Se il mattone del futuro è griffato
Giuseppe Pullara


Sembrano lontani i tempi in cui Aldo Natoli e Carlo Melograni tuonavano, dai banchi del Campidoglio, contro la febbrile speculazione edilizia che ha distorto lo sviluppo urbanistico di Roma nella seconda metà del Novecento. Dopo cinquant'anni, quelli che allora erano definiti (con snobismo) «palazzinari» sono diventati imprenditori modello della città, promotori di occupazione e testimoni di modernità. Perfino di stile.

Lo scaltro Scarpellini, per primo, ha chiamato il celebre Manuel Salgado per progettare il «suo» quartiere della Romanina ed ora i costruttori mettono in fila le archistar internazionali per riempire di funzioni lo spazio che presto sarà lasciato libero, sulla via Cristoforo Colombo, dai capannoni dell'ex Fiera di Roma. Gehry, Foster, Nouvel, Fuksas, De Portzamparc, perfino Eisenman: architetti purosangue in gara per far vincere ai rispettivi committenti un mega-appaltone di 800 milioni che ricorda quell'altro di 600 per la manutenzione delle strade.

Ma non bisogna farsi accecare dalle stelle dell'architettura, che più che artisti ispirati dal nuovo paesaggio socio-culturale romano sono freddi fabbricatori appassionati al proprio business. È l'odore dell' arrosto ad averli richiamati sulla Colombo, sono le fantasmagoriche parcelle promesse dai costruttori, che a loro volta puntano su colossali guadagni, a muovere le inclite matite.

Il ricorso al talento delle archistar garantisce che la montagna di metri cubi che sorgerà sulla Colombo sarà di ottima qualità architettonica, chiunque possa essere il vincitore della corsa all'ex Fiera. È un enorme passo avanti rispetto a quando i costruttori pretendevano di fare business senza neppure tener conto dell'estetica, risparmiando in più sull'onorario dei progettisti. Ma si tratta di una autentica svolta culturale e professionale, di un costoso adeguarsi alle necessità del mercato immobiliare, o addirittura del sintomo di una nevrosi? Per essere chiari: di quel freudiano contrappasso che induce l'uomo a rimuovere le male intenzioni con ripetute dichiarazioni di buoni sentimenti? Il nuovo «mattone col pennacchio» è probabilmente un po' di tutto questo.

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