Appia antica, scempio continuo è l´ora dei centri commerciali
Renata Mambelli
Nell'intervista ad Adriano La Regina, la situazione di stallo del Parco dell'Appia e alcune proposte. Da la Repubblica, ed. Roma, 13 luglio 2007 (m.p.g.)
Oggi il Consiglio Comunale di Marino ha all´ordine del giorno due diverse proposte di lottizzazione nella zona di Santa Maria della Mole, zona che dovrebbe rientrare nell´ampliamento del Parco dell´Appia il cui disegno di legge da due anni è fermo alla Regione. Se le proposte verranno approvate, due nuovi centri commerciali sorgeranno in quello che avrebbe dovuto diventare il parco archeologico d´eccellenza lungo l´antica strada consolare. È solo l´ultimo episodio di uno stillicidio di lottizzazioni che sta snaturando il progetto avviato con la creazione del Parco dell´Appia e il suo presidente, Adriano La Regina, non nasconde la sua preoccupazione:
«Questo Parco sembra interessare molto poco: non esce dalla condizione di crisi in cui l´ho trovato. L´ho detto sin dal giorno dell´investitura: la condizione per la mia permanenza era che si desse luogo all´ampliamento del Parco, passando dagli attuali 3500 ettari a 5000 ettari. Sulla base della prospettiva di questi 1500 ettari in più si poteva pensare ad una valorizzazione del Parco: se invece resta così com´è non vale la pena di impegnarsi».
Ce l´ha col comune di Marino?
«Il comune di Marino sta procedendo tranquillamente come un carro armato, insofferente di ogni norma di attenzione, alla trasformazione di zone pregiate del territorio che dovrebbe entrare a far parte del parco. Ma è l´ultimo anello della catena. Questo succede perché la Regione Lazio tiene da due anni nel cassetto il disegno di legge sull´ampliamento del Parco. Continuando così, con questa lentezza, quando la legge andrà in discussione non servirà più. Questo letargo, a voler essere cattivi, potrebbe essere inteso quasi come voglia di lasciar correre».
Quale altro Comune è interessato all´ampliamento?
«Il Comune di Ciampino e quello di Roma. E anche il Comune di Roma ha responsabilità nello stato di degrado del Parco, nonostante i molti appelli che ho lanciato in passato».
Perché?
«Perché l´Appia Antica oggi è impraticabile a causa del traffico che è infernale, con un inquinamento altissimo, devastante sia per i beni archeologici che per la gente che li visita. Non è possibile nemmeno andare a fare una passeggiata da Porta San Sebastiano all´Appia, si rischia di essere investiti. E si tratta per il 90% di traffico di attraversamento. La soluzione ci sarebbe: non chiudere l´area alle macchine ma proibire solo il traffico di attraversamento».
In che modo?
«Oggi con le telecamere e con i mezzi che si hanno si può selezionare il traffico di attraversamento da quello locale, quello cioè di chi va in un ristorante, oppure a vedere un monumento. Basta controllare le targhe, in entrata e in uscita. Chi entra da Porta San Sebastiano ed esce a Ciampino, o viceversa, non è andato a far visita a un amico, ma ha solo scelto quella strada perché è più corta. È un intervento che il Comune di Roma dovrebbe studiare».
I Comuni, la Regione: sono loro i responsabili del mancato decollo del parco dell´Appia?
«No, ha le sue responsabilità anche il ministero per i Beni culturali, che ha la facoltà di imporre una tutela per i beni archeologici e ambientali, e, quanto a questi ultimi, ha le stesse responsabilità anche il ministero dell´ambiente. Bisognerebbe che ognuno facesse la sua parte, nelle diverse competenze, in sede comunale, regionale e statale. Ma l´importante è uscire da quest´inerzia, non ha senso lasciar rovinare così il progetto del parco».

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