Costa Brava, le ruspe di Zapatero
Alessandro Oppes


MADRID - Zapatero dichiara guerra al mattone selvaggio. Dopo decenni di cementificazione delle coste, il governo spagnolo ha deciso di porre non solo uno «stop» alle nuove costruzioni, ma si è impegnato anche ad abbattere gli edifici fuorilegge. Si comincerà dalla Costa Brava, il litorale della Catalogna, che proprio in seguito all´edificazione su larga scala di hotel e villaggi turistici, ha registrato un incontenibile boom turistico a partire dagli anni Sessanta e Settanta. Ma l´esecutivo socialista non ha intenzione di fermarsi a questa fascia del litorale: la cementificazione selvaggia delle coste è un fenomeno che interessa da tempo (soprattutto gli ultimi vent´anni), la Costa del Sol in Andalusia (da Torremolinos a Marbella), e il litorale della Comunità Valenziana (con Benidorm e, in tempi più recenti, villaggi-vacanze come Marina d´Or).
Lo strumento che Zapatero ha deciso di utilizzare per affermare l´urgenza di un intervento di risanamento delle coste è un rapporto accuratissimo affidato al Ministero dell´Ambiente: «Strategia per la sostenibilità» fissa misure drastiche, per cominciare, soprattutto per la parte settentrionale della costa di Barcellona e quella meridionale della provincia di Gerona. Per Madrid non è sufficiente la decisione della Generalitat, l´esecutivo regionale catalano, di blindare una parte della costa bloccando l´edificazione di nuovi insediamenti turistici. Il governo socialista fa un passo più lungo: prevede un piano per l´abbattimento di edifici che non sono stati costruiti nel rispetto delle norme e propone la sospensione di piani di costruzione già varati ma non ancora realizzati. Nel mirino del governo, il cemento che ha provocato lo scempio delle coste occupando i terreni a meno di 500 metri dal mare.
Sulla Costa Brava e nella zona del Maresme, potrebbero presto sparire decine di alberghi, ristoranti, camping, edifici costruiti per essere affittati nella stagione estiva ai vacanzieri di tutta Europa. Una «guerra al cemento» che potrebbe presto restituire al litorale catalano il volto che aveva alcuni decenni fa, prima che cominciasse l´assalto urbanistico. Molti dei palazzi in questione vennero edificati tra gli anni ‘60 e ‘70, prima dell´approvazione della Legge sulle Coste, un periodo che ha contribuito a fare della Spagna una delle destinazioni preferite dai turisti di tutto il continente. Ma il ministero dell´Ambiente, nella sua operazione di risanamento, ha in mente anche un altro obiettivo: quello di smantellare una serie di porti turistici nel momento in cui scadrà la concessione che avevano ottenuto dalle autorità regionali.
Per il momento, il piano del governo riguarda 260 chilometri di costa catalana. Ma presto la guerra al mattone potrebbe essere estesa al resto della Spagna.

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