Impianti eolici e valori del paesaggio
Australian Council of National Trusts Au
Australian Wind Energy Association, Australian Council of National Trusts, Wind Farms and Landscape Values, Rapporto finale Fase I, Identificazione dei problemi, marzo 2005 – Estratti e traduzione per Eddyburg a cura di Fabrizio Bottini

[...] Quali sono le caratteristiche di una wind farm?

Gli impianti di energia eolica [ wind farms] comprendono caratteristicamente:
• una o più turbine (torre, gondola con parti generatrici di energia, pale rotanti)
• infrastrutture di trasmissione (cavi che collegano le turbine ad una sottostazione, e linea di connessione esterna dell’impianto dalla sottostazione alla rete nazionale
• strade di accesso per costruzione e manutenzione
• segnaletica, recinzioni ed altri elementi necessari.
Le caratteristiche che contribuiscono a un potenziale impatto sul paesaggio (positivo o meno) degli impianti per l’energia eolica sono la localizzazione, l’altezza delle torri e turbine, il numero delle torri, il movimento, colori e materiali, infrastrutture di servizio.

Localizzazione
Le strutture di energia eolica sono progettate e collocate per trarre vantaggio dal vento disponibile. Sulla terraferma, le velocità più elevate si trovano in ambienti aperti e/o rivieraschi. Gli impianti hanno anche bisogno di essere ragionevolmente vicini a infrastrutture esistenti della rete nazionale, per poter trasmettere economicamente al consumo l’energia che generano. Questo rende le aree più remote e non abitate problematiche. Ne risulta, che la maggior parte delle strutture di energia eolica in Australia sono o nei pressi della costa, o in zone aperte e linee di crinale, tutte localizzazioni tendenzialmente molto visibili.
Questi ambienti – specie nelle aree costiere – sono spesso di grande valore, per molte ragioni:
• valore sociale, ad esempio spazi per il tempo libero
• valore storico, ad esempio siti di importanza per la cultura indigena
• valore ambientale, ad esempio per le specie avicole migratorie
• valore estetico, per esempio, rupi spettacolari o forme geologiche.
In più, localizzare un impianto eolico richiede di considerare molti altri fattori (come quelli delle caratteristiche tecnici e commerciali) e relativi altri impatti ambientali (come le interferenze elettromagnetiche, quelle per l’aviazione, i rumori).

Altezza di torri e turbine
Le tecnologie attuali per la realizzazione di turbine a vento consentono di collocarle molto in alto sul livello del terreno, per sfruttare venti meno soggetti all’attrito delle caratteristiche topografiche, della vegetazione e delle strutture edilizie. Anche se è possibile costruirne di più alte, quelle australiane tipicamente raggiungono i 120 metri, e consistono in una torre alta 50-80 metri, con pale rotanti che salgono in verticale per altri 40 metri. L’altezza di una turbina può renderla visibile da notevoli distanze, e si può trattare di elementi che spiccano sull’orizzonte se visti dal mare o col cielo come sfondo. Le turbine possono anche essere in vistoso contrasto con le altezze degli altri elementi del paesaggio circostante.

Numero delle turbine
Le turbine organizzate per gruppi offrono l’opportunità di una maggior produzione di energia con quantità di infrastrutture ridotta, a pari megawatt di capacità installata. Ma, nello stesso modo in cui le singole turbine possono essere elementi dominanti del paesaggio per la loro altezza, raggruppamenti di esse possono risultare altamente visibili per la combinazione di altezza, ripetitività, area geografica occupata. Nonostante la maggior parte delle strutture generatrici eoliche esistenti in Australia consista di meno di dieci turbine, la tendenza è verso insediamenti più grandi. Al momento la più grossa wind farm d’Australia è l’impianto di Woolnorth in Tasmania, con 37 turbine e una capacità installata di 65 MW. Esistono progetti di impianti eolici superiori ad una capacità di 100 MW (indicativamente: fra le 50 e le 100 turbine) sono in varie fasi di analisi, fattibilità o iter di approvazione in Victoria, Tasmania, South Australia, Western Australia e New South Wales.

Il movimento
Le turbine a vento si differenziano rispetto ad altri tipi di insediamento nel paesaggio a causa delle grandi parti mobili – le pale del rotore – che automaticamente attirano lo sguardo. Numeroso turbine in funzione, possono avere un impatto visivo particolarmente forte. I rotori in movimento producono anche rumore, il quale, anche se avvertibile soltanto quando si è vicini, può influenzare il godimento del luogo da parte di alcune persone. I livelli sonori sono, comunque, regolati da standards, norme urbanistiche e ambientali, e vanno oltre gli scopi di orientamento del presente studio.

Colori e materiali
Anche i particolari colori e materiali utilizzati per le turbine a vento sono caratteristiche che possono contribuire agli impatti sul paesaggio.

