I Municipi requisiscono 244 appartamenti
Mariagrazia Gerina
Nella più che decennale assenza di una politica della casa, iniziativa drammatica per tamponare un problema drammatico. Dala Repubblica, ed. Roma, 12 ottobre 2007


COME UN EDITTO MEDIEVALE, ne dà lettura pubblica l’araldo di Action: «Il presidente vista la grave situazione di emergenza sociale in materia abitativa...», scandisce al megafono il responsabile dell’Agenzia dei diritti, Andrea Alzetta, detto Tarzan,
che legge una dopo l’altra le cinque pagine di ordinanza firmate dal mini-sindaco del decimo municipio Sandro Medici fino al punto finale: «Il presidente ordina con effetto immediato la requisizione degli alloggi attualmente in uso agli inquilini...». «Si tratta di un prolungamento coattivo dell’attuale contratto», spiega Medici, già assolto dalla Cassazione per le requisizioni vere e proprie a cui era già ricorso in passato. Gli inquilini continueranno a pagare affitto e penale d’occupazione. Applaude la piccola folla radunata davanti al 33 di via Statilio Ottato, traversa di via Tuscolana. Uno degli stabili dove sono scattate le 244 «requisizioni» targate Rifondazione: «Strumento estremo», dicono i presidenti del Prc, Susi Fantino, del IX municipio, e Andrea Catarci, dell’XI, che, a pochi giorni dalla scadenza del blocco degli sfratti e in assenza di nuova proroga, hanno firmato ordinanze simili a quelle di Medici, che da solo ne ha firmate 8 per un totale di 212 requisizioni. «Anche ad altri livelli potrebbero prendere in considerazione questo esempio», rilancia il segretario romano Massimiliano Smeriglio.
«Appartamenti requisiti dal presidente del X municipio», recita lo stendardo che campeggia sulla facciata di via Ottato. Una palazzina con le veneziane ai balconi e i panni stesi. Appesi qua e là cartelli che invocano il passaggio da «casa a casa», promesso dalla legge 9 del febbraio scorso (che finalmente ha rimesso in campo un piano per la casa) e poi di nuovo dal decreto fiscale del 2 ottobre che a questo scopo ha stanziato 550 milioni di euro (il piano straordinario). Ma le «garanzie» rischiano di restare lettera morta. L’ultimo stop agli sfratti deciso 8 mesi fa scade infatti il 14 ottobre e da lunedì a Roma circa 3 mila sfrattati, considerati particolarmente fragili perché anziani, disabili, con basso reddito, potrebbero ritrovarsi con l’ufficiale giudiziaro alla porta. Mentre il «piano staordinario» per dare loro un’altra casa è ancora «in itinere».
Per il Lazio ci sono 55 milioni di euro. Si tratta di fondi straordinari, da impiegare subito (o mai più) per approntare misure d’emergenza. E la Regione, che ancora non ha provveduto a farlo, dovrà indicare entro il 22 ottobre ai ministeri delle Infrastrutture e della Solidarietà sociale come intende spenderli. Oggi l’assessore Minelli farà partire una lettera in cui indicherà le priorità del Campidoglio: acquisto di case dagli enti, cambi di destinazione d’uso, centri d’assistenza. Ma i tempi sono stretti.
«C’è un solo modo per evitare che la requisizione diventi paradossalmente l’unico strumento d’intervento», spiegano gli assessori di nove città tra cui Roma. E lo stesso sindaco Walter Veltroni invoca la «proroga» in una lettera indirizzata al prefetto Mosca, a cui il sindaco chiede di «promuovere presso il Governo» un ulteriore stop agli sfratti.

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