Traiettorie nei paesaggi contemporanei
Fabrizio Bottini
“Avere il territorio come alleato vuol dire saper usare con intelligenza le sue irregolarità, i suoi punti alti e bassi, le sue curve, i suoi passaggi fissi e segreti, le zone abbandonate, le sue alture, ecc. traendo il massimo da tutto questo per il vantaggio delle azioni” (Carlos Marighella, Piccolo Manuale della Guerriglia Urbana)

E naturalmente non solo alla guerriglia urbana, è utile “avere il territorio come alleato”.
Ci sono molti modi per attraversare il territorio, il paesaggio, e altrettanti per riportarne impressioni, suggestioni, informazioni: dal pellegrino con bastone e blocchetto per appunti/schizzi, al regista della pellicola on the road, alla fantozziana famigliola che immortala l’annuale transumanza da casa al campeggio.
Ai partecipanti alla Scuola estiva di Eddyburg, che si è tenuta quest’anno al castello di Corigliano d’Otranto, è stato proposto di cercare di unire la lenta sistematicità del pellegrino coi suoi acquerelli, al fluire continuo del racconto parallelo alla strada, tipo Easy Rider, o più autarchicamente Il Sorpasso, o la bozzettistica naïve delle diapositive delle vacanze, spesso ricche di informazioni sparse che basta saper evidenziare. Obiettivo: alimentare con una “materia seconda” autoprodotta, una riflessione sia personale che collettiva, il percorso di apprendimento e scambio proposto dalla Scuola.




Ma che sarà mai, una traiettoria nel paesaggio contemporaneo?
Sin dai primi vagiti novecenteschi dell’approccio della pianificazione territoriale ai temi della tutela del paesaggio, tutti sottolineano come si tratti di entità in costante mutamento ed evoluzione: vuoi per le lente trasformazioni dei suoi elementi naturali e/o legati all’agricoltura, vuoi per gli interventi più o meno vistosi dell’uomo in termini edilizi e infrastrutturali, vuoi infine per la particolare prospettiva in cui colloca questo insieme la sensibilità dell’osservatore e il contesto di osservazione.
Una delle prospettive più caratteristicamente “moderne” di osservazione del paesaggio, è senza dubbio quella rappresentata dall’automobile. Senza scomodare il solito Le Corbusier, che privilegiava comunque un paesaggio fruito ad alta velocità e dominato dagli elementi tecnologici delle (sue) architetture e infrastrutture urbane, forse va ricordata la definizione che il fondatore del Touring Club, Luigi Bertarelli dava dei paesaggi inquadrati per la prima volta dal finestrino di un’auto: “la riscoperta della Patria dimenticata”.
Ed è proprio a questo tipo di “riscoperta” che gran parte degli itinerari scelti si sono ispirati.




Paesaggi urbani, metropolitani, dell’insediamento diffuso con qualche brandello di campagna. In qualche modo resi unici e fluidi dai nastri delle arterie di comunicazione, che arrivano a dominare, esplicitamente o implicitamente, sia le immagini che il punto di vista generale delle “traiettorie”. È una modernità certo invadente, e certo di notevole impatto: ma è l’ambiente nel quale siamo immersi, esposto nei termini più quotidiani e meno enfatici possibili.
Con quest’ambiente, piaccia o meno, dobbiamo confrontarci: da studiosi, operatori culturali, divulgatori, ma prima ancora da cittadini.

I risultati delle “traiettorie” riportati in questa cartella sono organizzati secondo un testo illustrato, che restituisce le riflessioni sui paesaggi attraversati, e una serie di materiali scaricabili, composti dagli scatti fotografici “in tempo reale”, con brevi didascalie e materiali di orientamento.
Come dicono sempre i critici cinematografici: buona visione.

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