Infrastrutture di servizio
Sottostazioni, strade di accesso, linee di trasmissione elettrica e altre strutture, contribuiscono agli impatti sul paesaggio delle wind farms.



In che modo gli impianti eolici influenzano i valori paesistici?

Nonostante gli impatti sul paesaggio delle caratteristiche fisiche e dei vincoli progettuali degli impianti di generazione eolica possano essere chiaramente documentati, è meno facile definire il modo in cui una wind farm influisca su ciò che è di valore nel paesaggio. Nel dibattito sugli impatti degli impianti rispetto ai valori paesistici, c’è una tendenza alla polarizzazione su punti di vista piuttosto netti. E a dire il vero molti degli effetti menzionati possono essere considerati come positivi o negativo, a seconda della prospettiva dell’osservatore. Ma questa polarizzazione non necessariamente riflette in modo preciso i punti di vista dalla comunità ampia. La vasta maggioranza delle persone può non avere opinioni nette in nessun senso. Negli studi britannici su abitanti che risiedono vicini (al massimo 20 km) alle wind farms una grande maggioranza (74 per cento) riteneva che gli impatti degli impianti eolici sul paesaggio fossero o neutri (51 per cento) oppure non aveva opinione in proposito (23 per cento), nonostante le opinioni tendessero a diventare più nette quanto più ci si avvicinava agli impianti. [...]

Quali sono gli impatti positivi che gli impianti eolici possono avere sul paesaggio?

Nonostante i complessi di energia eolica abbiano concreti impatti sul paesaggio (e in gran parte impatti inevitabili), alcuni elementi del progetto, dimensionali e funzionali delle strutture contribuiscono ad alcuni percepiti miglioramenti.

Estetica
Per molte persone la forma, linee e colori delle turbine a vento sono esteticamente gradevoli. Le linee pulite di torri e rotori, il contrasto col paesaggio e l’uniformità dell’aspetto sono citati come benefici, che in alcuni casi possono anche l’aspetto di paesaggi degradati. Fra le altre cose, si ritiene che i valori estetici per il paesaggio delle wind farms vengano da:
• forme snelle aerodinamiche e scultoree
• solidità e modernità della progettazione
• coerenza e ripetitività degli elementi
• un senso di ordine
• una presenza forte.

Valore simbolico
Una wind farm è simbolo forte e riconoscibile delle nuove tecnologie e della produzione sostenibile di elettricità. Alcune persone accolgono con piacere lo “elemento macchina” della turbina a vento nel paesaggio vedendolo come esempio di lavoro umano in armonia con la natura.
Funzione
Molti intervistati vedono il valore positivo degli insediamenti di energia eolica derivante dalla capacità di offrire un beneficio pubblico (l’energia) utilizzando strumenti rinnovabili.

Sostituzione
Un quarto beneficio percepito degli impianti riguarda lo scambio con altri tipi alternativi di insediamento che offrono lo stesso prodotto con metodologie differenti e spesso in località differenti. L’esempio più semplice è una centrale a carbone, nonostante siano necessarie molte centinaia di turbine per sostituire l’energia prodotta da questo tipo di impianto.
Si noti che, nonostante gli impianti eolici siano una presenza evidente nel paesaggio, l’emissione di gas serra che contribuiscono a ridurre non è altrettanto immediatamente evidente. L’impatto sul paesaggio delle grandi centrali alimentate a carbone – che attualmente producono circa l’84% dell’elettricità in Australia – è comunque “lontano dagli occhi lontano dal cuore” per la comunità.

Quali sono gli impatti negativi che gli impianti eolici possono avere sul paesaggio?

