Svolta Fininvest: torna l'Era del Mattone
Ettore Livini
MILANO - Meno televisioni e più mattone. Meno blitz in Borsa (salvo per casi “sensibili” come quello di Mediobanca) e più investimenti senza troppi rischi. Dopo aver rimescolato le carte della politica italiana creando dal nulla il “Popolo della Libertà”, Silvio Berlusconi prepara un lifting radicale anche per la sua Fininvest.
Il primo segnale è arrivato dalle casseforti cui fa capo il controllo del Biscione che con una raffica di assemblee straordinarie nelle ultime settimane hanno rivisto lo statuto in modo da allargare il loro business al settore immobiliare. Il secondo tassello di questa svolta strategica potrebbe essere piazzato in tempi molto brevi: la holding di via Paleocapa, secondo indiscrezioni attendibili, sarebbe a un passo dall’acquisto da Pirelli Re di Villa Somaglia – detta il “Gernetto” – a Lesmo (due passi da Arcore), un edificio settecentesco decorato dal Canova e circondato da un parco secolare di 35 ettari. Il prezzo sarà di circa 35 milioni – nemmeno troppo, meno di quanto costi Ronaldinho – e la tenuta brianzola dovrebbe finire sotto il cappello della Fininvest sviluppi immobiliari, società nata sulle ceneri di Cinema 5 e destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante nell’impero del Cavaliere.

Il ritorno al mattone dell’ex-premier non è un semplice Amarcord degli anni ruggenti di Milano 2 e dell’Edilnord. La decisione sarebbe frutto di un’approfondita revisione strategica della cassaforte di famiglia, avviata nei mesi scorsi dopo l’ingresso nel capitale – accanto a Marina e Piersilvio – dei tre figli di Veronica Lario. Obiettivo: gestire il patrimonio di Arcore per il futuro in un modo più conservativo, evitando – com’è successo quest’anno – di vedere andare in fumo 1,5 miliardi dei beni di casa per il tracollo dei titoli Mediaset, Mediolanum e Mondadori a Piazza Affari.
Villa Gernetto è la prima pietra di questa svolta decisa assieme agli storici consulenti finanziari di famiglia. Il futuro del Biscione – per risparmiare le coronarie e il portafoglio dei soci non impegnati nella gestione operativa – si dovrebbe concentrare su investimenti lontani dai capricci di politica e Borsa, soprattutto all’estero e nel settore immobiliare. Non più nel campo della costruzioni come in passato, ma comprando «edifici di prestigio da mettere a rendita» come recitano gli obiettivi della Fininvest Servizi immobiliari che ha debuttato qualche mese fa rilevando il palazzo di Via Negri a Milano, sede de “Il Giornale Nuovo”, per puntellare i conti traballanti del fratello dell’ex premier.
La tenuta di Lesmo è stata utilizzata fino ad oggi come centro formazione Unicredit ed è da tempo nel mirino del Cavaliere. Le prime avance sono state fatte proprio ad Alessandro Profumo qualche anno fa, quando la villa era parte integrante del patrimonio di Piazza Cordusio. Ma il numero uno della banca aveva respinto le proposte di Berlusconi. Poi tutti gli immobili dell’istituto milanese sono passati alla Pirelli Re e l’ex premier – visti i buoni rapporti con la Bicocca cui ha già girato Edilnord – è tornato all’assalto. Questa volta, pare, con successo.

Per la Fininvest non sarà troppo difficile «mettere a rendita» il nuovo gioiello brianzolo: a pagarle l’affitto, salvo sorprese dell’ultima ora, sarà l’erigenda “Università del pensiero liberale”, vecchio pallino accademico di Berlusconi che vorrebbe portare in cattedra sulle rive del Lambro, nelle “Frattocchie” del centro-destra, docenti del calibro di Tony Blair, Josè Maria Aznar, Vladimir Putin e Bill Clinton. Le ville di famiglia (Macherio, Arcore e Certosa) sembrano invece destinate – almeno per ora – a rimanere fuori dalla Fininvest, sotto il cappello di quella Dolcedrago controllata direttamente dall’ex-premier (99%) e da Marina e Piersilvio (0,5% a testa).
Il carburante della nuova vita del Biscione sarà il “tesoretto” di via Paleocapa, la ricca liquidità – un miliardo di euro circa – raccolta con il collocamento del 14% di Mediaset tre anni fa e parcheggiata finora in investimenti a breve termine. Una forza di fuoco che potrebbe facilmente raddoppiare visto che via Paleocapa può sopportare senza alcuna difficoltà fino a un miliardo di debiti.
Qualche decina di milioni, a dire il vero, se n’è già andata nel raddoppio al 2% della quota in Mediobanca, partecipazione strategica che garantisce a Berlusconi una poltrona nel salotto in cui si decidono i destini di alcuni degli snodi cruciali della finanza italiana come Generali, Telecom ed Rcs. Il resto – salvo occasioni irripetibili – verrà utilizzato per consolidare con investimenti “sicuri” e meno volatili di Piazza Affari il patrimonio (11 miliardi di dollari secondo Forbes) di Arcore. A garanzia degli interessi di tutta la famiglia.

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