Le Eolie fuori dai siti Unesco
Vincenzo Chierchia
«Incendi estivi, trivelle in Val di Noto, abusivismo sulla Costiera amalfitana o in Val d'Orcia, emergenza spazzatura a Napoli. La misura è colma. L'Unesco ha messo in mora l'Italia. Se non facciamo nulla sul fronte della difesa dell'ambiente e del territorio, nel 2008 dovremo cominciare a digerire la prima esclusione di un sito dalla lista del patrimonio dell'umanità Perderemo la leadership mondiale che abbiamo oggi, perché non sappiamo difenderla. La Spagna, che è seconda, è pronta a sorpassarci». È profondamente amareggiato Giovanni Puglisi, 62 anni, rettore dell'Università Iulm di Milano e presidente della Commissione nazionale Unesco per l'Italia. E a sentire le sue parole si ha la netta impressione che il livello di fiducia dell'Unesco verso l'Italia (che ha 41 siti patrimonio dell'umanità contro i 40 della Spagna) sia in caduta. Proprio ieri il Governo ha scelto Napoli come candidata a ospitare nel 2013 il Forum Unesco delle culture.
Presidente, quale sito italiano va verso l'espulsione dal patrimonio mondiale dell'umanità?
Si tratta delle Isole Eolie, che sono state introdotte nella Lista nel 2000. Da allora in avanti le prescrizioni dell'Unesco, gli accordi che accompagnano il riconoscimento, non sono state rispettati. In pratica, la cava di pomice di Lipari non è stata chiusa, mentre è in via di realizzazione un maxiporto turistico non contemplato dagli accordi. Le Eolie a giugno 2008 vanno fuori dalla lista dei siti Unesco. A meno di ardui recuperi in extremis, ma non ne vedo.
Una brutta bocciatura per il nostro Paese.
Troppi i segnali inquietanti. Basti pensare che il 2007 è stato il primo anno in cui l'Italia non ha ottenuto alcun nuovo ingresso di siti nella lista mondiale. È stata una situazione difficile, penosa. La potrei definire una sberla.
Cosa è successo?
L'Italia è stata invitata ritirare la candidatura delle Dolomiti, mentre quella della Valnerina non è stata più presentata in extremis.
Sulle Dolomiti uno scivolone imperdonabile.
Quando gli esperti dell'Unesco hanno esaminato la candidatura delle Dolomiti e si sono recati in loco hanno trovato una situazione troppo confusa sul piano gestionale.
E la Valnerina?
La Cascata delle Marmore è splendida. Ma ci è stato fatto capire che l'Italia avrebbe dovuto scegliere, prima di formalizzare la candidatura, tra la prosecuzione della produzione di energia elettrica e la difesa del territorio.
Napoli rischia?
Sicuramente sì, ho scritto tante volte a Bassolino e alla Iervolino. Nessuno si rende conto che il centro di Napoli oggi umiliato dall'emergenza rifiuti, appartiene all'intera umanità. Ho segnalato il degrado anche alla Presidenza della Repubblica. Il paradosso è in Costiera amalfitana: ci sono più richieste di condoni degli stessi abitanti.
E le trivelle in Val di Noto?
Il governatore Cuffaro ha i poteri per intervenire subito e bloccare tutto per sempre. Meglio un atto preciso e rapido, ora, che imbarcarsi nel varo di una legge regionale, che porterebbe via del tempo. La Sicilia deve decidere. Una revoca immediata della concessione a effettuare trivellazioni petrolifere, cui la recente sentenza del Tar lascia aperta la porta, è un atto indispensabile per dare un segnale forte e chiaro anche su altre questioni importanti ancora aperte nell'isola.
Quali?
Mi riferisco in particolare all'area di Porto Empedocle, limitrofa alla Valle dei Templi, l'area archeologica di Agrigento inserita nel patrimonio dell'umanità nel 1997. La realizzazione di un impianto di rigassificazione a Porto Empedocle crea problemi gravissimi.

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