Impatti sulle caratteristiche e scenari del paesaggio
Sia le turbine a vento in sé, che le strutture di servizio (linee di trasmissione elettrica, sottostazioni, strade di accesso ecc.) possono influenzare le caratteristiche del paesaggio. Data la scala e dimensioni di turbine e impianti in generale, il loro contrasto col paesaggio entro cui sono posti, non sorprende che proprio gli effetti su caratteristiche e scenari siano tra gli elementi più contestati.
Non si mette in discussione la presenza fisica delle turbine. Per alcuni la dominanza visiva “esprime ispirazione e aspirazione”, ma per altri trasforma in modo inaccettabile le caratteristiche dei luoghi: molti intervistati nei sondaggi dichiaravano che le wind farms contribuivano a una “industrializzazione” dei paesaggi rurali. Un esperto di percezione visiva che ha risposto al sondaggio, offre un punto di vista più accomodante: per questo signore le torri sono “alte, aggraziate, progettate in modo elegante” ma “su larga scala ... invadenti per il paesaggio”.
Prese singolarmente, le turbine eccedono la “scala umana” e possono essere una presenza incombente e inaccettabile per l’osservatore. Gli intervistati hanno risposto che le turbine a vento (sia singolarmente che prese nell’insieme) hanno un alto impatto sulle caratteristiche del paesaggio e sui valori scenografici ed estetici delle comunità.
È in quanto grossi gruppi di turbine, che le strutture per l’energia eolica possono avere gli impatti maggiori sui caratteri e gli aspetti scenografici. Anche se la cosa non è stata quantificata nel nostro sondaggio, un numero maggiore di turbine che coprono una vasta area o si collocano in un importante campo visivo sembrano essere considerate una inaccettabile sottrazione di caratteri e valori scenografici del paesaggio. Studi all’estero – basati sull’ormai superata tecnologia che richiedeva grandi gruppi di piccole turbine – hanno rilevato che il numero ha maggiori effetti sul paesaggio che non le dimensioni. Alcuni studi di Lothian in South Australia indicano, tuttavia, che il nostro è un contesto specifico; vale a dire, che un grande numero di turbine in paesaggi costieri appare negativo, mentre il localizzazioni interne può non apparire così.
In più, le proporzioni delle turbine a vento e il loro contrasto col paesaggio significano che gli impatti sui valori scenografici e il carattere si estendono ben oltre il sito dell’impianto. Nonostante sia aperto il dibattito sulla soglia di distanza per l’interferenza visiva, il potenziale di impatto si estende per distanze maggiori di quelle della maggior parte degli altri tipi di insediamento nel paesaggio. Esiste, dunque, una certa preoccupazione per le interferenze visive nelle aree dove il godimento o il senso del luogo dipende dagli aspetti naturali, ad esempio nei parchi nazionali.

Impatti sui valori culturali Indigeni
Un progettato complesso di impianti eolici può avere significati culturali rispetto agli Indigeni Australiani a causa dei suoi rapporti con la tradizione, o con le pratiche attuali degli abitanti del luogo, o coi tradizionali proprietari o custodi del sito. La presenza di particolari specie vegetali o animali, ad esempio, può avere significati spirituali. Oppure, un luogo può avere significati perché è stato teatro di eventi storici, come un massacro.
Una custode tradizionale che ha partecipato al sondaggio ha riportato che nella sua esperienza le preoccupazioni principali della popolazione Aborigena delle aree costiere rispetto alle wind farms erano l’ostruzione delle vedute sacre, l’allontanamento della fauna (in particolare degli uccelli migratori), e il danneggiamento di siti con altri valori Indigeni tradizionali.
Comunque, la presenza di valori Indigeni in un dato luogo non preclude necessariamente l’insediamento di un impianto, come dimostra la collaborazione tra Framlingham Aboriginal Trust e Pacific Hydro per costruire un gruppo di turbine su terreni di proprietà Aborigena (Deen Marr) a Yambuk, in Victoria.

Impatti sulle attrattive
Le attrattive [ amenity] in questo caso si ritengono separate dagli impatti sui caratteri e i valori scenografici, anche se si tratta di elementi correlati. L’attrattiva di riferisce specificamente al godimento corrente dei luoghi: residenza, zone per il tempo libero, strade turistiche e via dicendo. Oltre al fatto che le turbine sono un elemento visivo dominante, il loro movimento può produrre altri fenomeni visivi con impatti negativi sulle attrattive, e fra questi riflessioni e rifrazioni causate dalle pale, ombre o alternanza rapida ombra-luce.
Si tratta di effetti che tendenzialmente sono sperimentati dalle persone vicino alla wind farm, nonostante la riflessione solare possa essere visibile a chilometri. Va notato comunque che questi effetti vengono valutati nel corso dell’iter di autorizzazione, e se emerge un effetto potenziale sulla qualità dei luoghi sta all’autorità competente al rilascio determinare se tali effetti siano accettabili.

Impatti sui beni culturali
Nessuno degli intervistati nel sondaggio ha fatto riferimento a impatti negativi sul patrimonio edificato. Ciò probabilmente perché questi elementi sono abbastanza ben documentati e tutelati in Australia, e di conseguenza le wind farms sono state collocate lontano da essi. Esiste, ad ogni modo, una crescente consapevolezza fra gli studiosi del settore, che anche i paesaggi geografici dei siti di interesse storico culturale siano meritevoli di tutela. La Carta di Burra stabilisce la necessità di proteggere “tessuto e forme” dei luoghi di interesse storico.
Con gli effetti visivi e paesistici che inducono, il proprio potenziale ruolo dominante, gli impianti eolici possono cambiare l’assetto dei luoghi di interesse storico e influenzare così il loro valore. In uno studio di impatto paesistico in Tasmania, per esempio, si raccomandava che le turbine fossero collocate lontano dalla visuale di un insediamento storico costiero. In più, sono gli stessi paesaggi a poter essere individuati come importanti elementi storici a causa della connessione con la storia dell’insediamento umano e relative culture: valore sempre più diffusamente riconosciuto da documenti formalizzati come il registro del National Trust dedicato ai panorami significativi. Gli ambienti possono essere anche influenzati da una progettazione o localizzazione inadeguata delle strutture eoliche.



