizione data – si è detto –, lasciando così in campo la sola prospettiva indicata da Tui, “migliorabile” per sottrazione di volumi a richiesta del popolo sovrano. L'ho vista decine di volte messa in pratica questa tattica: si avanza una proposta esagerata e poi si dimezzano le misure. Come in ogni contrattazione, la quantità di cui alla resa potrebbe essere stata abilmente programmata. Si chiede cento per avere cinquanta ( ma cinquanta o trenta potrebbe essere molto).

5 - Ma ecco la domanda di Bobbio: si è in tempo a correggere il tiro ? Per quello che ne so il processo ha già sortito gli effetti del gradimento del progetto, appunto da parte della platea assai ristretta, e parzialmente informata, a cui è stato proposto. Ma si potrebbe provare e quantomeno servirebbe:
a) un’ammissione sull’ insufficienza del consenso registrato, accogliendo l’idea di non stare confinati nella discussione entro limiti amministrativi ( nel teatro S. Ammirato di Montatone);
b) ampliare subito la platea includendo altri soggetti eccentrici, sguardi meno ravvicinati, spostando la discussione su tavoli meno addomesticati, così da inquadrare il caso nella più generale necessità di tutelare tanti luoghi come Castelfalfi;
c) bilanciare la presentazione dell’impresa con una “relazione d’accusa” di pari rango, redatta con un po’ di scienza, che indichi le alternative e offra soprattutto le vere dimensioni dell’intervento e degli impatti;
d) l’assicurazione da parte delle autorità regionali che si sta in un quadro di compatibilità, perché il caso non costituisca l’ eccezione, il precedente su cui fare leva (e ogni fattoria della Toscana, grande o piccola, vanti il diritto di accrescere la dotazione di volume di cui dispone per finalità agricole).

Non è molto. Pare troppo?

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