Salvo il Parco della Caffarella, nell’ambito dell’Appia Antica
Paolo Grassi
Mentre ne scompare un protagonista, nasce il parco della Ninfa Egeria. Una cronaca commossa di entrambi gli eventi, scritta per eddyburg il 27 febbraio 2007
Non pensavo proprio, il 23 febbraio scorso, che l’invito a scrivere per eddyburg un aggiornamento sull’esproprio della Caffarella, a me rivolto da Maria Pia Guermandi incontrata all’inaugurazione dell’emozionante mostra di Palazzo Massimo “I segni del potere”, si dovesse tradurre in un tristissimo necrologio. Tanto più che in quell’occasione avevamo in tanti potuto congratularci con Adriano La Regina per la notizia della sua nomina a presidente del Parco dell’Appia Antica, attesa assurdamente da tanto, troppo tempo.

È morto prematuramente questa notte Mario Leigheb, fondatore e principale animatore, appassionato, intelligente, infaticabile, del Comitato per il Parco della Caffarella, che costituì nel 1984 insieme ad un gruppo di giovani di allora “con l’obiettivo dell’esproprio dell’area per la realizzazione del parco pubblico all’interno del più vasto progetto del parco dell’Appia Antica”. A lui soprattutto si deve, e dovrebbe essere dedicata, la recentissima vittoria conseguita, sul filo di lana, per segnare un’importante tappa nel perseguimento di questo strategico obiettivo.

Il 21 febbraio, infatti, si era tenuta al Teatro Orione una tavola rotonda annunciata con un manifesto eloquente: sotto il titolo “quale futuro per il Parco della Caffarella” c’era una bella foto del cosiddetto bosco sacro di Egeria sul quale campeggiavano quattro grandi e inquietanti punti interrogativi.

L’allarme consisteva nel fatto che l’esproprio, avviato sulla base di una delibera del 1996 e siglato il 3 marzo del 2005 dal sindaco Veltroni (40 ettari di terreno ed alcuni edifici, tra cui il casale rinascimentale della Vaccareccia, perno della storica tenuta dei Caffarelli, poi passata ai Pallavici, quindi ai Torlonia e, in gran parte, ai Gerini) potesse dissolversi con la retrocessione ai privati per mancata presa di possesso da parte del Comune entro due anni, quindi il 3 marzo prossimo. I relativi atti formali risultavano infatti programmati secondo un calendario che scavalcava tale data, suscitando la fortissima preoccupazione che si offrisse così un favorevole fianco a quella solita mole di ricorsi capaci di affossare l’esproprio per vizio procedurale. Ciò era già avvenuto con la prima delibera di esproprio della Caffarella, approvata addirittura nel 1972, dopo la quale si era dovuto attendere il Giubileo del 2000 per ottenere una prima realizzazione di 77 ettari di parco.

Personalmente tale delibera me l’ero trovata sui tavoli del Consiglio della IX Circoscrizione, di cui allora facevo parte, e le speranze erano state davvero tante, così come man mano, in seguito, le delusioni. Nel 1976 si apriva il periodo delle giunte di sinistra e Vittoria Calzolari coordinava la prima proposta organica per il Parco dell’Appia. Poi quelle giunte si esaurivano, cadevano nel 1985 per lasciare il passo ai sindaci Signorello, Giubilo, Carraro, quindi a Rutelli e Veltroni. Intanto era nato il comitato di cui Mario è stato la vera anima e che perciò ha attraversato le più varie stagioni politiche amministrative costituendo un pungolo continuo per amministratori di ogni parte politica. Questo sempre con coerenza di obiettivi e con uno spiccato senso di autonomia, capace di parlare a testa alta di fronte a chiunque, anche per il supporto di un’ampia partecipazione popolare e il coinvolgimento di alte personalità della cultura in una miriade di iniziative: dalle denunce di abusi e inadempienze, alla sollecitazione di interventi, all’elaborazione di proposte, al costante impegno nell’offrire a tutti i cittadini romani efficaci stimoli culturali attraverso sistematiche visite guidate al patrimonio archeologico e naturalistico della Caffarella e di tutto ciò ad essa connesso, come le Mura Aureliane, le Tombe Latine, gli Acquedotti. Inoltre: produzione di pubblicazioni e il costante aggiornamento di un sito web sul quale si può trovare proprio tutto in merito alla Caffarella, compreso un parco virtuale letterario.

Il giorno della suddetta tavola rotonda è stato attraversato dalla commozione, perché non c’era persona che non avesse conosciuto Mario, del cui male incurabile si sapeva anche se si sperava ancora: dai professori Vittoria Calzolari e Carlo Blasi, a Rita Paris della Soprintendenza Archeologia, ai presidenti del IX, X e XI Municipio, a tutti gli altri.

Ho avuto il compito di coordinarla e voglio segnalare che nell’introduzione, oltre ad indicare sommariamente i “capitoli” principali di quel grande libro che si aprì per il Parco dell’Appia Antica nel 1965 col decreto di approvazione del Piano regolatore di Roma ad opera dell’allora ministro socialista Giacomo Mancini e sulla spinta di personalità come, tra gli altri, Antonio Cederna, ho voluto fare un accenno alla recentissima proposta di legge presentata in Parlamento e perorata in eddyburg sui “princìpi fondamentali” in materia urbanistica, in particolare per quanto riguarda i vincoli e gli espropri.

Durante la tavola rotonda l’assessore comunale all’Ambiente, Dario Esposito, ha dato lettura di una lettera con cui il sindaco Veltroni decideva di attuare la presa di possesso degli immobili della Caffarella entro il 28 febbraio, aprendo così un nuovo capitolo: quello dei restauri e della gestione di tutti i beni. L’assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri, intervenuto quasi a fine serata, ha espresso a sua volta un particolare impegno, anche per impedire che, dopo la definitiva acquisizione, si crei una specie di terra di nessuno che riproponga pericoli vari.

Erano corse voci che fino all’ultimo momento ci fosse chi, in Giunta, non condividesse l’esproprio e propendesse invece per accordi con la Fondazione Gerini, attribuendo ad essa perfino la programmazione degli interventi e la gestione degli immobili.

Almeno per ora il pericolo sembra sventato e oggi, 27 febbraio, giunge notizia che è stata finalmente attuata la presa di possesso del casale della Vaccareccia. È molto triste, ma emblematico che ciò sia avvenuto il giorno stesso della morte di Mario Leigheb, che si è battuto per più di venti anni per ottenere questo risultato. Ma possibile che i tempi per realizzare obiettivi di tale genere siano così lunghi e irti di difficoltà, mentre tante “operazioni immobiliari”, spesso nefaste, hanno la velocità della luce?

La riproduzione dell'acquerello di Ettore Roesler Franz è tratta dal sito http://www.ettoreroeslerfranz.com/ViaAppia/ViaAppiaHomePage.htm

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Anna Maria Bianchi Missaglia
Emergenza cultura, 1 luglio 2018. L'Appia Antica è sia un'area archeologica sia un'area naturale protetta. La Regione Lazio sta per approvare il piano del parco naturale, ma senza coordinarlo - come invece dovrebbe - con il piano paesaggistico. (m.b.)
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