Impatti su valori socio-culturali contemporanei e sul senso dello spazio
Alcune delle persone intervistate hanno descritto un legame emotivo, talvolta spirituale, rispetto ai luoghi dove sono state localizzate le wind farms. A volte questi legami sono un fatto condiviso, dalla comunità in genere o da particolari gruppi. In Australia, la costa rappresenta uno di tali luoghi, come attestato dalle numerose citazioni nella nostra letteratura, arte, teatro, musica, produzioni televisive.
Gli intervistati descrivono come in talune circostanze sembrava che questi legami fossero stati influenzati negativamente dall’introduzione degli impianti eolici. In una risposta per esempio si sottolinea come inserire un “elemento macchina” in un ambiente a cui si attribuiva alto valore ne abbia cambiato la percezione e il sentimento, come spazio di riflessione e contemplazione. È difficile ricostruire un’accurata rassegna e comprensione di quanto diffusi siano tali effetti, ma un numero notevole di risposte sono pervase da senso di perdita, da parte di persone con un atteggiamento principalmente negativo verso le wind farms.

Esistono modi di progettazione e localizzazione degli impianti eolici che possano ridurre gli impatti negativi?

Per quanto riguarda alcuni valori – ad esempio, una localizzazione di alto valore biologico – l’unica forma di tutela può essere la non realizzazione degli impianti. Per altri valori, qualche tipo di impatto può essere impossibile da evitare. Ad esempio, in una prospettiva di caratteri e scenari, è impossibile nascondere o schermare un impianto. Data l’altezza delle strutture, le schermature vegetali possono essere utili sono per impedire la vista da un certo punto, ma non della torre. In modo simile, varie operazioni per ridurre al minimo la visibilità degli impianti nel paesaggio – come l’integrazione con la topografia o l’adattamento a linee, forme, colori, intrecci del paesaggio circostante – sono impossibili o molto difficili da realizzare con qualche risultato nel caso delle turbine, e invero possono anche essere poco desiderabili. Invece, un’attenta disposizione che eviti caratteristiche particolarmente sensibili e si concentri sull’ottimizzare le caratteristiche positive degli impianti, è più efficace. Il Wulff (2002) nota che delle tre potenziali opzioni di collocamento delle turbine e vento – mascherare o nascondere; immergere o integrare; evidenziare – “è il mettere in evidenza le torri il modo per ottenere implicitamente il risultato visivo più semplice”.

Tenendo questo in mente, esiste una scelta di possibilità per il progetto, la localizzazione e l’uso delle varie opzioni per ridurre l’impatto di interferenza delle wind farms e migliorare il loro aspetto, rendendole così più accettabili.

Localizzazione e organizzazione
Esistono parecchie organizzazioni planimetriche che hanno il potenziale per ridurre gli impatti sul paesaggio. Ad esempio, gli intervistati nei sondaggi indicano che raggruppare turbine ad evitare linee visuali ed elementi caratteristici del paesaggio ne riduce gli impatti. Ma questo tipo di concentrazioni può anche ridurre l’efficienza di generazione elettrica, e pone problemi alla gestione di altri impatti potenziali. Gipe (2002) suggerisce che una collocazione corrispondente alle caratteristiche del paesaggio esistente – per esempio, a riflettere le linee di crinale in un ambiente collinare, o a scacchiera in un territorio piano – contribuisce alla “leggibilità” degli impianti, con impatti più positivi ed accettabili.
Secondo Stanton (1996), collocare le turbine lontano dai crinali non ne riduce l’impatto, e compromette la correlazione fra paeaggio e funzioni delle turbine: “è un problema di onestà, rappresentare una forma in correlazione diretta alla sua funzione e alla nostra cultura”.

Altezza
Alcuni intervistati nel sondaggio fanno riferimento alla presenza incombente delle turbine: si tratta senza dubbio di una reazione all’altezza delle torri. Molti ritengono che rendendole più basse si ridurrebbe il loro impatto negativo.
Una valutazione di impatto paesistico raccomandava che le torri non superassero l’altezza relativa degli altri elementi caratterizzanti il paesaggio della regione; vale a dire, che dai punti di vista chiave le cime delle turbine dovrebbero essere visivamente equivalenti all’altezza percepita di lontane colline o altri elementi del paesaggio, dve esistenti. Giudizi del genere sono comunque probabilmente adatti ad un particolare contesto paesistico, e non esistono studi noti nazionali australiani relativi all’interferenza visiva relativa in diverse situazioni.
L’altezza delle turbine è un vincolo progettuale: più alte le torri e le pale dei rotori, maggiore la quantità di energia elettrica prodotta. Ne risulta che ridurre altezze o lunghezza delle pale si tradurrebbe in aumento del numero di turbine proposte, che a sua volta potrebbe generare altri effetti indesiderati, come intasamenti visivi, o incrementi nelle quantità di terreno necessarie all’insediamento.

