Legambiente contro Di Pietro
Giacomo Russo Spena
La denuncia degli ambientalisti: in assoluta continuità rispetto alle politiche di Lunardi in Italia le infrastrutture significano solo autostrade. Da il manifesto, 6 luglio 2007 (m.p.g.)
«A più di dodici mesi dall'elezione di Prodi sono mancati del tutto segnali di discontinuità con il governo Berlusconi». Duro e severo l'attacco di Legambiente, che ha presentato a Roma un dossier sulla situazione delle politiche infrastrutturali del paese.
A essere preso di mira è il ministro di competenza, Antonio Di Pietro, «l'uomo delle autostrade». Colui che considera «carta stralcia il programma dell'Unione, che prevede un'alternativa al fallimento della Legge Obiettivo di Lunardi (ministro ai tempi del cavaliere), confermando il 77% dell'investimento finanziario complessivo per le opere già avviate dall'esecutivo precedente». Meglio, una sola novità c'è: il no al Ponte sullo Stretto. Ma - spiegano - per il resto si marcia sulla stessa via, meglio se di cemento.
Gli ambientalisti non usano mezzi termini per bocciare anche la lista di opere presentata da Di Pietro in un allegato al Dpef: «Si è dimenticato del Sud, delle città e delle ferrovie». Un elenco di interventi da 118 miliardi di euro, che evidenzia come l'Italia spenda quanto Spagna e Francia per le opere pubbliche. Il problema forse è il modo in cui vengono investiti fondi. Scorrendo, infatti, le voci della lista si scopre che l'Italia ha bisogno soprattutto di oltre 1700 chilometri di nuove autostrade, di cui le più urgenti sono le autostrade del nord, e di maxi-opere, prima tra tutte ovviamente la Tav. Niente ferrovie e treni e poco per le nuove metropolitane.
«Forse il ministro vive su Marte oppure crede che l'Italia si fermi a Napoli». E' sarcastico il commento di Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, che non si capacita dell'attività svolta finora dall'ex pm. «Il problema è che non vede i veri punti di sofferenza del nostro sistema di trasporti: una rete ferroviaria arretrata ed insufficiente, soprattutto al sud, e una domanda di mobilità che si concentra nelle città con un milione e mezzo di pendolari. Per non parlare dell'integrazione modale per offrire un'alternativa al 90% delle merci che viaggia su strada».
Ma il ministro punta su altre priorità: la nuova autostrada Pedemontana Lombarda, il passante di Bologna, la nuova tangenziale est di Milano e, ovviamente, il trasporto su gomma. In seconda battuta però ammette l'urgenza per una serie di lavori anche al sud: l'alta velocità Napoli-Bari, la Palermo-Messina-Catania, per citarne alcune. «Peccato - denuncia ancora Legambiente - che sono solo parole, perché poi per compiere tutte le opere del sud si investono 500 milioni di euro e invece poi se ne stanziano ben 915 per costruire le autostrade della sola Lombardia». Evidente una sproporzione tra nord e sud, che deve fronteggiare una situazione sempre più d'emergenza.
Di Pietro nel suo elenco non cita mai nemmeno il protocollo di Kyoto. Un'altra pecca per Della Seta, che invoca una nuova strategia «per combattere i cambiamenti climatici che vedono negli spostamenti su gomma uno dei principali responsabili». Non a caso pochi mesi fa la Commissione Europea ha bocciato il piano delle emissioni di gas serra (Pna) presentato dal governo e ha fissato limiti più rigidi per i settori industriali, proprio perché il settore trasporti continua ad aumentare le proprie emissioni e non si individua alcuna politica di inversione di tendenza.
Di questo se ne è reso conto il ministro dei Trasporti Bianchi che ritiene indispensabile puntare per il futuro sui trasporti ferroviari e di mare e non sulla gomma. Questa presa di posizione fa gioire il fronte ambientalista che però chiede uno sforzo maggiore: «Bianchi e Pecoraro Scanio devono avere il coraggio di fronteggiare le pessime politiche Di Pietro, per rilanciare una vera politica infrastrutturale nel paese». Questa la loro ancora di salvezza.

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