Distanze e densità
La localizzazione di numerose turbine in un paesaggio aperto può produrre impatti negativi secondo alcuni osservatori. Effettivamente, il numero delle turbine di un complesso può essere più dannoso della loro altezza. Uno studio condotto negli Stati Uniti ha rilevato che le persone tendono a preferire turbine più grandi, rispetto a un numero maggiore di turbine più piccole.
In più, gli effetti dei gruppi di turbine possono essere mitigati evitando raggruppamenti densi (che creano ostruzioni visive) e accorpando gli elementi in “gruppi funzionali” con una certa quantità di spazio aperto fra l’uno e l’altro. Questa tecnica può anche essere utile per limitare gi impatti su particolari caratteristiche o visuali.

Concentrarsi sulle caratteristiche positive
È stato rilevato che la relativa accettabilità delle wind farms è conseguenza di come esse appaiono “ben proposte” all’osservatore. Concentrarsi sulle caratteristiche positive – ovvero sulle loro particolarità estetiche (utilizzando linee nitide e materiali moderni), costanza progettuale (turbine del medesimo colore, modello e altezza) e funzionalità (tutte le turbine in movimento, in modo da apparire attive) – è stato citato come cosa importante per assicurare che gli impianti vengano più prontamente accettati.
Un intervistato sottolineava di preferire la presenza di tabelloni informativi sugli impianti, perché questo riduce una percezione negativa degli impatti sul paesaggio.

Nascondere e attenuare le caratteristiche negative
Nonostante la difficoltà di schermare le turbine, è possibile nascondere o limitare le caratteristiche potenzialmente negative di un impianto eolico; per esempio, interrando le linee di connessione fra i vari impianti per evitare conflitti visivi con le turbine stesse, organizzando le strade in modo tale da evitare le zone sensibili e i pericoli potenziali di erosione, ripulendo accuratamente la zona dai residui di cantiere e altri rifiuti.

Colori e materiali
Un’attenta selezione di colori e materiali può ridurre contrasti e impatti visivi delle turbine a vento. Colori attenuati (grigio chiaro, beige e crema, ad esempio) e materiali con finitura sfumata possono ridurre visibilità e contrasto a distanza. D’altra parte, l’uso di colori dal paesaggio circostante può aumentare il contrasto se lo sfondo è il cielo.
A causa delle proporzioni delle turbine a vento, la gran parte delle viste di turbine e rotori avviene sullo sfondo del cielo, quindi spesso si raccomandano colori più chiari. Stanton (1996) sostiene che nelle condizioni britanniche i colori più attenuati e i bianchi debbano essere evitati, dato che ciò suggerirebbe un tentativo di mimesi; raccomanda invece che le torri vengano utilizzate per una “chiara e diretta affermazione”.

METODI DI VALUTAZIONE DEI VALORI PAESAGGISTICI

Cos’è una valutazione paesaggistica?
La valutazione paesaggistica si usa per individuare e determinare valori, significati e sensibilità di un paesaggio; può anche significare una quantificazione delle probabilità che un insediamento influisca su queste qualità. Essa è un importante strumento per due operazioni:
• documentare i valori del paesaggio, il significato e sensibilità di una regione, per individuare i siti adatti, dal punto di vista paesaggistico, a un insediamento di wind farm
• documentare i valori paesistici, significato e sensibilità di un proposto sito per l’insediamento nel contesto regionale, per valutare e quantificare i potenziali impatti di una wind farm su queste qualità, e assicurare che i modi dell’insediamento rispondano positivamente a queste potenzialità di impatto.
Nell’ambito della presente ricerca, vengono considerati entrambi questi aspetti della valutazione paesaggistica, anche se gli Enti associati riconoscono che tale valutazione non è di responsabilità né del settore dell’energia eolica, né di particolari responsabili della costruzione.

Cosa deve prendere in considerazione, e cosa invece no, una valutazione paesaggistica?
Le idee sugli obiettivi e i potenziali di una valutazione paesaggistica variano di molto: alcuni autori usano “valore del paesaggio” solo a significare i caratteri visivi ed estetici di un luogo; altri citano nei “valori del paesaggio” un ampio raggio di qualità, di tipo sociale, Indigene, culturali, artistiche e ambientali. Esiste comunque un consolidato riconoscimento, a livello nazionale e internazionale, dell’artificiosità del separare i valori culturali da quelli naturali, ed esiste una crescente concordia sulla necessità di una valutazione olistica dei valori di paesaggio. È la prospettiva riflessa nell’approccio inclusivo di valutazione dei valori nel luoghi Patrimonio Mondiale, e si rende anche evidente nel nuovo sistema nazionale, dove il “bene” è definito come parte dell’ambiente. I luoghi, compresi i paesaggi, scelti per essere inclusi nella nuova National Heritage List possono essere selezionati per i valori naturali, Indigeni, e/o culturali (storici, estetici, spirituali, e via dicendo). Il temine “ heritage” quindi è sempre più visto come comprensivo sia di valori tangibili che immateriali. Ciò si riflette nelle definizioni della parola adottate dai governi statali e territoriali nel corso della revisione delle leggi in materia.
Il campo di valori paesaggistici che le strutture per l’energia eolica possono influenzare è molto ampio. Le questioni e gli impatti individuati attraverso l’esame della letteratura scientifica e il coinvolgimento degli interessati, comprendono valori molto diversi, come:
• quelli ambientali, ad esempio impatti su uccelli e pipistrelli
• quelli estetici, ad esempio il contrasto delle wind farms col paesaggio
• sociali, ad esempio l’identificazione della comunità col paesaggio
• emotivi, ad esempio le sensazioni di meraviglia, o smarrimento
• culturali, ad esempio, impatti su caratteri di importanza storica o archeologica
La valutazione paesaggistica dunque richiede un approccio interdisciplinare, e sono state sviluppate una quantità di metodologie allo scopo di cogliere tutto l’arco dei valori. Ma nessuna metodologia è universalmente accettata. In più ad alcuni valori (ad esempio, quelli ambientali e storici) corrispondono linee di lavoro bene definite e accettate per valutare livelli e significati, i potenziali impatti di un insediamento su di essi, l’accettabilità di tale impatto, mentre per altri (come quelli estetici e culturali) non ne hanno. Fra le metodologie meno consolidate o solo emergenti, ci sono quelle relative a:
• i valori visivi, estetici e scenografici dei paesaggi
• caratteri e significati del paesaggio
• valori socio-culturali contemporanei, in quanto opposti a quelli storico-culturali, ad esempio il valore dello stato del paesaggio per gli Indigeni contemporanei, o un attaccamento personale ed emotivo a un luogo.



Come deve essere affrontata la valutazione paesaggistica?

Il lavoro pionieristico in questo campo in Australia è avvenuto in gran parte attraverso i primi studi del National Trust, particolarmente in Victoria e New South Wales, e attraverso lo sviluppo di sistemi di gestione delle risorse visive ( Visual Resource Management System / VMS) per le attività di forestazione. La tecnica VMS utilizza approcci derivati dalla tradizione della valutazione formale estetica e dalla architettura del paesaggio, che di norma comprendono:
• classificazione del paesaggio entro tipi caratteristici, e descrizione di tali tipi
• valutazione obiettiva dei valori estetici relativi del paesaggio, espressa in termini di qualità scenografica alta, moderata, bassa, dove l’alta qualità è di solito associata a varietà, unicità, preminenza e naturalità delle forme del suolo, vegetazione e acque, entro ciascun tipo
• determinazione delle capacità del paesaggio di assorbire vari tipi di insediamento sulla base delle caratteristiche fisiche e ambientali
• valutazione di “sensibilità visiva” basata sulla sensibilità relativa al cambiamento di diversi gruppi di osservatori – ad esempio turisti contro boscaioli – quante persone osservano e da quanto lontano.
Questa tecnica si occupa specificamente di graduare i valori scenografici e visivi estetici di un paesaggio. Nondimeno, alcuni adattamenti di essa sono stati comunemente utilizzati nelle valutazioni paesaggistiche per le wind farms in Australia aggiungendo tra l’altro:
• modello computerizzato della visibilità degli impianti dai dintorni (e da punti di vista chiave) in base alla topografia; analisi delle “zone di influenza visiva” o “area vista”
• modello visivo della wind farm e costruzione di “fotomontaggi” che illustrano le potenziali trasformazioni del paesaggio.
Nonostante le tradizioni di valutazione visiva alla base degli approcci VMS li rendano giustificabili e ripetibili, essi sono stati criticati per le seguenti ragioni:
• manca di input dal parte della comunità locale per definire il valore e qualità scenografica
• conferisce maggior peso alle caratteristiche naturali che a quelle culturali (essendo stato sviluppato in gran parte per l’uso in zone naturali)
• i “gruppi di osservatori” sono mal definiti e manca una rigorosa analisi quantitativa delle percezioni dei diversi osservatori
• non vengono riconosciuti i valori più immateriali ed “emotivi” del paesaggio.
I fondamentali studi sul paesaggio della Australian Heritage Commission nell’ambito degli accordi sulle foreste regionali, sviluppati nei primi anni ’90, utilizzavano in modo intensivo le consultazioni locali per quantificare i valori immateriali: legami sociali, spirituali, estetici al luogo. Questo problema del coinvolgimento locale costituisce l’elemento centrale di tensione fra le varie metodologie: esiste una fondamentale divergenza teorica di opinioni, sul possedere il paesaggio una intrinseca oggettiva bellezza che possa essere in qualche modo misurata o comparata, oppure se la bellezza scenografica sia un valore solo soggettivo, attribuito a un’area o particolare paesaggio.
Le valutazioni basate su un giudizio professionale dei valori paesaggistici (ad esempio “qualità scenografiche”) sono talvolta criticate come insufficientemente rappresentative della prospettiva dei gruppi interessati non-professionali. Con questi presupposti, le comunità chiedono sempre più spesso di essere consultate su cosa conta per loro, e questa domanda trova sempre più spesso risposta positiva da parte delle autorità competenti.
Molti dei valori individuati come importanti nel sondaggio non sono facili da misurare o quantificare. Per esempio, è relativamente facile quantificare gli effetti di un insediamento di impianti eolici sui valori tangibili della vegetazione locale; è molto più difficile quantificarne gli effetti su valori immateriali, come i sentimenti di una persona per un luogo. Schwann (2002) suggerisce che, nonostante i valori immateriali presentino una sfida per la pianificazione e valutazione, resta importante verificarli e valutarli. Un efficace coinvolgimento della comunità locale – che consenta al punto di vista collettivo di rendersi evidente, e non solo a quello di chi ha più voce – è ovviamente essenziale da questo punto di vista.
Comunque, perché la valutazione paesaggistica possa essere un’utile guida per la progettazione e realizzazione di impianti eolici, ci deve essere equilibrio fra input soggettivi e quadri generali di carattere professionale che comprendano e documentino tale input. Un approccio testato in uno studio sul sud-est Queensland (anche se non specificamente correlato a un insediamento di tipo eolico) integrava dati di visibilità elaborati dal computer con una dettagliata analisi delle preferenze comunitarie per tipi e caratteri di paesaggio, producendo infine una graduatoria delle “piacevolezze sceniche” del paesaggio. Studi simili sulla percezione sono stati condotti lungo la Great Ocean Road in Victoria, e nelle cittadine costiere di New South Wales e Queensland. Questi approcci possono avere valore per graduare la sensibilità e preferenze riguardo agli insediamenti eolici, nonostante sinora non siano stati condotti studi del genere orientati alle wind farms.
Usando metodi simili, Andrew Lothian (2002) ha condotto studi rilevanti sulla percezione del pubblico (su oltre 300 persone) in South Australia rilevando che le preferenze riguardo al paesaggio sono simili quanto più simili sono i gruppi di età, sesso, livello culturale. Di conseguenza suggerisce che, nonostante esista il potenziale di iniziare un lavoro nazionale di valutazione paesaggistica, è importante prima di tutto completare studi simili in tutta Australia.

Come deve essere misurata, la significatività?

Da una prospettiva di pianificazione, il prodotto centrale di una valutazione del paesaggio è la quantificazione dei suoi valori relativi, in modo tale che possa essere presa una decisione sull’accettabilità o meno di alcuni impatti. Il rapporto sulle reazione della comunità al progetto dell’impianto di turbine eoliche a Portland in Victoria, per esempio, raccomanda che nelle valutazioni future di questo tipo si classifichino i paesaggi “in termini di significati internazionali, nazionali, di stato, regione, e locali”identificando le caratteristiche che contribuiscono in ciascun caso al loro significato.
Esiste un ampio dibattito sul misurare o meno, e come, il significato relativo dei paesaggi. Le diversità di valori che implica l’idea di “valore del paesaggio” creano altre difficoltà nel definire cosa sia significativo in un paesaggio. le risposte alla domanda del sondaggio “Cosa rende un paesaggio più speciale di un altro?” vanno elementi misurabili (ad esempio la diversità delle variazioni topografiche, o presenza o assenza di acqua) all’immateriale (ad esempio, il grado di significati personali e associazioni mentali con un dato luogo); “in mezzo” sta il livello di naturalità o qualità di stato selvaggio di un panorama. Come sottolineato, esistono varie tecniche per classificare l’importanza relativa di un paesaggio e degli elementi in esso. Se il valore debba essere classificato oggettivamente o soggettivamente, è ambito di tensione fra i diversi approcci.
Pochi dei sistemi esistenti affrontano in modo comprensivo tutti i valori potenzialmente significativi. Fra i criteri di significatività utilizzati come parte si un sistema gerarchico di classificazione, negli studi esistenti, ci sono:
• qualità scenica, determinata in modo scientifico, o attraverso la percezione della comunità, o in entrambi i modi
• scarsità, la relativa unicità di un tipo di paesaggio o elemento
• frequentazione e riconoscimento, quanto il pubblico è attratto da un paesaggio, e quante persone e di che tipi ci vanno
• visibilità, il numero di persone che osservano un paesaggio, e da dove lo osservano
• frequenza della rappresentazione artistica, inclusi lavori scritti o visivi, livello di riconoscimento dell’oggetto nei lavori, rapporto dell’artista con un luogo.
È pure rilevante il problema dei limiti di una valutazione paesaggistica. Appare essenziale sviluppare criteri standard per valutazioni solide e ripetibili sui valori paesistici per la localizzazione di impianti eolici nei vari stati e regioni.

Come procedere? Si devono portare a termine valutazioni paesaggistiche per tutte le aree dove è presente la risorsa vento?

Esiste crescente consapevolezza che la valutazione paesistica a scala regionale sia essenziale per comprendere i valori relativi dei paesaggi. L’importanza delle varie caratteristiche dipende in gran parte dalla comprensione del significato relativo di un paesaggio, o di un tipo di paesaggio. Nello stesso modo in cui sono disponibili informazioni su presenza o scarsità di specie e associazioni vegetali a livello regionale, statale e nazionale, anche una valutazione strategica dei valori di paesaggio ha le potenzialità di misurarne il significato.
Al momento, gli impatti paesaggistici delle wind farms sono valutati caso per caso, come risposta a richieste di nuovi impianti. Nonostante ciò sia essenziale per ricostruire gli specifici impatti di un progetto, in assenza di un quadro regionale di contesto dei significati relativi dei paesaggi non è possibile classificare questi impatti. In più, l’impossibilità di individuare i paesaggi particolarmente significativi può determinare conflitti non necessari, e incertezze nella realizzazione degli impianti.
Alcuni governi statali hanno individuato particolari aree, come i parchi nazionali, inadatte per insediamenti di impianti eolici. Le valutazioni paesaggistiche in tali casi possono essere inutili, o ridondanti. Dato che alcuni impatti sono inevitabili, quando si realizza una wind farm, e dato che esistono piani statali, nazionali e internazionali di promozione dell’energia eolica come fonte rinnovabile, i processi di pianificazione devono tener conto planning della necessità di equilibrare le politiche di alto livello relative agli impianti eolici, col desiderio di tutelare i paesaggi.

Nota: il documento integrale e originale (con l’intero testo, le bibliografie, e soprattutto le Appendici metodologiche e di rilevamento) è scaricabile in file PDF dal sito di uno dei due enti responsabili, l’Austrialian Council of National Trusts (f.b.)

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Maurizio Rovini
Non è la prima volta che assistiamo all' entusiasmo, sostenuto da soldi pubblici, per fonti di energia etichettate come rinnovabili e pulite. Si scopre poi che inquinano, sottraggono risorse, arricchiscono qualche azienda, impoveriscono la popolazione, ma gli investimenti continuano e neanche la scusa occupazionale è rilevante. Sempre vilipesi sono gli interessi collettivi! (i.b.)
Diego Motta
Avvenire, 18 gennaio 2018. Prosegue la lottacontro un attentato al paesaggio e alla stabilito geologica dell'intera dorsale appenninica. vedi riferimenti in calce
Sergio Rizzo
«Défilé di politici, ricchi buffet e vecchie glorie in mostra, da Leonardo a Enrico Fermi. Eppure alla fiera internazionale in Kazakistan siamo l’unico Paese senza un progetto».
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Redazione di Eddyburg
Il sito è ancora in versione provvisoria, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Redazione di Eddyburg
L'incontro ha come scopo la presentazione della versione italiana del toolkit anti-gentrification di Sandra Annunziata, e vedrá la partecipazione di esperti e rappresentanti dei movimenti di lotta per la casa che discuteranno assieme del manuale e della sua applicazione nel contesto italiano. Sarà possibile seguire l'evento in streaming live sulla pagina facebook di ETICity
Eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della II Sessione del convegno "Una comunità di intenti" con testimonianze di Maria Cristina Gibelli, Marco Borghi, Federica Ruspio, Tomaso Montanari, Ilaria Agostini, Anna Maria Bianchi, Maria Paola Morittu, Elisabetta Forni, Piero Cavalcoli, Lidia Fersuoch, Oscar Mancini, Paolo Cacciari e Ilaria Boniburini.
Ilaria Boniburini
Sabato 3 ottobre scorso le paratie del Mose sono state azionate e Venezia è rimasta all’asciutto. Una rassegna di articoli per comprendere, al di là della propaganda ufficiale delle istituzioni, le criticità ancora tutte da risolvere e gli effetti negativi di questa mastodontica grande opera.Nell'immagine la spalla del Mose alla Bocca di Malomocco (immagine dell'autrice).
Comitato No Grandi Navi- Laguna Bene Com
In questo comunicato vengono riassunte le gravi criticità del MoSE e le rivendicazioni di una comunità di cittadini, scienziati ed esperti per una efficace salvaguardia della Laguna di Venezia e della sua città.
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